New York, il primo museo del Hip Hop sorge nella sua Mecca: il Bronx

Via ai lavori per il primo Museo del Hip Hop che segna la consacrazione di un genere musicale e la rinascita di uno dei quartieri più difficili e famigerati, il Bronx.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.
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New York, il primo museo del Hip Hop, l’Universal Hip Hop Museum (UHHM), non potrà che sorgere nella sua Mecca: il Bronx.

Proprio qualche giorno fa numerosi artisti del genere si sono riuniti per celebrare la posa prima pietra di quello che nel 2024 diventerà una vera e propria istituzione museale.

Leggende della musica riunite per il Museo del Hip Hop

Leggende della musica riunite per il Museo del Hip Hop.

Grandmaster Flash, Slick Rick, Chuck D, Nas, LL Cool J, Lil’Kim e Fat Joe sono solo alcuni degli artisti che si sono riuniti per festeggiare l’inizio dei lavori al museo del Hip Hop, nel cuore della sua unica vera il patria, il quartiere newyorkese del Bronx.

Non lontano da 1520 Sedgwick Avenue, il luogo dove è nato il genere musicale agli inizi degli anni ’70, il museo e i suoi 4.600 mq saranno il risultato di un investimento di circa 80 milioni di dollari tra pubblico e privato.

Il Museo del Hip Hop, un percorso attraverso la storia della musica

Il Museo del Hip Hop, un percorso attraverso la storia della musica.

Artefatti, registrazioni, film, opere d’arte, documenti storici, fotografie, riviste, cimeli e musica guideranno il visitatore attraverso la storia del Hip Hop, lo condurranno attraverso un percorso che ne delineerà l’intero sviluppo, comprendendo anche la sua declinazione in vari sottogeneri.

Aprire un’istituzione come l’UHHM significa riconoscere alla musica il suo potere culturale, significa riconoscere il valore di un genere per lungo tempo ghettizzato e, da ultimo, significa riconoscere la necessità e l’urgenza di conservazione di un tale patrimonio.

Il museo nasce con lo scopo di creare “uno spazio dove pubblico, artisti e tecnologia possono unirsi e rendere possibili esperienze educative e di intrattenimento”. Lo stesso deve la sua creazione a lungimiranti personalità come Rocky Bucano, Kurtis Blow, Shawn LG Thomas, Mickey Bentson, Joe Conzo Jr, Grandwizzard Theodore e al grande contributo del Consiglio di amministrazione di Regents dello Stato di New York.

L’Hip Hop “ha davvero dato un senso alla mia vita”

Per molti l’Hip Hop non è soltanto una passione, è vita, è scuola, la musica è compagna, maestra. Proprio in occasione della cerimonia sono stati in moltissimi gli artisti che hanno sentito doveroso ringraziare non solo la musica, ma soprattutto questo genere musicale.

Lo stesso Nas ha dichiarato che l’Hip Hop gli ha “insegnato molto più delle scuole”. Il rapper LL Cool J, uno degli ambasciatori del museo in costruzione, affiancato da Grandmaster Flash, Naughty by Nature e altri, ha aggiunto:

L’hip hop è una di quelle cose che ha davvero dato un senso alla mia vita.

Mi ha fatto sentire come se potessi davvero fare qualcosa nella mia vita.

Il Museo del Hip Hop consacra l’uscita dal ghetto e la condivisione del genere musicale

Il Museo del Hip Hop consacra l'uscita dal ghetto e la condivisione del genere musicale.

Come è ben noto, l’Hip Hop nasce tra gli afroamericani che negli anni Settanta popolavano i quartieri più periferici delle grandi metropoli. Era espressione di una minoranza sociale, quella dei neri americani, ed era la musica dei cosiddetti “block party”, ovvero feste di quartiere.

Ben presto però, già alla fine del decennio, il genere raggiunge le grandi metropoli e tra gli anni Ottanta e Novanta vanta già un’espansione mondiale.

E quando Eminem, il primo bianco a scalare le classifiche, viene acclamato e sostenuto da tutti gli artisti del genere, ci si rende conto dell’enorme portata e valore di questa musica, che prima di tutto è condivisione, ben oltre qualsiasi caratterizzazione di genere, origine o appartenenza.

Ad unire in nome della musica vi sono poi i temi trattati, che vanno ben oltre il perimetro di un quartiere e anzi coinvolgono l’intero pianeta: si parla di razzismo, di ingiustizie, di lotte alla sopraffazione e alle diseguaglianze sociali. Si parla di libertà, parità e uguaglianza.

Leggi anche: I Maneskin vincono l’Eurovision Song Contest 2021

La rinascita del Bronx, perché “non c’è modo di fermare New York”

La rinascita del Bronx, perché "non c'è modo di fermare New York".

Grandmaster Flash ha commentato: “C’era un tempo in cui a nessuno importava un c…del Bronx. Eccoci qui quasi 48 anni dopo”.

Il museo è infatti parte di un progetto più ampio, il Bronx Point. Combinando la costruzione di circa 542 alloggi a prezzi accessibili e diversi spazi pubblici nonché incentivando iniziative culturali e comunitarie, l’iniziativa punta allo sviluppo urbano di uno dei quartieri più isolati, temuti e trascurati della Grande Mela.

Il sindaco di New York, Bill de Blasio, chiosa:

Dai grandi investimenti in alloggi a prezzi accessibili, a un luogo permanente per celebrare la musica che ha reso il Bronx famoso in tutto il mondo, questo progetto dimostra ciò che ogni vero newyorkese sa già: non c’è modo di fermare New York City.

Leggi anche: Slab City, anche “L’ultimo luogo libero d’America” è costretto a piegarsi a qualche legge

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