Giulia Cecchettin, la lettera della sorella Elena: “Il femminicidio è un delitto di potere”

Elena Cecchettin scrive una lettera per sua sorella Giulia: "Dobbiamo combattere il femminicidio e finanziare i centri antiviolenza. Diamo la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno, subito".

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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“Vi prego, non di nuovo”. Dopo lunghi giorni di speranza Giulia Cecchettin non è tornata a casa. Nell’attesa tutta la sua famiglia, in prima linea sua sorella Elena e suo padre, hanno comunicato attraverso i social le loro sensazioni.

In particolare Elena, che sta ancora elaborando il lutto di sua mamma, scomparsa lo scorso anno, si mostra molto tenace e combattiva sul suo profilo Instagram. Nelle sue storie si leggono pensieri come “Io non starò mai zitta. Non mi farete mai tacere”, o anche “Dobbiamo capire che i ‘mostri’ non nascono dall’oggi al domani. C’è una cultura che li alimenta e li protegge”. Ma non solo.

In una lunga lettera al “Corriere della Sera” ha voluto spiegare il suo punto di vista sul femminicidio, incoraggiando tutte le donne a denunciare quando, nella relazione, non è più l’amore a tenere insieme due persone, ma il possesso.

La lettera di Elena, sorella di Giulia Cecchettin: “La società si prenda le sue colpe”

Elena Cecchettin ha scritto una lettera, facendo riflettere su quanto sia importante agire contro il fenomeno della violenza di genere e il rispetto per la libertà altrui. E inizia, parlando di Filippo Turetta, fidanzato di sua sorella Giulia colpevole dell’omicidio, per poi addentrarsi in un discorso che ci riguarda tutti:

Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è.

Il mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona di cui la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è.

I ‘mostri’ non sono malati, ma sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro.

La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling.

Ogni uomo viene privilegiato da questa cultura.

“Ditelo a quell’amico che controlla la propria ragazza e a chi fa catcalling”

Elena Cecchettin invita a prenderci le nostre responsabilità e a schierarci contro chi mette in atto alcuni comportamenti ben precisi, tutti quei segnali prodromi del femminicidio e della violenza di genere:

Viene spesso detto “non tutti gli uomini”. Tutti gli uomini no, ma sono sempre uomini.

Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto.

È responsabilità degli uomini in questa società patriarcale dato il loro privilegio e il loro potere, educare e richiamare amici e colleghi non appena sentano il minimo accenno di violenza sessista.

Ditelo a quell’amico che controlla la propria ragazza, ditelo a quel collega che fa catcalling alle passanti.

Rendetevi ostili a comportamenti del genere accettati dalla società, che sono il preludio del femminicidio.

Giulia Cecchettin, la sorella Elena: “Il femminicidio non è un delitto passionale”

Il caso di Giulia Cecchettin è un altro episodio di femminicidio, frutto di un amore condizionato dal possesso e dalla manìa di voler controllare l’altra persona. Ed Elena lo dice a chiare lettere:

Il femminicidio è un omicidio di Stato, perché lo Stato non ci tutela, perché non ci protegge.

Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere. Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare.

Per Elena serve dare un forte insegnamento, ovvero che “l’amore non è possesso”. Ma non basta: “Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno”. E conclude, invitando all’azione: “Per Giulia Cecchettin non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto”.

Leggi anche: A Giulia Cecchettin la laurea in Ingegneria: “Le hanno tolto tutto il resto: la vita e il diritto di amare”

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