lunedì, Aprile 19, 2021

Mondiali Qatar 2022: perché i calciatori protestano in favore dei diritti umani

Nelle giornate di qualificazione per i mondiali in Qatar del 2022, alcune nazionali hanno manifestato solidarietà per i 6.500 operai morti nei cantieri qatarioti durante i lavori di preparazione.

Tommaso Panza
Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

Mondiali Qatar 2022, la protesta dei calciatori come simbolo di solidarietà in favore dei diritti dei lavoratori non rispettati durante i lavori per il prossimo mondiale di calcio.

Una presa di posizione forte per il rispetto dei diritti umani, all’avvio delle qualificazioni mondiali. Una protesta dopo anni di polemiche.

Dopo le maglie con la scritta ‘Human Rights’ indossate durante il riscaldamento dai calciatori di Norvegia e Germania prima dei rispettivi match delle qualificazioni, ora è toccato alla Danimarca. La squadra, prima di affrontare la Moldavia (partita vinta 8-0), ha posato per la foto di squadra indossando una maglia rossa con la scritta Football Supports Change (il calcio supporta il cambiamento).

Mondiali Qatar 2022, perché i calciatori stanno protestando

Sfruttamento della manodopera per i lavori di "Qatar 2022"

Il Lusail Iconic Stadium è lo stadio dove il 18 dicembre 2022 si svolgerà la finale dei prossimi Mondiali di calcio 2022, in Qatar.

Intorno è stata costruita una vera e propria città dal nulla, spuntata come un fungo, o quasi, progettata per almeno 250mila abitanti. Sono 220 i miliardi che lo Stato ha destinato al progetto.

Lo stadio dà ancora l’impressione di trovarsi all’interno di una cornice caratterizzata dall’immensa distesa desertica. Nessuno però, se ne avesse l’occasione, metterebbe in dubbio che i lavori verranno ultimati con estrema precisione entro dicembre 2022.

Perché in meno di 600 giorni potrebbe essere tutto pronto? Bè, il Qatar può contare su una manodopera a bassissimo costo pressoché infinita, tutta proveniente dall’estero. Le condizioni di lavoro, quindi di vita, dei migranti arrivati in Qatar sono disumane e i diritti inesistenti.

L’ultima denuncia viene dal Guardian. Secondo il giornale britannico negli ultimi dieci anni, cioè da quando il Qatar ha vinto l’assegnazione dei mondiali 2022, sono morti almeno 6.500 lavoratori, un dato che genera incredulità solo a leggerlo. Immigrati provenienti da India, Bangladesh, Nepal e Pakistan hanno perso la vita sui cantieri qatarioti.

Mondiali Qatar 2022, la protesta dei calciatori comincia a farsi sentire

La protesta dei calciatori comincia a farsi sentire

Rispetto alle denunce su quanto accade nei cantieri per i lavori dei mondiali Qatar 2022, molti calciatori europei si sono sentiti direttamente coinvolti.

La nazionale di calcio maschile norvegese è stata la prima a prendere una posizione forte e decisa, proprio in concomitanza delle qualificazioni ai prossimi mondiali, che si stanno svolgendo in questi giorni.

Prima del match con Gibilterra di alcuni giorni fa, i giocatori scandinavi hanno indossato una maglietta con su segnato uno slogan di protesta: “Human rights on and off the pitch”– diritti umani dentro e fuori dal campo.

Poi è stata la volta della Germania, che si è unita alla protesta contro il governo del Qatar: “Human rights” scritto in bianco sulle magliette nere dei giocatori tedeschi prima della sfida contro l’Islanda.

Alle proteste di Norvegia e Germania si sono poi unite negli ultimi giorni anche Olanda e Danimarca.

Una risposta comunque ancora troppo debole dal mondo del calcio e a ogni modo, forse, un pò in ritardo.

Mondiali Qatar 2022, diritti umani o interessi?

I mondiali di Qatar 2022 andrebbero boicottati, la protesta dei calciatori dovrebbe essere un primo segnale

Ora, pensare che le federazioni continentali, i vari sponsor o i network di tutto il globo possano disdire i loro impegni con il Qatar per la competizione calcistica più importante del mondo è credere alla favole. Ci sono interessi economici di una portata tale da risanare il pil di una piccola nazione.

Sicuramente il messaggio che viene mandato, l’ennesimo, è che fare affari con le monarchie autoritarie medio-orientali è la priorità per tutti. I petrodollari in fondo non puzzano così tanto, e comunque la puzza del sangue è coperta dall’odore stagnante del petrolio.

I diritti umani interessano a pochi e non di certo ai governi centrali, che non cadono di certo dalle nuvole alla notizia di 6.500 morti sui cantieri del Qatar.

In base a questa tipologia di interessi economici si giustifica, ad esempio, l’intenzione di celebrare a ogni costo le Olimpiadi in Giappone l’estate entrante.

Il 55% dei norvegesi pensa che i mondiali Qatar 2022 andrebbero boicottati

L’unico modo di boicottare un evento come i mondiali di calcio è una movimentazione popolare. Secondo il giornale norvegese Verdens Gang, il 55% dei norvegesi ritengono che il loro paese dovrebbe boicottare l’evento, mentre il 20% sarebbe favorevole a partecipare.

Il 20 giugno una commissione del calcio norvegese dovrà decidere se boicottare i mondiali Qatar 2022, come richiesto da molte squadre del Paese.

Un portavoce del Comitato supremo qatariota (SC) per la consegna e l’eredità, interpellato sulla violazione dei diritti umani in Qatar, ha dichiarato:

Siamo sempre stati trasparenti sulla salute e la sicurezza dei lavoratori e sui progetti direttamente correlati alla Coppa del Mondo FIFA Qatar 2022.

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Tommaso Panza
Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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