giovedì, Gennaio 28, 2021

Faglia di Sant’Andrea, il countdown verso l’inarrestabile Big One

La faglia di Sant'Andrea attraversa la California da nord a sud, facendo tremare la terra sotto ai piedi di Los Angeles e San Francisco. Gli studiosi non hanno dubbi: è in arrivo The Big One.

La faglia di Sant’Andrea è un’immensa e profonda frattura geologica che attraversa da nord a sud lo stato americano della California.

Lunga oltre 1200 km e larga quasi 140 km, è responsabile di innumerevoli catastrofi naturali che si sono abbattute in queste zone nel corso dei millenni.

Deve il suo nome a un piccolo lago che si trova lungo il suo percorso, nella valle che attraversa, la Laguna de San Andreas, vicino a San Francisco.

Una crepa tra placche

Cos’è la faglia San Andreas, come la chiamano i locali? Si tratta della giuntura geologica tra le placche tettoniche del Pacifico e dell’America del Nord. Lungo il piano di faglia, le due “zattere”, quella marina e quella continentale, scorrono l’una accanto all’altra, senza sovrapporsi ma accumulando energia cinetica nello spostamento.

Quella di Sant’Andrea è infatti una faglia trascorrente, in cui i due labbri divergono lungo la linea di frizione, muovendosi in direzioni opposte.

Faglia di Sant’Andrea mappa

Faglia di Sant'Andrea, mappa

La faglia di Sant’Andrea serpeggia da Capo Mendocino fino ad arrivare al confine messicano, costeggiando importanti città come Los Angeles, San Diego, Big Sur, Santa Cruz, San Francisco, e Sacramento.

Di quanto si muovono le placche?

Si è stimato che Los Angeles e San Francisco, rispettivamente giacenti l’una sulla placca oceanica e l’altra su quella continentale, si avvicinino di circa 6 mm l’anno, trasportate dal lento ma inesorabile movimento delle zolle.

Nella sua storia da 30 milioni di anni, la faglia ha assistito al perenne dislocarsi delle due placche che hanno percorso quasi 350 km una accanto all’altra.

La media della velocità di trascorrenza si assesta intorno ai 50 mm all’anno, ma ci sono zone che si muovono più velocemente e altre che restano ferme a lungo per poi fare una sorta di “balzo”. Ed è proprio questo cambiamento repentino a essere all’origine di molti sismi.

Una zona “ballerina”

Nel 1906, esattamente il 18 aprile, San Francisco si svegliò con il tremendo boato di un terremoto della potenza di circa 8 magnitudo, che generò danni ingentissimi, a cui si sommarono quelli degli incendi che ne scaturirono. In quel caso, anche se le cifre non sono ufficiali, si contarono quasi 3000 morti e 250.000 persone, ossia la metà della popolazione dell’epoca, rimasero senza casa.

Presso Santa Cruz, nel 1989, si creò una frattura lunga 40 km capace di sprigionare una potenza di 7.1 magnitudo. Morirono 63 persone e ma i danni nella Baia di San Francisco furono abbastanza contenuti.

Più recentemente, nel 1994, a scatenare l’ondata sismica di Nothridge sono stati una serie di movimenti del sistema di faglie secondarie a quella di Sant’Andrea. Anche in questo caso, nonostante i morti siano stati “solo” 72, sono stati registrati oltre 15 miliardi di dollari di danni.

Nel 2010 e nel 2019 una serie di scosse con magnitudo elevata ma intensità minore hanno causato decine di vittime e molti danni all’economia locale.

La causa dei terremoti: un eccesso di energia potenziale

I terremoti che interessano quest’area si verificano per lo più quando le placche tettoniche accumulano energia potenziale a sufficienza per rompere la forza di attrito che le tiene unite sul piano di faglia.

Sono infatti i bordi esterni delle placche a muoversi “a singhiozzo”, non i piatti tettonici su cui sono poggiati, che invece sono in continuo movimento.

Da ormai molto tempo, secondo i ricercatori del California Integrated Seismic Network, la faglia di Sant’Andrea avrebbe accumulato energia potenziale che presto si trasformerà in energia cinetica, con conseguenze devastanti.

Questo perché la placca nordamericana si è spostata di circa 5 metri in profondità, accumulando tensioni lungo la faglia che invece è rimasta ferma.

Faglia di Sant’Andrea Big One

The big one, tradotto “quello grosso”, è il nome del terremoto, ancora ipotetico ma definito dagli scienziati “inevitabile”, che dovrebbe colpire l’area della faglia californiana con una potenza superiore ai 7.8 gradi di magnitudo Richter.

Nel caso si dovesse verificare, un cataclisma sismico di questa portata causerebbe la devastazione totale nel raggio di 50-100 miglia dalla faglia. Le città più colpite sarebbero Los Angeles, Palm Springs e San Francisco, con migliaia di perdite umane, feriti e danni materiali per miliardi.

Quando si scatenerà sulla faglia di Sant’Andrea Big One?

La scienza non ha ancora trovato il modo di poter prevedere in modo accurato i terremoti, anche se la probabilità sismica è un dato apprezzabile e stimato.

Per poter ipotizzare il futuro, i geologi stanno mappando i paleosismi, i terremoti che hanno interessato la faglia di Sant Andrea, cioè gli esiti dei terremoti passati.

In alcuni punti è chiaramente visibile infatti quello che è successo nel corso dei secoli. Ad esempio sedimenti tra loro coerenti, in origine facenti parti di un’unica formazione geologica, ma dislocati di diverse centinaia di metri lungo la faglia, indicano che in quel punto le due placche si sono mosse repentinamente, allontanandosi.

Le analisi hanno dimostrato che i terremoti peggiori lungo la faglia ricorrono ogni 100/135 anni, anche se nelle ere precedenti l’area non era densamente abitata.

Sono passati 160 anni dall’ultimo terremoto di magnitudo 8 registrato in California: Big One potrebbe scatenarsi prestissimo.

Leggi anche: Terremoto Centro Italia e Covid, la ripartenza lenta del nostro Paese

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