Intervento record salva bimbo nato prematuro: “Pesava un chilo e aveva una grave cardiopatia”

Un intervento record al Bambino Gesù di Roma ha permesso a un bimbo nato prematuro, di appena un chilo, di prendere tempo per curare una grave forma di cardiopatia. È il bambino più piccolo al mondo trattato con questa strategia.

Giorgia Fazio
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Un bimbo nato prematuro è stato salvato grazie a un intervento record eseguito dal team del Bambino Gesù di Roma. Il piccolo, venuto al mondo alla 29esima settimana, presentava una grave cardiopatia, impossibile da operare. I medici, riporta “RomaToday”, hanno quindi optato per un’innovativa procedura mininvasiva, eseguita per via transcatetere.

Si tratta del bambino più piccolo al mondo trattato con questa strategia. L’operazione è stata condotta dalla squadra dell’Unità operativa complessa di Cardiologia interventistica guidata dal dottor Gianfranco Butera, che ha permesso di stabilizzare il neonato e di farlo crescere in attesa dell’intervento cardiochirurgico risolutivo.

Intervento record su un bambino di un chilo

Intervento

Pesava appena un chilo il bimbo nato prematuro, in Sardegna, alla 29esima settimana e salvato presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il piccolo, riporta “RomaToday”, soffriva di una grave cardiopatia congenita che, insieme alla prematurità, rendeva impossibile l’intervento chirurgico. I medici romani, quindi, hanno optato per un’innovativa procedura mininvasiva eseguita interamente per via transcatetere.

La situazione, infatti, era particolarmente complessa, in quanto alcune cardiopatie congenite gravi, nei primi giorni di vita, possono rendere più difficile al sangue di raggiungere l’aorta e quindi il resto dell’organismo, mentre una quantità eccessiva può arrivare ai polmoni, sovraccaricandoli. Se si aggiunge il peso estremamente basso del paziente, un eventuale intervento cardiochirurgico tradizionale avrebbe comportato rischi proibitivi.

Per il piccolo paziente, trasferito dalla Sardegna a Roma, bisognava trovare una soluzione alternativa che gli permettesse di crescere fino a poter affrontare la cardiochirurgia. La soluzione è stata trovata nella cardiologia interventistica. È stato posizionato uno stent nel dotto arterioso per mantenerlo aperto e garantire un adeguato flusso di sangue verso l’aorta. Nel frattempo, nelle arterie polmonari sono stati impiantati due speciali dispositivi, i pulmonary flow regulators, uno a destra e uno a sinistra.

Questi “tappi”, dotati di una membrana con una piccola apertura, permettono al sangue di continuare a raggiungere i polmoni, ma in quantità controllata. In questo caso, il bendaggio delle arterie polmonari viene realizzato dall’interno dei vasi e non attraverso un’operazione chirurgica. Di conseguenza, si evince che questa tecnica non risolve il problema, ma permette ai neonati di guadagnare il tempo necessario per crescere e affrontare la cardiochirurgia.

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Come è stato svolto l’intervento

L’intervento è stato svolto dal team dell’Unità operativa complessa di Cardiologia interventistica guidata dal dottor Gianfranco Butera. È stato proprio il medico a spiegare come funziona la tecnica adottata dal Bambino Gesù da circa due anni. Queste le sue parole riprese da “RomaToday”:

In bambini così piccoli la cardiochirurgia può non essere immediatamente praticabile e fino a pochi anni fa le possibilità di trattamento erano estremamente limitate.

Con questa tecnica possiamo intervenire senza aprire il torace, regolando dall’interno dei vasi la quantità di sangue che raggiunge i polmoni e mantenendo contemporaneamente un flusso adeguato verso l’aorta.

Non correggiamo ancora la cardiopatia: creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all’intervento definitivo.

Sono passati circa tre mesi dalla procedura e il percorso del piccolo paziente sembra andare per il meglio, come conferma il dottor Andrea Dotta, responsabile dell’Unità operativa complessa di Terapia intensiva neonatale del Bambino Gesù, dove il bambino è attualmente ricoverato:

Siamo molto soddisfatti del recupero.

È nato gravemente pre-termine, alla 29esima settimana, con un peso di appena un chilo e una cardiopatia molto complessa.

Oggi ha più che raddoppiato il peso, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e si alimenta regolarmente attraverso un sondino.

Anche il quadro neurologico e gastrointestinale è particolarmente confortante.

L’obiettivo successivo è fare in modo che il bimbo raggiunga un peso di circa tre chili, così da consentirgli di sottoporsi all’intervento cardiochirurgico e correggere la cardiopatia. A svolgere le fture operazioni sarà un’équipe multidisciplinare composta da Cardiologia interventistica, Terapia intensiva neonatale, Cardiologia perinatale, Anestesia e rianimazione cardiochirurgica e Cardiochirurgia del Bambino Gesù.

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