giovedì, Dicembre 1, 2022

Reinfezione Covid: quali rischi comporta e perché è ancora importante la prevenzione

Uno studio statunitense ha evidenziato come la reinfezione Covid possa causare diverse problematiche di salute, oltre ad aumentare il rischio di morte. Vediamo cosa si può fare al riguardo.

Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.

Reinfezione Covid. Sono milioni le persone nel mondo che stanno sperimentando infezioni ripetute da SARS-CoV-2.

Secondo uno studio statunitense condotto dal Dipartimento di medicina alla Washington University School of Medicine di St. Louis, e da poco pubblicato su Nature Medicine, le reinfezioni Covid possono aumentare il rischio di gravi problemi di salute e di morte. Ogni infezione aggiuntiva accrescerebbe questo rischio.

Lo studio mira ad analizzare i rischi per la salute derivanti da reinfezione Covid, sia entro i primi 30 giorni dall’aver contratto il virus, sia fino a sei mesi dopo il contagio.

Reinfezione Covid: la ricerca statunitense

reinfezione covid

Gli scienziati hanno utilizzato un database sanitario del Dipartimento per gli affari dei Veterani degli Stati Uniti contenente 5,8 milioni di cartelle cliniche anonime, di cui 5.334.729 partecipanti non avevano registrato nessuna infezione da Covid e facevano parte del gruppo di controllo, 443.588 partecipanti avevano un solo contagio registrato e 40.947 partecipanti avevano avuto reinfezioni.

Dallo studio statunitense si evince che le persone con reinfezione Covid hanno il doppio delle probabilità di morire e 3 volte più probabilità di essere ricoverate in ospedale rispetto a quelle senza reinfezioni. Inoltre gli individui con infezioni ripetute hanno 3 volte e mezzo più probabilità di sviluppare patologie dell’apparato respiratorio, 3 volte di ammalarsi di cardiopatie e 1,6 di sperimentare patologie cerebrali. I rischi sono evidenti nella fase acuta, post acuta e a sei mesi dall’infezione.

Bisogna però considerare che i veterani presi ad esame erano per lo più uomini, molti dei quali anziani, quindi l’attendibilità dello studio non è alta.

L’importanza delle vaccinazioni

Inoltre occorre specificare che senza le vaccinazioni le reinfezioni avrebbero ucciso molta più gente. Bisogna quindi continuare a proteggersi e fare i richiami vaccinali. Il coordinatore dello studio, Ziyad Al-Aly, al riguardo ha così specificato:

La prevenzione dell’infezione e della reinfezione da SARS-CoV-2 dovrebbe continuare a essere l’obiettivo della politica di sanità pubblica.

Reinfezione Covid: lo studio danese e la ricerca italiana

Dello stesso parere anche uno studio danese appena pubblicato sulla rivista Plos Medicine e condotto da un team dello Statens Serum Institut. La ricerca ha confermato come le vaccinazioni hanno offerto fino al 94% di protezione contro la reinfezione nel periodo di diffusione della variante Delta e 60% durante il periodo Omicron, per un periodo di 9 mesi circa.

Anche una ricerca italiana condotta su 18 milioni di pazienti e pubblicata sulla rivista Frontiers in Medicine e coordinata dall’epidemiologo Lamberto Manzoli, direttore della Scuola di Sanità Pubblica e Igiene dell’Università di Bologna, dimostra come la possibilità di reinfezione Covid, e sviluppare una forma grave della malattia, tra i vaccinari sia dimezzata.

Leggi anche: Chi è Nadia, mamma di Selvaggia Lucarelli: “Morta di Covid e compromessi”

Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.

Ultime notizie