Tutti i bambini hanno diritto al nuoto. Ancora una volta, a confermare l’importanza dell’inclusione sociale, è la città di Firenze, che consentirà l’accesso all’istruzione natatoria ad ogni bambino al di là della situazione economica famigliare. Dopo gli ottimi risultati registrati nella prima edizione, riparte nel capoluogo toscano il progetto ‘Nuotare in sicurezza: imparare fin da piccoli a Firenze’.
L’iniziativa offre corsi di nuoto gratuiti a bambini e mamme in condizione di particolare fragilità, con lo scopo di prevenire il rischio di annegamento infantile insegnando le basi del nuoto e, al tempo stesso, creare percorsi strutturati di integrazione.
Secondo un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità, l’annegamento rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte accidentale tra i minori. È un pericolo soprattutto per chi non ha l’opportunità di familiarizzare nel giusto tempo con l’ambiente acquatico. Proprio da questa consapevolezza nasce l’impegno della Fondazione Principessa Charlene di Monaco.
La Fondazione ha fatto della sicurezza in acqua e della prevenzione dagli annegamenti la sua missione principale a livello internazionale. Ma per capire perché si sia impegnata così a fondo in questo progetto, scopriamo chi è la Principessa Charlene e quale sia il suo profondo legame con l’acqua.
Charlene di Monaco: da campionessa olimpionica a paladina della sicurezza in acqua per i bambini

Prima di diventare un membro della famiglia reale, Charlene Wittstock è stata una nuotatrice professionista di altissimo livello. Ha costruito una carriera sportiva di grande successo, arrivando a qualificarsi e a rappresentare il Sudafrica ai Giochi Olimpici di Sydney nel 2000. Per lei l’acqua è stata per moltissimi anni l’ambiente naturale in cui crescere, misurarsi e competere.
Il suo impegno per la sicurezza in acqua non nasce unicamente dallo sport, ma da una grave tragedia familiare. Quando era bambina, ha perso il cugino Richard, annegato a soli cinque anni in un fiume vicino a casa. Questo l’ha spinta a trasformare la sua eccezionale abilità natatoria in una missione per salvare vite umane. In un’intervista rilasciata al quotidiano francese “Ouest-France”, la Principessa Charlene ha ribadito un concetto per lei essenziale, la vera e propria linea guida della sua Fondazione:
L’acqua può essere spietata.
La prevenzione è la migliore protezione.
Imparare a nuotare dovrebbe essere un diritto fondamentale, proprio come imparare a leggere.
Il costo non dovrebbe mai essere un ostacolo all’acquisizione di un’abilità salvavita.
‘Nuotare in sicurezza’: un progetto che unisce sport, prevenzione e inclusione
A Firenze, questa nobile visione si traduce in fatti. Il progetto ‘Nuotare in sicurezza’, infatti, permette ai bambini provenienti da contesti difficili di imparare a nuotare fin da piccoli, abbattendo proprio quelle barriere economiche citate dalla Principessa.
Secondo quanto riportato da “Federazione Italiana Nuoto”, questa sarà la seconda edizione del progetto, che nasce dalla collaborazione tra Consolato del Principato di Monaco a Firenze, Fondazione Istituto degli Innocenti ETS, Fondazione Principessa Charlène di Monaco, Rarini per Amore e Rari Nantes Florentia, con il patrocinio del Comune di Firenze e della Federazione Italiana Nuoto.
Il punto da cui parte l’idea è che saper stare in acqua e imparare a nuotare non è solo una competenza sportiva, ma anche un elemento di sicurezza personale. Per questo il progetto si rivolge ai bambini tra i 3 e i 10 anni ospitati nelle principali comunità di accoglienza del Comune di Firenze, compreso l’Istituto degli Innocenti. Le attività si svolgono nelle piscine comunali ITI e Don Minzoni, con lezioni bisettimanali che saranno inaugurate martedì 16 giugno.
Una rete cittadina al fianco di mamme e bambini in difficoltà
L’aspetto più interessante di questa nuova edizione è il coinvolgimento diretto di alcune madri dei bambini partecipanti. Non si lavora, quindi, solo sul minore, ma anche sul contesto familiare che lo accompagna ogni giorno. Rendere le madri più sicure e più presenti significa rafforzare la dimensione della prevenzione, ma anche creare un’esperienza condivisa.
Per le famiglie coinvolte, questo significa trovare un percorso riconoscibile, con figure educative e sportive capaci di accompagnare i bambini in un contesto strutturato. Per la città, invece, significa investire su un modello che tiene insieme tutela dell’infanzia, accesso allo sport e attenzione sociale.
La piscina, in questo senso, smette di essere uno spazio percepito come distante e diventa un luogo di relazione, apprendimento e partecipazione. Quando un’attività sportiva riesce a diventare occasione di inclusione, il suo impatto si allarga ben oltre la lezione in vasca.
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