mercoledì, Dicembre 2, 2020

Covid-19: come cambierà il lavoro?

Come la pandemia in atto sta cambiando il mondo lavorativo, l'avvento dello smart working e i settori dove sarà più utilizzato.

Il cambiamento è già in atto. Dopo il nuovo DPCM in vigore dal 26 Ottobre 2020, si prefigurano cambiamenti nelle attività lavorative con una particolare contrazione per le attività di ristorazione e dei pubblici esercizi. Ma non solo, anche le attività di palestre e piscine, cinema e teatri subiranno significative limitazioni. La speranza è quella di evitare un nuovo totale confinamento alla popolazione italiana, questo compromesso servirà a scongiurare nuovi picchi pandemici?

Lavoro, teniamoci a distanza

Le categorie di lavoratori del pubblico impiego e quelle private saranno incentivate ad utilizzare forme di lavoro dette “flessibili” quali il “telelavoro” o anche lo “smart-working”. Come accaduto durante la scorsa primavera, una buona fetta di lavoratori tornerà a sperimentare il lavoro da casa attraverso l’ausilio delle nuove tecnologie.

Dal globale al locale, come cambia il lavoro

L’impatto del cambiamento dovuto alla pandemia in cui emerge con forza la sofferenza della dimensione economica si riflette e si accompagna ai mutamenti nella dimensione individuale delle persone. Ognuno ha vissuto una rivoluzione che ha portato molti ad affermare con laconica rassegnazione “il mondo non sarà più lo stesso“.

Lavoro, internet ci salverà ancora una volta?

Ma non è ancora detta l’ultima parola, la scienza rincorre la strada del vaccino mentre la possibilità di lavorare da casa (da remoto) tramite le nuove tecnologie resta ancora l’ancora di salvezza di chi può, data la mansione che svolge, permetterselo. Non bisogna dimenticare però che, secondo quanto riporta Il Sole 24 ore: un quarto degli italiani è occupato nella manifattura con un livello ancora limitato di digitalizzazione e robotizzazione.

Lavoro, il congelamento da contenimento a marzo scorso

Se volgiamo lo sguardo ad un passato molto prossimo notiamo che il prodotto dell’epidemia da Covid-19 è un congelamento delle attività lavorative: chiusure di attività commerciali (in parte) restrizioni orarie e contrazioni negli scambi di mercato. Senza dimenticare l’isolamento sociale. Solo il telelavoro e le forme di smart-working hanno retto l’impatto della pandemia nelle piccole e medie aziende, così come nelle istituzioni.

Oggi un compromesso nel lavoro tra salute ed economia

Ma questa volta non sarà così drastico il cambiamento: fino al 24 Novembre 2020 i lavoratori della ristorazione e dei pubblici esercizi (bar, pub, pasticcerie) potranno esercitare le attività dalle ore 05 alle 18 (orario di chiusura). Questi ultimi e le altre categorie soggette a restrizioni potranno beneficiare di un’indennità economica del Governo per il danno che tale legge arrecherà inevitabilmente alle attività produttive.

Lavorare a scuola: sì alla presenza

Presidi, insegnanti, personale scolastico e alunni potranno continuare a frequentare gli istituti seguendo le vigenti regole comportamentali:

  • utilizzo corretto della mascherina
  • segnaletica per gli spostamenti ordinati e per evitare flussi e assembramenti
  • esposizione delle indicazioni sanitare tramite cartellonistica visibile
  • distanziamento di almeno un metro tra una persona e l’altra, permesse le riunioni collegiali di docenti e dirigenti ma sempre nei limiti delle disposizioni di prevenzione anticovid-19
  • utilizzo di gel disinfettanti per le mani
  • frequente lavaggio delle mani con acqua e sapone (l’OMS raccomanda che sia almeno di 60 secondi)
  • sanificazioni secondo linee guida di locali, materiali e oggetti di frequente uso

La responsabilità individuale per prevenire i contagi a lavoro

Nei luoghi di lavoro dove è consentita l’attività in presenza è necessario e importantissimo che il personale sia informato e formato sul comportamento sicuro da adottare. Sul sito del Ministero della Salute in relazione all’accesso sul luogo di lavoro si legge che:

Il personale, prima di entrare nella sede di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se questa risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso. Le persone in tale condizione saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine. Non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni.

E per le modalità in cui si entra in azienda, ecco cosa ribadisce il Ministero della Salute:


Il personale, e chiunque intenda fare ingresso in azienda, non può accedere se negli ultimi 14 giorni ha avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS. L’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente adoggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal Dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.

Leggi anche: Covid-19: la scuola è un focolaio, è giusto chiudere?

Un lavoro sempre più smart

I giovani studenti delle scuole superiori potranno invece usufruire di modalità a distanza di insegnamento e dunque i docenti sperimenteranno ancora una volta la cosidetta DAD, acronimo di didattica a distanza. Non completamente però, dato che si potrà ripartire in una percentuale maggiore il lavoro da casa con un rimanente residuo di attività in presenza.

Nuove competenze multimediali per i futuri lavoratori

Potrebbe anche darsi che l’utilizzo di strumenti quali Google Suite for Education (uso istituzionale di g-mail, jamboard, class-room, drive etc..) con le sue innumerevoli applicazioni possano rivelarsi sul lungo termine un bagaglio di conoscenze utili ai futuri giovani lavoratori che avranno maggiore dimestichezza con il digitale.

Le istituzioni scolastiche hanno chiuso i battenti in passato, adattandosi, alla meno peggio, a modalità di didattica a distanza. Peccato però, che non hanno potuto raggiungere tutti gli studenti. Le diseguaglianze sono aumentate poichè non tutti hanno avuto accesso alla didattica a distanza in quanto sprovvisti dei mezzi necessari e delle minime competenze informatiche per saperle utilizzare. Questo è valso almeno per gli studenti più piccoli di età.

Leggi anche: Coronavirus e smart-working, la rivoluzione digitale del lavoro in Italia

Quali sono le risorse informatiche per lo smart-working?

Per poter accedere ad una modalità lavorativa da remoto il minimo sindacale da avere a disposizione è:

  • un personal computer o un tablet o anche uno smarthphone
  • un collegamento ad internet tramite adsl, magari a banda larga
  • una rete intranet se si lavora collegati ad un’azienda

Quanto durerà?

Data la situazione è molto probabile che sarà possibile sino alla data del 31 Dicembre 2020, giorno in cui, secondo quanto stabilito dal Governo sarà ancora in essere lo stato di emergenza sanitaria. Non è prudente escludere prolungamenti o cessazioni precoci, nè è dato sapere con certezza il termine della pandemia da Covid-19.

Quel necessario senso del limite

D’altronde la semplicità di connessione delle tecnologie digitali e il loro facile utilizzo anche nelle comunicazioni a distanza, basate su un modello di domanda-risposta in tempo reale, portano ad un rischio di sconfinamento temporale sempre più difficile da arginare, se non si inizierà a porre un’attenzione seria ai limiti nella durata del lavoro.

La normativa italiana sul lavoro a distanza

Il noto sito web La legge per tutti descrive la normativa italiana prevista espressamente nell’ambito del lavoro subordinato, informando circa il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro, nel rispetto degli obiettivi concordati e delle modalità di esecuzione dell’attività autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità.

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