Protegge la creatività e l’autonomia del bambino, si tratta del Reggio Emilia Approach, il metodo tornato in voga negli ultimi giorni grazie alla visita di Kate Middleton al Reggio Children. È qui che, nel secondo dopoguerra, nasce il metodo che trasforma radicalmente il modo di concepire la primissima infanzia e l’educazione.
L’idea alla base di questa pedagogia, che si è gradualmente diffusa in 145 Paesi nel mondo, possiamo rintracciarla nella poesia Invece il cento c’è che il suo inventore, Loris Malaguzzi, ha scritto per omaggiare i ‘cento linguaggi’ dei bambini. Stando a quanto riportato da “AGI”, il pedagogista sottolinea nel testo come i più piccoli posseggano cento modi diversi di esprimersi e di esplorare. Ma, secondo Malaguzzi, la cultura tradizionale spesso finisce per rubare novantanove di questi linguaggi, tra cui manualità, suono e fantasia, separando la testa dal corpo. Cosa fare quindi?
Non basta avvalersi di un semplice protocollo scolastico, ma c’è bisogno di mettere in atto una vera e propria filosofia educativa. Più che in qualsiasi altro metodo, il Reggio Emilia Approach mette al centro il bambino, ritenendolo ricco di potenzialità, portatore di diritti e capace di costruire attivamente il proprio sapere. Oggi il metodo è studiato e ammirato, trasferendosi attivamente in scuole e nidi a livello globale. Ma come ha avuto origine questo modello così all’avanguardia?
Perché oggi si parla di Reggio Emilia Approach e come nasce?

Le radici del Reggio Emilia Approach affondano in un’Italia che aveva bisogno di rinascere. Stando a quanto sottolinea “AGI”, tutto ebbe inizio tra le macerie della guerra, quando un gruppo di mamme organizzate nell’Udi, Unione donne italiane, si unì al maestro Loris Malaguzzi. Insieme decisero di vendere un carro armato abbandonato dai militari tedeschi e, con il guadagno, fondare una scuola nuova, democratica e capace di ascoltare veramente i bambini, partendo dal presupposto che l’educazione fosse la chiave per costruire una società migliore.
Negli anni il modello reggiano ha affascinato numerose personalità internazionali. Howard Gardner cita il Reggio Emilia Approach nel suo studio The Theory of Multiple Intelligences and the Reggio Emilia Approach’s Effectiveness in International Institutions of Early Childhood Education in Dubai:
Se implementati in modo appropriato e accurato, l’approccio delle intelligenze multiple e il Reggio Emilia Approach possono effettivamente risultare efficaci e fornire un valido supporto sia ai bambini che agli educatori.
Anche la rivista “Newsweek” in un articolo del 1991, riaggiornato nel 2010, ha inserito le scuole che utilizzano il metodo di apprendimento italiano tra le migliori al mondo.
Oggi, il ritorno sotto i riflettori di questa filosofia educativa è legato all’interesse della famiglia reale britannica. Il metodo di apprendimento, infatti, ha portato la principessa Kate Middleton a scegliere l’Italia come meta del suo primo viaggio all’estero dopo la malattia. La principessa ha elogiato il Reggio Emilia Approach, mostrando un profondo interesse verso un metodo che si allinea perfettamente con l’impegno della sua fondazione per la prima infanzia, la Royal Foundation Center for Early Childhood. Le sue parole riportate da “AGI”:
Volevo venire a Reggio Emilia per questo mio grande interesse, sono affascinata dalla vostra filosofia, da come i bambini siano parte e al centro della comunità.
Il portavoce di Kensington Palace e Christian Guy, direttore della Royal Foundation, hanno chiarito che questo viaggio non è un caso isolato, ma segna l’inizio di un impegno da parte della principessa del Galles per l’educazione dei più piccoli, come riportato da “SkyTg24”:
Con questa sua prima visita in Italia, la principessa ha la volontà di inaugurare una serie di visite internazionali regolari perché desidera portare avanti una missione globale incentrata sulla prima infanzia.
L’obiettivo è quello di esplorare diversi modelli educativi, partendo da quello più importante, per creare un’alleanza e una collaborazione mondiale per rafforzare la sua fondazione.
La principessa ha espresso il desiderio di vedere dal vivo e toccare con mano il Reggio Approach per poi riportare il know-how in Gran Bretagna.
Reggio Emilia Approach, sarà davvero il nuovo Metodo Montessori?

La risonanza globale che ha avuto e che sta avendo oggi il Reggio Emilia Approach porta a un naturale confronto con il Metodo Montessori, ma nonostante entrambi siano eccellenze italiane che mettono il bambino al centro della propria costruzione del sapere, le differenze sono evidenti. Se il Metodo Montessori punta su materiali strutturati e lavoro individuale per l’autonomia, il Reggio Emilia Approach fa della relazione e della comunità il suo asse portante.
Qui l’apprendimento è inteso come un processo sociale, fatto di progetti condivisi e ascolto. Come sottolinea “SkyTg24”, l’impatto di questa visione si traduce oggi in una vasta rete di servizi educativi per l’infanzia che rappresenta un’esperienza rivoluzionaria. Non un protocollo rigido, quindi, ma un metodo fluido che continua ad affascinare il mondo.
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