Pensioni, Quota 103: prorogata l’uscita anticipata a 41 anni di contributi

Le priorità per la prossima manovra riguarderanno il Fisco, concentrandosi sulla riduzione delle tasse, mentre per la previdenza sono previsti pochi fondi.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.
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Il Governo Meloni sta valutando la proroga di Quota 103, la misura indotta dal Governo Draghi che prevede l’uscita dal lavoro a 62 anni d’età e 41 anni di contributi. L’opzione nel 2023 potrebbe interessare poco più di 41 mila lavoratori, per una spesa di oltre 2 miliardi nel triennio 2023-2025.

Tra le altre ipotesi allo studio c’è l’introduzione di Quota 41, ipotizzata nel 2024, con cui si arriverebbe alla pensione con 42 anni di contributi, indipendentemente dall’età. Si tratta di un’operazione che premia chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo e costerebbe all’Inps più di 4 miliardi il primo anno, che in dieci anni diverrebbero 75 miliardi, troppi per la maggioranza.

L’intento del Governo è quello di evitare che si torni alla legge Fornero, consistente nel pensionamento a 67 anni di età con 41-42 anni di contributi. La decisione del Governo di temporeggiare rispecchia l’intento di non voler irritare l’Europa, che non prenderebbe bene in questo momento una modifica sulle pensioni.

Quota 103: come funziona e a chi si rivolge

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Per quest’anno e per il prossimo dovrebbe essere prorogata Quota 103. L’opzione nel 2023 potrebbe interessare poco più di 41 mila lavoratori, per una spesa di oltre 2 miliardi nel triennio 2023-2025. Il sistema è funzionale per lo più per i lavoratori garantiti, ossia con carriere lavorative stabili, mentre lo è meno per i giovani e le fasce deboli del sistema previdenziale italiano, comprensive di redditi bassi e carriere discontinue.

Il valore dell’assegno pensionistico non potrà superare il quintuplo della pensione minima, ossia 2.870 euro lordi, limite da rispettare fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, equivalenti a 67 anni con almeno 20 anni di contributi versati. Per chi decide di andare in pensione seguendo questa strada non ci sono altre penalizzazioni se non quella del tetto massimo per il trattamento riconosciuto. In definitiva sulle anzianità acquisite sino al 31 dicembre 1995 si applicherà il sistema contributivo mentre su quelle dal 1 gennaio 1996 l’assegno verrà calcolato solo sui contributi versati.

Chi sceglie Quota 103 tra i 62 e i 67 anni dovrà rinunciare al trattamento superiore a 5 volte l’assegno minimo, mentre dai 67 anni in poi riceverà la pensione spettante in base alla sua situazione contributiva.

Quota 103: differenze tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi

L’Inps ha chiarito, con una dettagliata circolare pubblicata sul sito dell’Istituto, quali sono le modalità per accedere alla pensione anticipata. Si legge nella circolare:

I lavoratori dipendenti da datori di lavoro diversi dalle pubbliche Amministrazioni e i lavoratori autonomi: che hanno maturato i prescritti requisiti entro il 31 dicembre 2022, conseguono il diritto alla prima decorrenza utile del trattamento pensionistico dal 1° aprile 2023;

che maturano i prescritti requisiti a decorrere dal 1° gennaio 2023, conseguono il diritto alla prima decorrenza utile del trattamento pensionistico trascorsi tre mesi dalla maturazione dei requisiti.

Leggi anche: Pensioni da marzo 2023: tutti gli aumenti e calcolo degli importi

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