martedì, Ottobre 20, 2020

Fase 2: impossibile tornare a lavoro con scuole chiuse e nonni in quarantena

Domenico Di Sarno
Domenico Di Sarno
Informatico e amante dei libri di ogni genere perché fortemente convinto che la cultura sia come il cibo, ne serve ogni giorno per nutrire la mente.. Appassionato di storia e diritto costituzionale.

Sono giorni ormai che si parla della cosiddetta Fase 2, ovvero di quel passo successivo che dovrebbe portare a una lenta e graduale riapertura delle attività produttive in primis e successivamente, di tutte le altre attività per un lento, graduale, controllato e sicuro ritorno alla normalità. Il problema principale in questo momento è rappresentato dal nodo scuola. Il ministro dell’istruzione Lucia Azzolina, ha ribadito più volte che non avrebbe concesso il nulla osta per tornare in classe fin quando non avrebbe ricevuto garanzie circa la tutela della salute degli alunni. La linea che intende seguire il Governo è quindi quella buona e giusta della salute prima di tutto.

L’Italia non può essere paragonata a Francia e Germania

Molti organi di stampa stanno paragonando le scelte del governo italiano con quelle di altri Stati. Nella fattispecie si mettono a confronto uno stato centralizzato quale è la Francia che ha deciso una chiusura prima a tempo indeterminato e poi, il presidente Macron, ha annunciato la riapertura l’11 maggio. Si fa un ulteriore confronto con la Germania che è uno stato federale. Per quanto riguarda la questione della scuola in Francia, il presidente Macron ha optato per una riapertura a scacchiera ovvero cercando di riaprire le scuole laddove sarà necessario e possibile. Nel caso della Germania invece, la cancelliera Angela Merkel, ha sfruttato la caratteristica federale dello Stato tedesco cercando di utilizzare degli scaglioni di età e dando preferenza a coloro che devono concludere un ciclo di studi, ad esempio l’ultimo anno delle superiori e delle scuole elementari. Decisione presa in accordo con i governatori dei lander. Dal punto di vista istituzionale i 3 più grandi stati dell’Unione Europea, Italia, Germania e Francia, non sarebbero quindi paragonabili perché siamo in presenza di una Repubblica Parlamentare con il rispetto delle autonomie territoriali nel caso dell’Italia, uno stato fortemente centralizzato e suddiviso in dipartimenti amministrativi nel caso della Francia, ed infine uno stato federale nel caso della Germania. Leggi anche: Il modello Emilia: “Combattere il virus con i tamponi casa per casa”

Genitori a lavoro, nonni a reclusi e bambini a casa?

Esiste una sostanziale differenza tra uno stato rispettoso delle autonomie locali e uno stato federale. Tuttavia non è questa la sede per analizzare ed approfondire queste caratteristiche. Il problema su cui occorre concentrarsi è se davvero le scuole dovessero riaprire a settembre, come ha confermato la ministra Azzolina, sarebbe indispensabile cercare di trovare qualcuno che possa badare ai bambini mentre i genitori, in virtù della riapertura delle attività produttive, torneranno al lavoro. Il ministero dello sviluppo economico e quello dell’Istruzione stanno lavorando a una soluzione sostenibile cercando di incentivare lo smartworking, laddove possibile, e pensare a bonus per baby-sitter o congedi parentali. Normalmente i bambini potrebbero essere anche affidati ai nonni in assenza dei genitori, si tratterebbe di una pratica molto diffusa in Italia. Attualmente però questo significherebbe esporre la fascia più debole della popolazione, Ovvero quella anziana, a potenziali rischi di contagio.

“L’estate che avanza tu dammi una vespa e ti porto in vacanza”… questa volta no

Un ulteriore problema è quello dell’estate che sta per arrivare. Dal momento che le aziende private concedono solitamente due, al massimo tre settimane di ferie ai propri dipendenti, e le scuole normalmente chiudono alla metà di giugno, potrebbe essere necessario aprire delle attività ricreative estive per i bambini cosa che però, per la stessa ragione per la quale non si riaprono le scuole, non sarà possibile in questo anno. Al di là dello scontro istituzionale, che va profilandosi su più fonti, tra regioni e governo, occorre tenere conto che in presenza di una casistica nuova e delicata come quella della sanità pubblica, non dovrebbe esistere. Occorre precisare che senza bambini non ci sarebbe una scuola e senza anziani si perderebbe quel contatto tangibile con la nostra memoria storica e quindi preesistente. In altre parole sarebbe come se dalle nostre città eliminassimo dal tessuto urbanistico i centri storici.

La politica sarà nazionale o regionale?

Le nostre città continuerebbero a esistere ugualmente ma, l’identità stessa degli agglomerati urbani, finirebbe per essere stravolta o persa. Bambini e anziani sono quindi una risorsa economica e umana soprattutto. È quindi necessario riavviare le attività produttive e al contempo tutelare il diritto alla salute che è classificato, dalla giurisprudenza costituzionale, non solo come un diritto del singolo ma come un interesse collettivo. Questo è l’attuale obiettivo del governo e occorre chiedersi se, a oltre 150 anni di distanza dall’Unità d’Italia, si sia trovato il senso di nazione con una identità e un motivo di sussistenza comune o se si lascerà prevalere le spinte autonomistiche che ancora una volta farebbero male non alla politica ma al popolo. Leggi anche: Il modello Emilia: “Combattere il virus con i tamponi casa per casa”   di Domenico Di Sarno

Domenico Di Sarno
Domenico Di Sarno
Informatico e amante dei libri di ogni genere perché fortemente convinto che la cultura sia come il cibo, ne serve ogni giorno per nutrire la mente.. Appassionato di storia e diritto costituzionale.

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