Si è spento ieri, 21 maggio, a 76 anni, Carlo Petrini, gastronomo, sociologo e attivista, fondatore dell’associazione Slow Food. Durante la sua carriera, infatti, come riporta SkyTg24, si è impegnato a promuovere il diritto al piacere e al cibo buono, pulito e giusto nel prezzo.
Nella propria vita, il gastronomo si è dedicato sia all’attività culinaria che a quella politica, condividendo un’idea di cibo rispettoso verso la natura e se stessi, come dimostrato dalla sua profonda opposizione all’utilizzo degli OGM.
Vediamo meglio chi era Carlo Petrini, come ha rivoluzionato il modo di vedere gli alimenti e, soprattutto, quali sono gli insegnamenti che ha lasciato ai giovani che hanno avuto la possibilità di conoscerlo.
Chi era il gastronomo Carlo Petrini

Carlo Petrini è nato a Bra il 22 giugno 1949. Durante gli anni universitari, studiando sociologia presso l’ateneo di Trento, ha iniziato a dedicarsi anche all’attività politica, venendo eletto consigliere comunale per la lista del Partito di Unità Proletaria della sua città natale. Dal 1977 ha, quindi, iniziato a lavorare nel mondo della enogastronomia, curando rubriche per periodici e giornali nazionali.
La profonda passione per il cibo l’ha portato, così, a ideare importanti manifestazioni come Cheese, il Salone del Gusto di Torino e la manifestazione biennale Terra Madre. Nel 1989, invece, fonda il Movimento Internazionale Slow Food. Carlo Petrini è sempre stato guidato dall’idea che il cibo fosse un atto politico, motivo per cui è stato tra i primi a scendere in piazza nella battaglia contro l’utilizzo degli OGM, gli Organismi Geneticamente Modificati.
Nel 2008, poi, il Guardian l’ha posizionato tra le 50 persone che avrebbero potuto salvare il pianeta, in quanto grande sostenitore di un’agricoltura italiana completamente lontana dall’eccessivo potere dell’industria agro-alimentare. La descrizione più accurata del gastronomo visionario, però, è quella della nota che l’associazione Slow Food ha condiviso, per ricordare Petrini:
Dalla sua grande capacità di visione e dall’amore per il bene comune, per le relazioni tra gli esseri umani, per la natura e la biodiversità sono nati Slow Food (1986), la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004).
È stato, inoltre, co-fondatore delle Comunità Laudato si’ (2017), ispirate all’enciclica di Papa Francesco.
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Carlo Petrini e la “sua” cucina visionaria
Carlo Petrini è stato un grande visionario della cucina italiana. In particolare, ha sempre portato avanti l’idea che il cibo fosse un atto politico. Proprio per tale ragione, sosteneva che gli alimenti dovessero avere il giusto prezzo, per rispetto del produttore e del consumatore, sostandosi in maniera netta dalle logiche di un mercato altamente globalizzato.
La difesa della biodiversità, l’attenzione alla stagionalità degli ingredienti e la valorizzazione di agricolture pulite sono state, quindi, le fondamenta dell’associazione Slow Food, che si è posta fin da subito come risposta critica alla cultura del fast food. La nota dell’associazione continua a tal proposito:
‘Chi semina utopia, raccoglie realtà‘ amava dire Carlo Petrini che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili.
Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia.
La sua energia, la sua straordinaria empatia, la sua voglia di fare, il suo esempio di vita saranno la forza che guiderà tutti noi.
Negli ultimi anni, Petrini si era allontanato dalla scena pubblica per dare spazio alle nuove generazioni, consapevole dell’ottimo lavoro che avrebbero fatto. Il gastronomo, quindi, si è spento nella notte tra il 21 e il 22 maggio, a 76 anni, lasciando un’eredità principalmente concettuale, che vede il cibo come un atto d’amore verso sé e l’ambiente.
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