sabato, Febbraio 27, 2021

Covid a Roma, dopo le 18 non si beve e non si mangia, si compra: il racconto di un venerdì pomeriggio

Scattate le 18 la Polizia irrompe in piazza e multa una decina di ragazzi, dai 20 a 35 anni, che finiva la consumazione all'aperto. La pena per chi trasgredisce le regole? Una multa da 280 a 400 euro.

Asia Solfanelli
Asia Solfanelli
Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

400 euro di multa per chi consuma cibi e bevande dopo le ore 18: Dpcm del 3 dicembre. Piazza Santa Maria in Trastevere, venerdì 11 dicembre, ore 18.10, è multa per una decina di ragazzi. Quando i locali stanno per chiudere, la Polizia irrompe in varie piazze a controllare che vengano rispettate le distanze di sicurezza e gli orari di chiusura, così come tutte le disposizioni dell’ultimo decreto.

Quando i poliziotti arrivano a Trastevere, se non alle 18, qualche minuto dopo, sono ‘costretti’ a multare tutti i presenti che stanno mangiando e/o bevendo: pochi minuti, ma illegali. L’epilogo di un venerdì pomeriggio a Roma ai tempi del Covid.

Un venerdì pomeriggio ai tempi del Covid

Due ragazze, coinquiline, 28 e 30 anni, escono venerdì 11 dicembre verso le 17 a far due passi in città, a Roma. Da Testaccio si dirigono verso Trastevere. A destinazione, prendono da bere in un bar prima delle 18, ma, non avendo terminato quando il locale deve chiudere, decidono di sedersi qualche minuto ai piedi della fontana in Santa Maria in Trastevere per finire quel che hanno acquistato.

Stanno tranquillamente chiacchierando quando la Polizia municipale fa irruzione e inizia a chiedere i documenti di tutti presenti, senza dare spiegazioni. Quelli che pensavano di prestare la carta d’identità per un normale controllo son stati presto smentiti. Multa in arrivo. Racconta una della giovani:

So che chiudono i locali alle 18, ma non sapevo non si potesse bere o mangiare in strada dopo quell’ora.

C’era poca gente in giro, e ancor meno in quella piazza quando io e la mia coinquilina abbiamo deciso di sederci sui gradini della fontana.

C’era una decina di persone ed eravamo tutti ben distanziati quando la polizia è arrivata.

Dopo le 18 non si beve e non si mangia. Pena? Multa salata

Il racconto della ragazza continua:

Son intervenuti chiedendo i documenti a tutti i presenti e, senza avvisarci, ammonirci o darci una qualunque spiegazione, hanno iniziato a compilare le multe.

Solo dopo un po’ ci siamo resi conto di quel che stava succedendo. Non è valso a nulla ammettere onestamente la nostra ignoranza riguardo alla nuova disposizione così come non è valso a nulla buttare quel che stavamo consumando.

280 euro da pagare entro 5 giorni, altrimenti 400 entro 60: una fortuna di questi tempi, una fortuna per una ragazza che per via della pandemia ha perso il lavoro, un patrimonio per un ritardo di qualche minuto sulla tabella di marcia.

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Roma, un venerdì pomeriggio della Polizia ai tempi del Covid e la multa

multa
Un venerdì pomeriggio della Polizia ai tempi del Covid e la multa di venerdì 11 dicembre in Santa Maria in Trastevere.

Anche lavorare ai tempi del Covid non è semplice. Stare al passo con normative in costante evoluzione è disorientate tanto per coloro chiamati a rispettare le leggi quanto per chi invece è chiamato a farle rispettare.

Se fino a dieci giorni fa i locali chiudevano alle 18 e il coprifuoco era fissato per le 22, dal 3 dicembre con l’ultimo Dpcm si è aggiunto un ulteriore divieto che recita: “Dopo le ore 18 è vietato consumare cibo e bevande nei locali o per strada”. Significa multa per chi non lo rispetta.

Stando quindi alle direttive dell’ultima normativa spetta alla Polizia, così come all’esercito, intervenire affinché le disposizioni vengano rispettate allo scopo di ‘salvaguardare’ la salute dei cittadini e prevenire la diffusione del contagio.

Dalle 18.01 è razzia e, come hanno affermato gli stessi poliziotti chiedendo ai presenti se erano italiani: “La legge non ammette ignoranza”.

La legge non ammette ignoranza, ma può ammettere buonsenso?

Non solo ignoranti, ma probabilisti e lassisti: le nuove generazioni sono una disgrazia. Dopo una settimana dall’entrata in vigore del nuovo decreto, sebbene l’aggettivo da marzo a oggi sia già stato attribuito ad altre innumerevoli normative, non è ammesso non conoscerne tutte le variazioni.

