Parkinson, inizio di una nuova era: “Primo pacemaker impiantato in un paziente”

Impiantato a Bologna il primo pacemaker che monitora il movimento in chi è affetto dal morbo di Parkinson. Il paziente dopo l'intervento: "La mia vita è cambiata radicalmente".

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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È stato impiantato il primo pacemaker in grado di monitorare il Parkinson all’IRCCS, l’Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna presso l’Ospedale Bellaria. Il paziente, Gabriele Selmi, è un 66enne originario di Castelfranco Emilia, un ex direttore di banca a cui è stata diagnosticata la malattia 8 mesi fa.

Selmi assume i farmaci per contrastare il Parkinson, svolge regolarmente attività sportiva, e qualche giorno fa, come da lui raccontato a “Repubblica” si è sottoposto all’intervento: “La mia vita è cambiata radicalmente”.

Nel suo petto, infatti, è stato innestato un dispositivo che funziona come un comune pacemaker collegato, però, a due elettrodi posti nei nuclei cerebrali. Cosa succede con tale meccanismo? Vengono inviati in tempo reale gli stimoli in alcune aree del cervello, specialmente quelle che controllano il movimento, monitorando costantemente l’attività motoria.

Quali sono i pazienti affetti Parkinson che potranno sottoporsi a questo intervento?

L’IRCCS dell’Ospedale Bellaria si compone di un’équipe medica che vanta una notevole esperienza nella cura del morbo di Parkinson, composto da neurochirurghi, neuroradiologi, neurologi, neuropsicologi, fisiatri e anestesisti dedicati alla neurostimolazione. Grazie alle nuove tecnologie i pazienti possono tenere sotto controllo la malattia, anche se, come dichiara il neurochirurgo Alfredo Conti, non tutti possono svolgere il tipo di intervento effettuato su Gabriele Selmi:

La stimolazione consente dei grandi benefici, non solo in termini di risoluzione o alleviamento dei sintomi, ma anche la possibilità di ridurre in maniera significativa, all’incirca del 50%, la quantità di farmaci da assumere nel corso della giornata.

Possono essere così evitati i gravi effetti collaterali che sono il vero limite del trattamento farmacologico del morbo di Parkinson.

I pazienti che possono essere i candidati ideali per tale operazione devono essere abbastanza giovani, devono essere cognitivamente integri, e in uno stadio di malattia non particolarmente avanzato.

Inoltre, presso il medesimo reparto dell’Ospedale Bellaria di Bologna sono già stati schedulati altre operazioni, almeno 3 o 4 al mese, come conferma la struttura, che prevedono l’impianto di questo strumento nel petto di altri pazienti.

Come sta oggi il paziente 66enne Gabriele Selmi?

Il paziente cui è stato impiantato il dispositivo analogo a un pacemaker che controlla il Parkinson sta bene: Prima avevo un tremore consistente al braccio destro per tutto il giorno ed era abbastanza invalidante, ora non ce l’ho praticamente più. Riprenderò presto ad andare in piscina e a fare attività motoria senza preoccupazioni ulteriori. Cambierà la vita ad altri pazienti in maniera straordinaria, si possono ottenere grandi risultati”.

La particolarità di questo nuovo dispositivo è la durata maggiore rispetto a un pacemaker normale in quanto è dotato da un sistema di ricarica che funziona col bluetooth: Gabriele Selmi non dovrà sottoporsi a futuri interventi per sostituire le batterie del meccanismo tecnologico.

Inoltre, il 66enne di Castelfranco Emilia ha un sogno: Vorrei attraversare lo Stretto di Messina a nuoto. Sarebbe un punto di arrivo incredibile, vedremo se ce la farò, ma grazie al nuovo pacemaker spero di potercela fare”.

Leggi anche: Chi è Tommaso Caligari, il 17enne che ha creato il Parkinson Detector con l’AI

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