Omicidio Mario Rega, le frasi shock dei carabinieri sugli arrestati: “Devono finire come Cucchi”

Sono state depositate le chat dei carabinieri, a cui l'uomo che bendò uno dei due ragazzi non ha preso parte, che però raccontano il clima intorno all'arresto dei due diciottenni americani.

Tommaso Panza
Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.
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Omicidio Mario Rega, le frasi shock dei carabinieri. Subito dopo l’arresto dei due diciottenni americani poi condannati lo scorso 5 maggio all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, e questo è bene ricordarlo per non legittimare mai la giustizia fai da te, i carabinieri via chat si lasciano andare all’istinto e alla rabbia.

Tutto questo è testimoniato dalle trascrizioni dei messaggi scambiati in quelle ore nelle chat degli agenti dell’Arma, chat che sono state messi agli atti nel corso del processo a carico del carabiniere Fabio Manganaro, accusato di aver sottoposto Gabriel Natale Hjorth a una misura di detenzione estrema e non prevista dalla legge per avergli bendato gli occhi durante l’interrogatorio.

Omicidio Mario Rega: dopo l’arresto dei sospetti i carabinieri si lasciarono andare alla rabbia

Omicidio Mario Rega: dopo l'arresto dei sospetti i carabinieri si lasciarono andare alla rabbia

“Squagliateli nell’acido”, “ammazzateli di botte”, “fategli fare la fine di Cucchi”.

Queste sono solo alcune delle frasi shock pronunciate dai carabinieri dopo l’omicidio del collega Mario Rega che si leggono nelle chat.

Secondo gli estratti delle conversazioni pubblicate da Repubblica, si evince che i superiori avevano capito che la situazione era rischiosa e gli agenti erano sull’orlo di una crisi di nervi che avrebbe potuto portare allo scenario peggiore

“Eh ci vogliono lasciare mezz’ora in stanza con loro a noi che siamo in tre. Però ha detto che poi rischiamo di fare cazzate quindi non vogliono che si alzino mani” – scrive uno, mentre altri continuano con incitazioni ben più violente e che poco spazio lasciano all’immaginazione – “Ammazzateli più che potete”.

Alcuni messaggi riportano un tono aggressivo e violento, con i carabinieri che incitano i colleghi che in quel momento erano in presenza dei sospettati dell’omicidio di Mario Rega, dicendo che i due non possono solo essere arrestati, ma “devono prendere le mazzate”.

“Bisogna chiuderli in una stanza e ammazzarli davvero”. “Bisogna squagliarli nell’acido”.

Dalle chat, si evince anche quanto accaduto subito dopo l’arresto e lo spostamento dei due americani in caserma: 

“Appena lo hanno portato al reparto operativo ho buttato uno schiaffo a uno, poi mi hanno fermato i colleghi. E nel frattempo buttavo io le ginocchiate sul petto”.

Queste chat sono state ritenute rilevanti per comprendere il contesto, ma nessuna delle frasi è riferibile all’imputato Manganaro. 

Nel giorno dell’arresto dopo l’omicidio di Mario Rega la foto del ragazzo, ammanettato e bendato in caserma, era stata fatta circolare tra le chat dei carabinieri e poi è finita pubblicata anche sui giornali, facendo il giro del mondo vista la risonanza internazionale del caso.

Quello che è in corso a carico di Manganaro è un processo parallelo e vede il giovane Natale Hjorth come parte offesa, rispetto a quello principale per omicidio in cui Natale Hjorth è già stato condannato all’ergastolo in primo grado insieme a Finnegan Lee Elder per l’omicidio del carabiniere Mario Rega.

Oggi comincerà il processo d’appello per per omicidio volontario, ma ovviamente la rivelazione delle chat nel processo al carabiniere Manganaro non contribuisce a mantenere un clima sereno.

Anche il primo grado era stato particolarmente teso: in appello gli avvocati dei due americani contestano anche la condotta del tribunale, che avrebbe interferito con la difesa

Inoltre, molto pesante era stata anche la condanna: anche se materialmente l’omicidio è stato commesso da Lee Elder, anche Natale Hjorth è stato condannato in concorso per omicidio volontario.

Leggi anche: La vita dei fratelli Bianchi in carcere: sputi e botte. La madre: “Manco fosse morta la regina”

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