I Garanti europei chiedono maggiori tutele per la privacy di chi usa gli smart glasses. Se da una parte offrono numerose e nuove opportunità, dall’altra possono rappresentare un rischio per la protezione dei dati personali degli utenti. A riportare la notizia è “Ansa”, che riprende la preoccupazione del Comitato europeo per la protezione dei dati.
In particolare, l’attenzione è rivolta ai dispositivi nel momento in cui registrano immagini e conversazioni all’insaputa dei possessori, invadendo i loro spazi personali e violandone le libertà fondamentali. Ecco tutto quello che è il Comitato europeo per la protezione dei dati ha riportato in una dichiarazione adottata dalle Autorità europee di protezione dati.
Più tutele per chi usa gli smart glasses

Che gli smart glasses siano una delle innovazioni più suggestive degli ultimi anni è indubbio. Con un dispositivo leggero e comodo gli utenti possono accedere al mondo tech in pochi secondi. Il rischio, però, è che vengano a cadere i confini tra gli apparecchi e chi li possiede. Per tale ragione, fa sapere “Ansa”, il Comitato europeo per la protezione dei dati, in una dichiarazione adottata dalle Autorità europee di protezione dati, ha riportato:
Gli smart glasses offrono nuove opportunità, ma il loro utilizzo può comportare rischi significativi per la protezione dei dati personali, soprattutto quando consentono di registrare immagini e conversazioni all’insaputa delle persone.
Occorrono maggiori garanzie per tutelare i diritti e le libertà fondamentali degli individui.
Una nota sottolinea quelli che sono gli obiettivi che intende perseguire il documento, primo fra tutti quello di regolamentare l’utilizzo dei dispositivi, affinché non mettano in pericolo i dati personali degli utenti:
Il documento fornisce indicazioni preliminari a utenti, produttori e fornitori di servizi, sensibilizzando sui potenziali rischi connessi all’utilizzo di questi dispositivi.
Gli smart glasses sono dispositivi indossabili, simili a normali occhiali, dotati di telecamere, microfoni e sistemi di intelligenza artificiale.
Possono essere utilizzati per telefonare, tradurre conversazioni in tempo reale, assistere persone con disabilità o documentare eventi.
Ma possono anche consentire registrazioni occulte, trasmissioni in diretta sui social e forme di riconoscimento facciale o vocale, con rischi particolarmente elevati in luoghi sensibili come ospedali, scuole, spogliatoi e ambienti di lavoro.
A presiedere all’ultima riunione plenaria sono state varie figure istituzionali. Per l’Italia erano presenti la vicepresidente del Garante Privacy Ginevra Cerrina Feroni e il dirigente Riccardo Acciai.
Come tutelare la privacy degli utenti
All’interno della dichiarazione le Autorità europee per la Privacy hanno chiarito i ruoli e le responsabilità dei vari soggetti coinvolti nell’utilizzo e nella gestione degli smart glsses. Ecco il documento, ripreso da “Ansa”:
L’utilizzatore che impiega gli occhiali per attività esclusivamente personali o domestiche non è soggetto al Regolamento europeo (Gdpr).
Diversamente chi diffonde immagini su profili social pubblici o utilizza i dispositivi per attività professionali può assumere il ruolo di titolare del trattamento, con i relativi obblighi.
Anche produttori e fornitori di applicazioni o servizi, compresi quelli basati sull’IA, possono essere titolari autonomi o contitolari quando determinano finalità e mezzi del trattamento.
In questi casi non possono trasferire sugli utenti i propri obblighi, inclusi quelli di trasparenza.
Chi si trova nelle vicinanze deve poter riconoscere quando viene ripreso o registrato.
Il Comitato raccomanda indicatori luminosi e acustici, notifiche di prossimità e caratteristiche che rendano distinguibili gli smart glasses dai normali occhiali.
Le misure devono essere efficaci e difficili da disattivare.
La dichiarazione ha l’obiettivo, dunque, di intensificare gli aspetti normativi in relazione alla tutela della privacy. Ecco come prosegue il documento:
Ogni trattamento soggetto al Gdpr deve inoltre fondarsi su una valida base giuridica.
Il consenso può risultare difficile da ottenere dalle persone riprese inconsapevolmente, mentre il ricorso al legittimo interesse richiede un’attenta valutazione dei diritti e delle ragionevoli aspettative degli interessati.
Per ridurre i rischi, il comitato Edpb incoraggia i titolari del trattamento ad adottare adeguate misure tecniche, anche attraverso le soluzioni predisposte dai produttori e dai fornitori di servizi: limitazione delle registrazioni continue e dei tempi di conservazione, oscuramento dei volti, pseudonimizzazione dei dati, restrizioni geografiche nei luoghi sensibili e meccanismi che rallentino la condivisione sui social.
Particolare tutela deve essere assicurata ai minori.
L’European Data Protection Board conclude, quindi: “L’utilizzo degli smart glasses può essere soggetto anche a disposizioni di natura penale, civile e lavoristica, nonché ad altre normative settoriali“.
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