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Italia, arriva il primo Laboratorio Nazionale di Intelligenza Artificiale

Oltre 600 ricercatori italiani di 40 Università e dei principali centri di ricerca aderiscono alla struttura. Farà formazione e collaborerà con le industrie.

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Non è facile definire esattamente cosa si intenda per intelligenza artificiale: i motivi sono legati all’assenza di un’unica chiara definizione “da manuale”, alla sua nascita recente, alla sua continua evoluzione e alla sua natura sfaccettata- subendo l’influenza di molte discipline come filosofia, matematica, psicologia, cibernetica e scienze cognitive.

Prendendo come punto di riferimento la definizione dell’Enciclopedia Treccani, possiamo definirla così:

“L’intelligenza artificiale studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono di progettare sistemi hardware e sistemi di programmi software atti a fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana”.

In modo semplicistico possiamo affermare che l’intelligenza artificiale non sia altro che un sistema tecnologico avente come abilità quella di riprodurre funzioni e ragionamenti tipici della mente umana.

Il primo modello di neuroni artificiali

Sicuramente oggi la disciplina assume sempre più importanza e riscuote l’interesse dei ricercatori, e non solo, grazie ai progressi tecnologici conseguiti nello sviluppo di algoritmi, calcoli, machine learning, deep learning e analytics. Tuttavia l’attenzione verso l’AI – Artificial Intelligence – nacque tempo fa, precisamente nel 1943, quando Warren S. McCulloch e Walter Pitts proposero il primo modello di neuroni artificiali alla logica proposizionale e alla teoria della computabilità di Alan M. Turing. Fu anni dopo, nell’estate del 1956, in occasione di un seminario presso il Dartmouth College di Hanover (New Hampshire, USA) che il matematico John McCarthy, professore a Dartmouth e uno degli organizzatori del seminario, definì ufficialmente come “intelligenza artificiale” la nuova disciplina.

La nascita in ambito teorico-accademico lascia presagire che un futuro sviluppo della disciplina sarà ovviamente legato a centri di ricerca, focalizzati sulla tecnologia e le sue applicazioni. Nel panorama attuale i pionieri in questo senso sono gli Stati Uniti e la Cina, mentre in UE le iniziative sono ancora poche e frammentate per poter generare un’innovazione efficace. Potrà la novità tricolore risollevare le sorti della ricerca e competere con i risultati di Washington e Pechino?

Intelligenza artificiale: vantaggi per startup, università e laboratori

In Italia si tenta di mantenere il passo coi tempi e la competizione con la ricerca a livello mondiale con il “Laboratorio Nazionale di Intelligenza Artificiale e Sistemi Intelligenti”, altrimenti detto AIIS, presentato lo scorso 4 luglio alla Sapienza di Roma. Promosso dal Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (CINI), il Laboratorio nasce dall’adesione congiunta di 43 Università Italiane e oltre 600 ricercatori ed enti di ricerca, come ad esempio il Cnr e l’Istituto Italiano di Tecnologia.

Il nuovo Laboratorio metterà in rete il meglio delle competenze italiane, entrando direttamente in contatto con il settore industriale, in particolare quello più avanzato noto come 4.0. Grazie al supporto delle autorità italiane si cercherà quindi di creare un vero e proprio ecosistema dell’intelligenza artificiale, facendo un passo avanti per il paese e non solo. Sarà inoltre un punto di riferimento per le startup, così come per la formazione proprio grazie alla stretta collaborazione con alcuni dei migliori poli universitari e laboratori del Paese, che nulla hanno da invidiare alle realtà estere.

Le parole del direttore: “L’intelligenza artificiale non è staccata dal quotidiano”

Rita Cucchiara, direttore del Laboratorio Nazionale di Intelligenza Artificiale.

Rita Cucchiara dell’Università di Modena e Reggio Emilia, direttore del Laboratorio Nazionale di Intelligenza Artificiale e Sistemi Intelligenti, come riportato da Agi, ha affermato:

Non bisogna pensare all’intelligenza artificiale come a qualcosa di completamente staccato dalla vita quotidiana. Ci sono già applicazioni importanti nella medicina, nella sicurezza informatica e persino nella moda per quanto riguarda il futuro vogliamo collaborare con l’industria 4.0 e richiamare investimenti dall’Italia e dall’estero. Non è casuale che i giganti dell’informatica come Google stiano investendo pesantemente nel settore”.

Quale futuro nel mondo del lavoro?

Sempre la Cucchiara parlando del rapporto di collaborazione con il mondo del lavoro sottolinea che l’interesse riguarda “i settori in cui si prevede un grande sviluppo nel futuro come la medicina, anche preventiva, la sicurezza informatica, l’industria automobilistica e la digitalizzazione dei media”.

È evidente che i benefici di una costante crescita nel campo dell’intelligenza artificiale hanno dei risultati molto concreti, pur partendo da studi e presupposti astratti, che influirebbero moltissimo sulla vita quotidiana. Dal riconoscimento istantaneo di immagini e suoni, alle traduzioni linguistiche, dalla domotica alla privacy, ambiti ai quali si aggiungono ovviamente quello del teaching and education.

di Federica Tuseo

 

 

 

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