Stagione finita per Sinner, come annunciato dallo stesso attraverso un video sui social. Non è ancora stato risolto, infatti, il problema al ginocchio, che sta tenendo fermo il numero uno al mondo dal 12 luglio, ovvero la vittoria a Wimbledon. Come riporta “SkyTg24”, non si sa ancora la natura del dolore, ma si può ipotizzare che si tratti della sindrome della bandelletta ileotibiale, detta anche “ginocchio del corridore”.
Ma come si cura? Il dottor Daniele Mazza, specialista in Ortopedia e Traumatologia e medico della Nazionale Under 21 di calcio maschile, spiega: “Modificare temporaneamente i carichi che provocano dolore, impostare una fisioterapia attiva, […] riprendere gradualmente i gesti sportivi“. Ecco tutto quello che c’è da sapere a riguardo.
Sinner out, cos’è la sindrome della bandelletta?

Jannik Sinner non tornerà in campo prima del 2027 e a comunicarlo è stato lo stesso numero uno al mondo, attraverso un videomessaggio sui social. L’Azzurro, come riporta “SkyTg24”, ha dichiarato: “La stagione è ufficialmente conclusa, con il mio staff abbiamo deciso che il mio ginocchio ha bisogno di un ulteriore trattamento. Devo pensare alla mia carriera a lungo termine e tornare al 100%”. Di conseguenza, niente ATP Finals in programma dal 15 al 22 novembre a Torino, come sperato.
Il motivo per cui il tennista è lontano dai match da quasi tre mesi risiede in un problema al ginocchio di cui non è stata resa nota la natura. Probabilmente, potrebbe trattarsi della sindrome della bandelletta ileotibiale, conosciuta anche come “ginocchio del corridore”. Innanzitutto, la bandelletta ileotibiale è una struttura di tessuto connettivo che attraversa la parte esterna della coscia, dall’anca fino alla parte superiore della tibia, ed è centrale nella stabilità dell’arto durante il movimento.
Nel momento in cui si avverte un dolore nella zona esterna del ginocchio, in presenza di carichi ripetuti, ecco che si presenta la sindrome. Il dottor Daniele Mazza, specialista in Ortopedia e Traumatologia e medico della Nazionale Under 21 di calcio maschile, ha speigato a “SkyTg24”: “Il meccanismo è più complesso del semplice ‘sfregamento’ della bandelletta sull’osso: possono essere coinvolti la compressione dei tessuti locali, la gestione dei carichi e il controllo del movimento“. Per questo, a differenza di quanto si potrebbe pensare leggendo il nome, non colpisce solo i corridori ma anche altri sportivi, sottoposti a frequenti corse o cambi di direzione.
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Come si manifesta e come si cura la sindrome?
Il principale sintomo che caratterizza la sindrome della bandelletta ileotibiale è un dolore localizzato sulla parte esterna del ginocchio. Come fa sapere il dottor Mazza a “SkyTg24”: “Può comparire dopo un certo tempo di attività, aumentare con la ripetizione dei movimenti e attenuarsi riducendo il carico“. Se il fastidio dovesse diventare intenso, l’atleta può essere costretto a interrompere l’allentamento.
Secondo il professor Alessandro Massè, direttore dell’Ortopedia del Cto di Torino, la patologia “ha la tendenza a cronicizzarsi“, motivo per cui è possibile abbia interessato “uno sportivo come Jannik, che spinge il suo fisico all’estremo e per lunghi periodi“. Per affrontare la sindrome, il dottor Mazza precisa, dunque:
Il trattamento è prevalentemente conservativo e va adattato alla persona e allo sport praticato.
Modificare temporaneamente i carichi che provocano dolore, impostare una fisioterapia attiva, con rinforzo dei muscoli dell’anca e dell’arto inferiore e lavoro sul controllo del movimento e, infine, riprendere gradualmente i gesti sportivi, osservando la risposta dei sintomi durante l’attività e nelle ore successive.
Secondo gli specialisti, Sinner non si dovrà sottoporre a un intervento chirurgico, opzione presa in considerazione solo in specifici casi selezionati, ma seguirà degli esercizi di elongazione muscolare, facendo attenzione a non perdere troppo tono muscolare. E per quanto riguarda i tempi di guarigione, il dottor Mazza sottolinea: “Dipende dai sintomi, dai carichi richiesti e dalla risposta alla riabilitazione, quindi non è possibile dedurla dalle notizie sul caso di un singolo atleta“.
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