lunedì, Ottobre 18, 2021

Dall’eutanasia alla cannabis, parte la rivoluzione dei referendum: le posizioni dei partiti

Con l'introduzione della firma digitale, è cominciata ufficialmente la rivoluzione dei referendum: ecco quali saranno i prossimi, cosa prevedono e le posizioni dei partiti.

Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

Rivoluzione dei referendum: anche grazie all’introduzione della firma digitale, in Italia esplodono le iniziative referendarie. Dopo quella per l’eutanasia legale, che già col vecchio metodo era riuscita a raggiungere 500mila adesioni, l’11 settembre è partita la raccolta firme per eliminare il reato di coltivazione della cannabis e rimuovere le pene detentive e amminstrative.

Da un lato, dopo due anni, la discussione sul tema cannabis è finalmente arrivata in Parlamento: l’8 settembre la Camera ha adottato il testo base presentato da Riccardo Magi (+Europa) e Caterina Licatini (M5S) per depenalizzare la coltivazione della cannabis a casa, permettendo di coltivare un massimo di quattro piantine “femmine”, ma aumentando pure le pene da 6 a 10 anni per traffico, detenzione e spaccio. Il voto al testo base ha diviso la maggioranza: da un lato gli eterni contrari, ovvero Lega, FdI, FI e Coraggio Italia, dall’altro i favorevoli, Pd, +Europa, M5S e Leu.

Parallelamente al testo base si lavora, appunto, su un altro fronte, quello del referendum abrogativo sostenuto dall’Associazione Luca Coscioni, il Forum Droghe, Meglio Legale, Antigone e decine di altri movimenti. Ed il risultato di tale iniziativa è stato piuttosto inaspettato: grazie alla possibilità di aderire con firma digitale, dall’11 settembre sono state raccolte 330mila firme in 3 giorni.

Rivoluzione dei referendum, arriva la firma digitale: “Non si dica che saranno troppi e la gente confusa”

L’introduzione della firma digitale per i referendum è stata una vera e propria rivoluzione. Fare politica dal basso, adesso, sarà molto più semplice. Oltre a eutanasia e cannabis, i quesiti della nuova stagione referendaria sono nove (e ne va aggiunto uno sulla caccia). Tra questi, troviamo i sei sulla giustizia promossi dal Partito Radicale e dalla Lega (che comprendono quello per la separazione delle carriere dei pm e l’abolizione della legge Severino). Grazie all’ostinazione di Marco Gentili, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni e malato di Sla, oggi per firmare su Internet basta avere Spid o carta d’identità elettronica (da poco si è aggiunta pure la possibilità di riconoscimento a distanza grazie a una particolare piattaforma).

Rivoluzione dei referendum, arriva la firma digitale: "Non si dica che saranno troppi e la gente confusa"

Gentili ha incontrato il ministro per la Transizione Digitale Vittorio Colao, ma, per ottenere la firma digitale, è stato fondamentale l’emendamento di Magi al Decreto Semplificazioni in Parlamento, che ha accelerato i tempi. Il deputato di +Europa ha definito l’introduzione delle firme online “una rivoluzione”. Poi, ovviamente, le firme dovranno essere verificate in Cassazione e l’ammisibilità dei quesiti appurata dalla Consulta.

Mario Staderini, ex-radicale e fondatore di “Democrazia radicale”, si è sempre battuto per rendere il referendum popolare uno strumento davvero efficiente: da tempo lamentava all’Onu i molti impedimenti che in Italia ostacolavano referendum e leggi di iniziativa popolare. Nel 2019, l’Onu ha confermato le posizioni di Staderini condannando l’Italia per violazione del patto internazionale sui diritti politici. Dopo l’introduzione della firma digitale, il fondatore di “Democrazia Rdicale” ha detto:

La firma digitale ha aperto la gabbia della democrazia con due effetti: far tornare i referendum in mano ai cittadini, sottoscritti direttamente da loro (l’ultimo referendum popolare è del 2011) e imporre nell’agenda politica questioni scomode per i partiti e gli equilibri di potere.

Qualcuno sarà spaventato e tenterà di aumentare il numero di firme a un milione per i referendum abrogativi, magari porre nuove restrizioni. Ma ormai il treno della partecipazione è partito e non si dica che i referendum saranno troppi e la gente confusa.

Rivoluzione dei referendum: dalla cannabis all’eutanasia, ecco cosa pensano i partiti

Cosa pensano i partiti sui referendum riguardanti eutanasia e cannabis?

  • Eutanasia: il referendum è stato promosso dall’Associazione Luca Coscioni, a cui si sono unite altre associazioni e alcuni partiti, come +Europa, Possibile, Radicali italiani e Sinistra Italiana. Il referendum propone di abrogare parte dell’articolo 579 del codice penale, che attualmente punisce l’omicidio del consenziente: in breve, verrebbe concessa l’eutanasia attiva, permettendo al medico di somministrare il farmaco necessario a morire. A livello locale, gruppi consiliari regionali del M5S e del Pd hanno aiutato nella raccolta firme, ma è mancato l’appoggio dei dem a livello nazionale, tanto che molti (specie +Europa) hanno aspramente criticato il silenzio del centro-sinistra. Pd e M5S, in realtà, stanno lavorando su un testo di base per una proposta sul fine vita, appoggiato da LeU, Italia Viva, Azione e +Europa, ma osteggiato da Lega, FdI e FI. A tale testo, comunque, si sono opposti i due promotori del referendum, Marco Cappato e Filomena Gallo, spiegando che il provvedimento agisce solo sull’articolo 580 (non 579) e “non permette la morte volontaria di pazienti che non siano tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale ed esclude l’eutanasia attiva da parte del medico su richiesta del paziente”.
  • Cannabis: il referendum interviene sul Testo Unico in materia di stupefacenti e sostanze psicotrope, toccandone le disposizioni penali e le sanzioni amministrative. Innanzitutto, la proposta è quella di depenalizzare la coltivazione ed eliminare la sospensione della patente di guida oggi prevista per le condotte finalizzate all’uso di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa. Anche nel caso del referendum sulla cannabis, mentre +Europa, Possibile, Radicali italiani, Sinistra Italiana, Potere al Popolo, Rifondazione comunista ed Europa verde si sono espressi a favore, il Pd non ha assunto alcuna posizione ufficiale. Serracchiani, capogruppo dei dem alla Camera, ha giustificato il silenzio affermando che “c’è già un’attività parlamentare che riguarda molti dei temi toccati dal referendum”, ovvero quella per legalizzare la cannabis promossa dalla deputata Pd Enza Bruno Bossio la scorsa legislatura. Il M5S, invece, ha apertamente appoggiato il referendum con un post pubblicato da Grillo, col quale il garante ha chiesto ai suoi elettori di andare a firmare. Contrari alla depenalizzazione sono i soliti noti: FdI, Lega e FI.

Leggi anche: Anche New York legalizza la marijuana, ma quando toccherà all’Italia?

Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

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