Nasce la laurea europea: “Gli studenti potranno studiare e lavorare in tutta Europa”

La Commissione europea ha presentato la possibilità, in un breve futuro, di ottenere una laurea europea, un titolo valido in tutto il continente.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.
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Presto sarà possibile ottenere una laurea europea, un titolo valido in tutto il continente, in grado di far muovere gli studenti all’interno dell’Unione Europea, semplificare le carriere dei docenti e migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Non si tratta, quindi, di un titolo di studio conseguito in un Paese e riconosciuto anche negli altri Stati dell’Unione Europea, ma di un percorso concepito come qualcosa di diverso rispetto al passato, che neanche si avvicina alla “doppia laurea”, ovvero il riconoscimento tra atenei gemelli.

Mercoledì 27 marzo, nella fase finale del suo mandato, ha presentato l’iniziativa atta a promuovere la laurea europea, tramite l’ufficio comunicazione dedicato all’istruzione, nella speranza di accelerare il passo verso il titolo federale. La palla passerà al nuovo esecutivo, che si formerà dopo il 9 giugno, ma le basi ormai sono state gettate e il cammino è ben delineato.

Laurea europea: quali vantaggi e a cosa servirà

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La proposta di una laurea europea nasce dalla necessità di semplificare per i giovani, studenti universitari o all’ingresso nel mondo del lavoro, il riconoscimento dei titoli di studio superiore all’estero. Riguardo al progetto di laurea europeo, si legge così nella comunicazione della Commissione Ue:

Ridurrebbe la burocrazia e permetterebbe agli istituti di istruzione superiore di diversi Paesi di cooperare senza soluzione di continuità e di istituire programmi comuni.

Oltre ad “aumentare la mobilità all’interno dell’Ue, migliorare le competenze trasversali degli studenti e rendere i laureati più attraenti per i futuri datori di lavoro”. Mentre la Commissaria europea per l’Istruzione, la Cultura, la Gioventù e lo Sport, Mariya Gabriel ha così commentato la proposta di un titolo di studio riconosciuto in tutta l’Europa, mettendone in risalto i vantaggi:

Con queste proposte, gettiamo le basi per una vera e propria “Laurea Europea” che renderà i nostri sistemi di istruzione superiore più competitivi e aperti a livello internazionale.

I nostri studenti avranno maggiori opportunità di studiare e lavorare in tutta Europa, le loro competenze saranno meglio riconosciute e saranno più competitivi sul mercato del lavoro.

Laurea europea: un approccio graduale

Bruxelles, da parte sua, consiglia un approccio graduale, sapendo bene che l’istruzione è competenza esclusiva degli Stati membri, “in considerazione della diversità dei sistemi di istruzione superiore in Europa”. Per far questo la Commissione propone la creazione di “un’etichetta europea preparatoria”, da assegnare ai programmi di laurea congiunti, per poi passare alla laurea europea che potrebbe essere rilasciata o in modo congiunto tra università di diversi Paesi membri o attraverso l’istituzione di nuove entità giuridiche europea, strutture ad hoc, come lo “European Degree Policy Lab”, sostenute dal programma Erasmus+, per lavorare con gli Stati membri e gli atenei.

La seconda ipotesi, avvantaggiando i grandi atenei, potrebbe penalizzare quelli più piccoli. Al riguardo, però, il vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha voluto specificare:

Questo modello è un’offerta, non una minaccia, e non è neanche un’iniziativa elitaria.

Tutte le università possono adottare questo modello sulla base dei criteri messi a punto dalla Commissione insieme alle università che hanno partecipato alla consultazione.

Quel che è certo, però, è che non non tutti gli indirizzi di studi universitari presenti in Italia potranno rientrare nella laurea europea. Sarà fattibile per lauree come Medicina o Fisica, mentre quasi impossibile per Giurisprudenza, a motivo della differenza dei diritti nei singoli Paesi.

Inoltre, questo titolo rappresenterà un passo importante per rendere maggiormente integrata l’Europa, oltre a consentire ai giovani una maggior mobilità all’interno del ‘vecchio continente’. Il 2025 sarà l’anno in cui l’Unione Europea, si spera, potrà partire con questo nuovo progetto.

Leggi anche: Meloni e von der Layen a Lampedusa: “Il Governo e l’Europa pronti a una rivoluzione”

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