La lettera di una prof agli studenti di Pisa: “Scusateci, non siamo riusciti a proteggervi”

Una professoressa del Liceo Russoli di Pisa si rivolge agli studenti colpiti durante gli scontri di venerdì: "Chiediamo scusa ai pochi che hanno preso le botte, ai tanti che guardavano dalle finestre, ai tantissimi che hanno guardato i video".

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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Si continua ad indagare sugli agenti che hanno colpito gli studenti a Pisa durante i cortei pro-Palestina. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a colloquio ieri con CISL, UIL e CGIL, ha rivelato: “È in corso un’indagine che farà piena luce su quello che è accaduto”, ma rassicura che ― data la condotta di alcuni agenti di polizia ― si sia trattato di “casi isolati”.

Però, non si può chiudere gli occhi di fronte a una vicenda che riguarda così da vicino i ragazzi, studenti che stavano dimostrando in quel momento, la loro idea di protesta pacifica. E sono molti i genitori che hanno descritto apertamente le sensazioni provate sulla loro pelle dai propri figli, ma non solo. Anche alcuni insegnanti si schierano dalla parte dei ragazzi, tra cui una professoressa del Liceo artistico Russoli ― davanti a cui sono avvenuti gli scontri ― e in una lettera, pubblicata su “Il Manifesto”, in cui non ha rivelato il suo nome, lancia un appello ben preciso: “Chiediamo scusa ai nostri ragazzi”.

Cosa ha scritto la professoressa del Liceo Russoli di Pisa nella sua lettera?

La professoressa del Liceo Russoli difende i ragazzi che sono stati colpiti durante le manifestazioni dello scorso venerdì: Le ferite passano, le manganellate forse si dimenticano. Le ossa e i muscoli si rimettono a posto. Soprattutto a 15 anni. Quello che non si dimentica è la paura e il sospetto. Di essere dalla parte sbagliata. Di essersi svegliati e di protestare nel modo e nel momento sbagliato”.

Afferma, tra le righe, che è dovere sia di insegnanti sia educatori, sia genitori sia politici proteggere i ragazzi, ma, in questo caso, tutti abbiamo fallito: “Continuiamo a dire che sono apatici, che stanno sempre con la testa china sui social. E quando qualcuno la tira su, quella testa, si becca le manganellate, e si sente dare del maleducato, del non autorizzato. E allora di nuovo giù a guardare i video, a giocare a Fortnite, che fa meno paura delle manganellate. Non siamo riusciti a proteggere i nostri studenti e i nostri figli da questo strano risveglio nella realtà. Li abbiamo lasciati soli”.

La professoressa del Liceo Russoli racconta gli scontri dal suo punto di vista: “Venerdì a Pisa andavo alla manifestazione con i miei studenti con
10 minuti di ritardo, dopo un caffe con un’amica […] Invece già dopo un quarto d’ora avevano preso le prime botte. Gente di prima e seconda liceo, alcuni alla loro prima volta. Caricati con le mani alzate o con le mani a tenere l’ombrello. Manganelli contro ombrelli, che poi, la stiga, erano 6 mesi che non pioveva […] Provo a passare, mi fermano, ma poi dico che sono una prof, mi fanno passare. E lì il delirio. Poliziotti antisommossa, ragazzi che urlano”.

Cosa le hanno confessato alcuni studenti che hanno preso parte ai cortei pro-Palestina?

La professoressa del Liceo Russoli osserva gli scontri proprio fuori dal cancello della sua scuola e prova a parlare con alcuni suoi studenti: Alcuni mi dicono ‘Ci hanno menato’. Provo con una mia collega (senza di te, amica, cosa avrei fatto) a parlare con i poliziotti e capiamo che non c’è margine di trattativa. Siamo chiusi da una parte e dall’altra. […] Prego le prime file di tornare indietro. Non sembrano darmi retta. Allora, chiamo al telefono un mio studente in prima fila. Incredibilmente risponde in tutto questo casino e, piangendo, gli dico di tornare, che hanno aperto”.

Poco dopo la strada diventa libera e, continua la professoressa: “La situazione di stallo è stata sbloccata esclusivamente dal corteo di ragazzini, che non si è arreso, anzi ha vinto. Loro più maturi degli adulti che gli stavano, armati, di fronte”. Ma, “ora che la rabbia, l’indignazione, la paura sono passate rimane la colpa. Dobbiamo chiedere scusa”.

A chi chiede scusa la professoressa del Liceo Russoli nella sua lettera?

Alla fine della lettera, la professoressa del Liceo Russoli di Pisa chiede ancora scusa a tutti gli studenti colpiti negli scontri:

Chiediamo scusa.

Ai pochi che hanno preso le botte. ai tanti che guardavano dalle finestre, ai tantissimi che hanno guardato i video.

A questi ragazzi a cui diciamo sempre di svegliarsi e di lottare per le loro idee, a cui a scuola propiniamo come modelli Dante, Alfieri, Pasolini dicendo di prendere esempio dal loro coraggio e poi, una volta che, sotto la pioggia, decidono di sfilare per diritti che non sono neppure i loro, ecco che li riportiamo alla realtà con le cariche.

[…] Abbiamo davvero perso tutti sotto quella pioggia, d’acqua e di manganelli.

Leggi anche: Pisa, aperta inchiesta su 15 agenti dopo manganellate a studenti: chi è indagato

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