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Le modelle curvy di Calvin Klein insultate sulla pagina Facebook di Zalando

Body shaming: Zalando oscura centinaia di commenti offensivi.

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Body shaming, quante volte ne abbiamo sentito parlare negli ultimi anni? Ormai siamo perfettamente informati: cos’è, cosa significa, quanto è sbagliato e che danno può causare alla vita di una persona. Eppure, nonostante questo, non passa giorno in cui non se ne senta parlare, in un modo o nell’altro. L’ultimo caso pochi giorni fa: l’ultima campagna con modelle curvy in intimo di Calvin Klein pubblicizzata da Zalando.

Si parla sempre di inclusività nella moda, a gran voce si chiede che le modelle non siano magre da far quasi paura e che siano più simili a quello che le donne sono nella realtà. Ma se fosse proprio la gente comune a non essere pronta ad accettare questi modelli?

Gli scatti pubblicati da Zalando: una vera bufera social

Le foto in questione fanno parte di una campagna inclusiva del noto marchio d’abbigliamento: tre scatti postati sulla pagina Facebook di Zalando sono stati sufficienti a scatenare un’ondata di commenti che, come spesso accade, sono rapidamente sfociati in insulti e offese. Le immagini pubblicizzavano la nuova linea di intimo di Calvin Klein e ritraevano tre modelle curvy di taglia superiore alla 46. Cosa ha scatenato questa ondata di odio e disprezzo? Il motivo è semplice da intuire: le modelle sono state ritenute “grasse”, “ciccione” e accusate di “fare schifo”.

Un crescendo che ha portato i gestori della pagina di Zalando a oscurare i commenti più offensivi e a rispondere a loro volta:

Da Zalando ci piace rappresentare e RISPETTARE la bellezza autentica e la diversità delle persone. Allo stesso modo, rispettiamo opinioni e gusti diversi dai nostri e il diritto di esprimerli. Tuttavia, non accettiamo che la nostra pagina diventi un luogo per diffondere messaggi di odio, offesa o disprezzo: per questo motivo, siamo stati costretti ad oscurare alcuni commenti.

Un dato preoccupante: la maggior parte dei commenti offensivi provengono dalle donne

Una reazione inattesa e impensabile: donne e uomini hanno offeso e insultato gratuitamente le modelle, arrivando a quei comportamenti tipici di hater e “leoni da tastiera” vari che affollano la Rete. Ma non è tutto da cancellare: per fortuna c’è stato anche chi ha apprezzato la scelta di modelle al di sopra della taglia 46 per un catalogo di intimo. Un utente, ad esempio, ha scritto:

A me fa un piacere immenso vedere una ragazza dal fisico normale in una pubblicità di intimo, è un ottimo messaggio e dimostra che non bisogna ambire alla pancia piatta e al fisico senza un filo di grasso, ma bisogna piacersi e farsi piacere per come si è.

Un episodio che non è passato di certo inosservato. Ci ha pensato Vincenzo Maisto, aka Signor Distruggere, già noto per aver portato alla luce il fenomeno delle mamme pancine, a rilanciarlo su Twitter. Maisto sottolinea che la maggior parte dei commenti offensivi contro le modelle provenivano in realtà da altre donne. Se tre semplici fotografie sono bastate a scatenare una bufera di quasi 1500 commenti significa che questo trend di inclusione e accettazione della diversità ha ancora parecchia strada da fare.

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Il trend inclusivo contro gli stereotipi di una bellezza irreale

Negli ultimi anni il mondo della moda sta cercando di superare gli stereotipi di una perfezione autoimposta che si basa solo su modelle magre, giovani e possibilmente bianche. Non è più così raro, possiamo dire per fortuna, veder sfilare sulle passerelle donne meno magre, di diverse etnie e con qualche difetto più che umano. Un fenomeno che non si limita al mondo della moda. Forse non ce ne rendiamo conto, ma fino a poco tempo fa era difficilissimo trovare fondotinta per donne dalla carnagione più scura.

Il pubblico sembra apprezzare questo tipo di approccio: un esempio di successo sono le collezioni ideate da Rihanna, sia nel campo della moda che in quello dei cosmetici. Se dunque la direzione è questa come si spiegano quei quasi 1500 commenti sul post di Zalando? Perché dunque la pioggia di commenti offensivi sulla pagina Facebook di Zalando? La risposta giusta è forse la più semplice: i cambiamenti richiedono sempre tempo per essere accettati. Se da un lato esiste un pubblico pronto ad accogliere nuove forme di bellezza e di andare oltre gli stereotipi, dall’altra permane un consistente zoccolo duro di persone saldamente ancorate a preconcetti che per anni hanno caratterizzato l’idea di una bellezza esclusiva.

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Inclusività vuol dire accettazione di sé

Quello che vorremmo è l’arrivo del giorno in cui una campagna come quella di Calvin Klein sarà ritenuta normalissima, in cui i diversi tipi di fisicità verranno giudicati tutti allo stesso modo, in cui a nessuno verrà in mente di scrivere commenti simili a quelli apparsi sulla pagina di Zalando. Perché se ci sentiamo spinti a riversare odio e frustrazione su persone che non conosciamo, sui loro supposti difetti fisici, sul fatto che queste modelle “fanno schifo”, vuol dire forse che i primi a non stare bene con noi stessi siamo noi. Quindi prima di inondare di disprezzo il prossimo dovremmo affrontare i nostri demoni. L’idea di bellezza inclusiva non può funzionare se siamo i primi a non sentirci all’altezza.

 

di Martina Mugnaini

 

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