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Non solo Ilva, Taranto non smette di sperare

La città dei due mari tra manifestazioni ambientaliste e progetti di riqualificazione: nonostante le ferite lasciate dall'ex Ilva, Taranto è decisa a rinascere.

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Finita l’euforia per il 1° maggio in riva allo Ionio, è impossibile ripensare a cosa è andato storto a Taranto, una di quelle città che ci ricorda quanto sia difficile far quadrare i conti in Italia. “Dal 1965 cambiano gli attori ma restano i tumori”: è lo striscione che campeggia sotto il palco del famoso concertone, quest’anno organizzato dal Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. Uno slogan che mostra la dolorosa ferita aperta, quella della situazione lavorativa, che dopo anni continua ad essere visibile come fosse una tela di Fontana. I numeri parlano chiaro: Taranto è prima per numero assoluto di malattie cancerogene imputabili all’attività lavorativa. Il mostro ex-Ilva, oggi proprietà della multinazionale indiana Arcelor Mittal, continua imperterrito a mietere tante vittime, tante da poter parlare di “emergenza tumori” nella città dei due mari.

Numeri incredibili, da leggere a denti stretti

La più grande acciaieria d’Europa, l’ex Ilva oggi di proprietà ArcelorMittal.

Secondo l’Osservatorio nazionale amianto, infatti, tra i lavoratori impiegati nello stabilimento ex Ilva di Taranto si registra il 500 per cento di casi di cancro in più rispetto alla media della popolazione generale della città. Dati molto preoccupanti, che fanno il paio con quelli diffusi dall’Istituto superiore di sanità, secondo cui chi vive nei siti contaminati ha un rischio di morte più alto del 4-5 per cento rispetto al resto della popolazione. Il polo siderurgico più grande d’Europa, quindi, continua a produrre inquinamento, a fagocitare il sistema economico locale e a determinare un incremento spaventoso del rischio di tumore sin dalla tenera età. Inoltre, anche a causa della insoddisfacente offerta universitaria presente e dell’ancora minori possibilità di sbocchi lavorativi, i giovani tendono sistematicamente ad emigrare, provocando un effetto a catena negativo per la città e la sua comunità attiva ridotta all’osso.

La resistenza si fa sentire, c’è una luce in fondo al tunnel

Il progetto del parco voluto da Niccolò Fabi, intitolato a sua figlia Olivia.

Leggi anche: Ilva di Taranto: chiudere subito, rinascere in fretta

Nonostante le difficoltà, i limiti, il dramma che centinaia di famiglie vivono tutti i giorni, Taranto c’è e resiste. I tenaci tarantini tentano di organizzarsi autonomamente con esperti e comitati per far sentire il proprio grido feroce contro l’ingiustizia provocata dall’ecomostro. La battaglia è viscerale per la rinascita sia all’interno sia all’esterno: il mondo deve sapere che Taranto non è solo Ilva e morte. Anche in occasione del concertone, è stato presentato sul palco una manifestazione ambientalista che si terrà il 4 maggio. L’intervento di uno dei promotori, Giordano Guarini, spiega il percorso del corteo che partirà da piazza Gesù Divin Lavoratore, al rione Tamburi, nonché uno dei più colpiti dai disagi dell’industria, per raggiungere i cancelli dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal. Oltre alle proteste, ci sono altre notizie che fanno ben sperare per il futuro dell’antica colonia magnogreca. In primis la costruzione a breve del primo parco eolico offshore in Italia e nel Mediterraneo, che potrebbe fare da apri pista anche per una svolta green da dare alla città. Un altro progetto che prende forma, per adesso solo sulla carta, è quello di creare un’area verde, a ridosso dell’ex-Ilva. Il parco, che rappresenterà un’occasione di rinascita per il quartiere Tamburi nel quale sorgerà, è un regalo del cantautore Niccolò Fabi e di Shirin Amini, tramite la fondazione Parole di Lulù. Dopo lunghe trattative, l’ostinazione ha avuto la meglio, e l’intesa con il Comune di Taranto ha permesso l’individuazione dell’area che sarà intitolata a Olivia, la figlia di Fabi morta a due anni nel 2010 per una meningite fulminante. Una realtà, quella del parco che nascerà prossimamente, dedicata ai bambini del quartiere, pensata per loro che sono il futuro della meravigliosa città pugliese.

di Federica Tuseo

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