Chi è Pasquale Bonavota, il “boss bambino” più ricercato d’Italia dopo Messina Denaro

È stato arrestato oggi a Genova Pasquale Bonavota, ricercato inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità. I carabinieri lo hanno seguito e poi fermato in Chiesa.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.
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È stato arrestato Pasquale Bonavota, cinquantenne originario della provincia di Vibo Valencia, accusato di diversi omicidi. L’uomo è noto come il boss bambino perché già a 16 anni, per fronteggiare una faida familiare, girava con la pistola minacciando vendetta contro i rivali.

Bonavota è stato fermato questa mattina a Genova, dove da anni aveva dislocato una cellula dell’ndrangheta, al termine di un’indagine del Ros dei carabinieri in collaborazione con i militari dell’Arma di Vibo Valentia.

Il boss è stato fermato dopo essere entrato nella chiesa di San Lorenzo, la cattedrale del capoluogo ligure. I carabinieri del reparto operativo, coordinati dal colonnello Michele Lastella lo hanno seguito e poi, una volta dentro la chiesa, lo hanno arrestato. Bonavota aveva con sé un documento falso.

Chi era Pasquale Bonavota

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Pasquale Bonavota era nell’elenco dei ricercati più pericolosi d’Italia, insieme al palermitano Giovanni Motisi, il napoletano Renato Cinquegranelle e il sardo Attilio Cubeddu, ed era l’ultimo indagato ancora in libertà a rientrare nell’inchiesta Rinascita-Scott coordinata dal Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, che nel dicembre del 2019 ha portato all’arresto di 334 persone ritenute appartenenti alle strutture dell’ndrangheta della provincia di Vibo Valentia.

Pasquale è considerato la mente mentre suo fratello Domenico il capo dell’ala militare. Il primo infatti, con il ruolo di capo “Società” prendeva le decisioni più importanti e curava gli interessi nella zona di Roma e nei settori del gioco d’azzardo e del traffico di droga. Domenico invece, decideva, pianificava ed eseguiva le attività criminali della cosca come omicidi, estorsioni, rapine e danneggiamenti.

Marisa Manzini, Sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro, in un’intervista a Panorama dello scorso gennaio lo descrive così:

lo ricordo come una persona che assommava le due facce criminale: quella di ‘ndranghetista vecchia maniera, cresciuto all’interno di un clan che aveva fatto della dinamica violenta il leit motiv della propria vita, e quella del rampollo intenzionato ad estendere la propria presenza ben al di fuori dei limiti territoriali del suo comune.

Le cronache lo rintracciano infatti a Carmagnola, nel torinese, dove il clan poteva contare su numerosi accoliti, e a Roma.

Pasquale Bonavota: il processo “Conquista” e la sentenza ribaltata in Corte d’Assise

Di Pasquale Bonavota non si aveva più traccia dal 2018 dopo la condanna all’ergastolo emessa dal gup distrettuale di Catanzaro, al termine del processo celebrato con rito abbreviato nato dall’operazione “Conquista”. In quel frangente Nicola Bonavota e Onofrio Barbieri sono stati arrestati subito e condannati al massimo della pena mentre Domenico Bonavota è stato catturato solo il 6 agosto del 2020.

A novembre del 2021 dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro la sentenza però è stata clamorosamente ribaltata: cancellate le condanne all’ergastolo di Onofrio Barbieri, con pena convertita a 30 anni di carcere, e dei fratelli Nicola e il ricercato Pasquale Bonavota.

La ‘ndrangheta evoluta nelle criptovalute

Le connessioni di Bonavota pare si estendano anche in Ungheria. Il boss infatti è considerato esponente della «’Ndrangheta evoluta», come l’ha definita il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che consiste nell’estendere le proprie connessioni anche a livello internazionale.

In Ungheria l’inchiesta della Procura di Catanzaro ha portato all’arresto dell’uomo d’affari Giovanni Barone con l’accusa di aver messo insieme un impero milionario in combutta con la costa di Bonavota. Nel Paese quest’ultima avrebbe preso il controllo di un istituto di credito per investire in criptovalute e riciclare così i soldi sporchi della droga provenienti dalla Calabria.

Leggi anche: Chi è Rosalia Messina Denaro, la sorella del boss Matteo, arrestata per associazione mafiosa

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