Chi ha visto la conferenza stampa del 3 dicembre del nostro caro Conte, non ha sentito il nostro Presidente vietare il consumo di cibi e bevande in luoghi pubblici, eppure la legge ‘parla’ chiaro: è vietato, già dalle 18.01.

Che sia dovere di ogni cittadino leggere l’intero documento è inopinabile, ma che siano molti a non averlo fatto è, ahimè, una verità. Si tratta di educare il cittadino a fare il cittadino, a rispettare quanto imposto dall’autorità, è quella bastonata con cui il padrone richiama il cane che annusa per terra: una bastonata da 280 a 400 euro, per aver mangiato e bevuto.

È responsabilità di ognuno informarsi e aggiornarsi: ammesso l’illecito, la legge è stata violata. Ma è così assurdo pensare che si possa dare qualche avvertimento prima di intervenire, soprattutto solo qualche minuto dopo il suono della campanella?

Nel verbale scrivono: ore 18.10. In secoli di dispotismi, tirannie e guerre, solo in due sono riusciti a costringere l’uomo senza bere: lo Stato ai tempi del Covid e il deserto. Ah, e la prigionia, o la schiavitù. Esiste ancora qualcosa chiamato buonsenso?

Perché buonsenso?

Capacità naturale, istintiva, di giudicare rettamente, soprattutto in vista delle necessità pratiche.

La definizione del vocabolario Treccani alluderebbe a una vocina interiore, a un impulso istintivo a essere casisti in alcune circostanze pratiche e umane, e un po’ meno tuzioristi.

Nella piazza quel venerdì c’è una decina di persone, non ci sono assembramenti, ma arrivano molti poliziotti, tre auto. In piazza si beve in plastica e sta terminando la consumazione.

Quella sinora menzionata decina di persone conta ragazzi e ragazze di un età compresa tra i 20 e 35 anni, che a più riprese dichiara di non essere a conoscenza della disposizione. A più riprese i giovani contestano: “Quasi un affitto, in un periodo come questo”. L’ergastolo a un ladro di caramelle.

Stando a quanto riportato sul sito del Parlamento europeo, secondo l’organizzazione internazionale del lavoro:

La crisi di COVID-19 ha forti ripercussioni sulle prospettive di lavoro dei giovani e potrebbe portare a una vera e propria ‘generazione in confinamento’.

Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro la pandemia ha un impatto “devastante e sproporzionato” sull’occupazione giovanile.

I dati più recenti mostrano infatti che i giovani affrontano grandi difficoltà per continuare formazione e studi, cercare un’occupazione ed entrare nel mercato del lavoro.

Senza voler rigirare il coltello nella vera piaga, ovvero nella questione etica e morale di multare qualcuno solo perché sta bevendo, l’attenzione si spinge sulle persone sanzionate quello ‘sfortunato’ venerdì, quelli davvero infilzati da una tagliente lama.

Giovani che assistono inermi e impotenti allo sfacelo del loro futuro, che vagano a tentoni prendendo quel che di ‘buono’ il fato porta con sé, nel migliore dei casi la disoccupazione o la cassa integrazione pagata in estremo ritardo.

Chiaro che però ci sono ritardi e ritardi, o meglio, ritardatari e ritardatari.

Dopo le 18 non si beve e non si mangia, ma si compra

Dopo le 18, non si beve, non si mangia, ma si compra: via del Corso, Roma.

Resta difficile non mettere a confronto il ‘caos’ generato da dieci persone in una piazza, nonché l’ ‘enorme’ rischio di diffusione del virus in una tale circostanza, e la folla accalcata, ammassata domenica a far la fila per entrare alla Rinascente in via del Tritone o da Tiger in vista del Natale.

Sono molti infatti quelli che proprio durante lo scorso weekend hanno preso d’assalto le vie dello shopping e a molto poco è valso chiudere via del Corso in corrispondenza delle intersezioni con via del Parlamento, via della Vittoria e Piazza del Popolo ad intervalli di circa 15 minuti o le fermate metro “Flaminio” e “Spagna” per circa 2 ore: gli acquisti natalizi sono stati consentiti e si sono protratti, felicemente, fino alla chiusura dei negozi.

Sembra quindi lecito far una multa a chi mangia o beve dopo l’orario stabilito dal decreto del 3 dicembre, ma non a chi non rispetta distanze di sicurezza imposte da marzo, misericordia per shopping convulsivo o febbre da acquisti natalizi.

A chi prova senso di ingiustizia e chiederebbe clemenza per una disposizione ignorata, ecco la lezione da imprimere nella mente, e nella coscienza, a caratteri cubitali: dopo le 18 non si beve e non si mangia, si compra.

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Asia Solfanelli
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Intraprendente e instancabile penna, poliglotta, appassionata lettrice e avida viaggiatrice. Sviscerata amante del cinema. E ultimo, ma non per importanza, eterna studiosa, perché non si finisce mai d’imparare.

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