domenica, Gennaio 29, 2023

La sconfitta in partenza del Pd, il tracollo della Lega, l’astensionismo: cosa c’è dietro il successo di Giorgia Meloni

Una vittoria che parte da lontano, costruita nel tempo e servita su un piatto d’argento dal Centrosinistra e dagli astensionisti. Potremmo riassumere così il successo di Giorgia Meloni.

Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

Adesso è ufficiale: il Centrodestra a trazione Fratelli d’Italia ha vinto le elezioni meno partecipate di sempre (l’astensione è al 36.09%). Giorgia Meloni è a un passo dall’essere la prima donna Premier in Italia e ha già ricevuto il plauso entusiasta della destra europea. “La sfida ora è tornare a far credere nelle istituzioni, troppi italiani ancora scelgono di non fidarsi. Bisogna ricostruire il rapporto tra stato e cittadini”, ha detto stanotte la leader di FdI dopo le prime proiezioni di voto dall’Hotel Parco dei Principi a Roma, travolta dagli applausi di gioia dei suoi.

Di fatto, ieri gli italiani alle urne hanno dimostrato di fidarsi di lei. Che, con il 26% delle preferenze, sente ora a ragione di essere pronta a segnare una svolta storica in Italia.

Elezioni, FdI domina il Centrodestra: il tracollo della Lega e l’indebolimento di FI

Elezioni, FdI domina il Centrodestra: il tracollo della Lega e l'indebolimento di FI

Una vittoria che parte da lontano, costruita nel tempo e servita su un piatto d’argento dal Centrosinistra e dagli astensionisti. Potremmo riassumere così il successo di Giorgia Meloni. Di fatto, Fratelli d’Italia è stato l’unico partito a tenersi sempre fuori dall’ultimo Governo di unità nazionale guidato da Mario Draghi e la scelta, evidentemente, ha pagato bene.

La crescita nei sondaggi è stata graduale ma inesorabile, con FdI che ha messo alla porta la sempre più debole leadership leghista all’interno del Centrodestra rosicchiando consensi piano piano e puntando tutto sulla coerenza delle proprie inamovibili posizioni. Così Giorgia Meloni ha conquistato il cuore del popolo.

La Lega, da parte sua, con nemmeno il 9% chiude nel segno di un lampante ed impietoso indebolimento, così come Forza Italia, ferma all’8%. Giorgia Meloni non può di certo ignorare le “sconfitte” politiche dei suoi alleati e la distanza che li separa, ma dovrà comunque tenere conto di loro per mantenere salda la maggioranza di Governo. Per questo motivo potrebbe comunque assicurare a Salvini il tanto agognato posto al Viminale, anche se adesso c’è chi parla di possibili dimissioni per il leader leghista dopo i deludenti risultati di ieri. Forse il tanto auspicato ritorno alla Lega delle origini voluto da molti militanti del Carroccio sta per compiersi. Ma tutto è da vedere.

Elezioni: la tremenda sconfitta del Pd e la “rinascita” del M5S. Il Terzo Polo non sfonda

Oltre alla Lega, l’altro grande sconfitto di queste elezioni è il Pd, che ha ottenuto appena il 19% delle preferenze, non sfondando la soglia psicologica del 20% e avvicinandosi in maniera preoccupante a quel 18,9% del 2018 più volte rimproverato all’ex segretario Matteo Renzi. La coalizione di Centrosinistra nel suo insieme ha chiuso con un deludente 26%, praticamente le preferenze ottenute (da sola) da Giorgia Meloni.

E così come per Salvini, adesso anche sul nome del leader dem Enrico Letta aleggia lo spettro delle dimissioni. Il congresso democratico è fissato a marzo 2023, ma è possibile anche che si svolga in anticipo nel caso in cui Letta sia pronto a valutare le dimissioni già nelle prossime ore. Di certo, la scelta del Pd alle primarie sarà cruciale in vista della prossima legislatura: si apre un bivio tra la creazione di un asse più a sinistra coi 5 Stelle e l’ipotesi di un polo più riformista che guardi ad Azione e Italia Viva.

Giuseppe Conte, da parte sua, può dirsi soddisfatto dei risultati ottenuti. Sceso in picchiata durante i turbolenti giorni della caduta del Governo Draghi, il M5S ha ottenuto alle politiche un soddisfacente 16%, risultando il primo partito al Sud. Il merito va all’abilità del leader pentastellato, che non solo ha saputo essere credibile durante tutta la campagna elettorale rispolverando le bandiere del Movimento degli albori, ma è anche stato abile nel giocare la carta “coerenza” tanto amata da Giorgia Meloni, riuscendo in questo modo a far volgere a suo favore la caduta dell’ex numero uno della Bce. E adesso i 5 Stelle, contro ogni pronostico, si preparano a fare opposizione da una posizione di forza.

Il Terzo Polo di Azione e Italia Viva, invece, ha guadagnato un discreto 8%, un risultato soddisfacente, certo, ma non indice del plateale successo a doppia cifra a cui Calenda e Renzi auspicavano.

La sconfitta (in partenza) del Pd e la prevedibile vittoria di Giorgia Meloni

Guardare all’ultimo mese di campagna elettorale significa rendersi conto di come quello di fronte al quale ci troviamo oggi sia un risultato scontato, quasi già scritto. Il Centrosinistra aveva di fatto già messo in cassaforte la sconfitta rinunciando all’alleanza con il M5S di Conte che, da parte sua, deve invece probabilmente molto del suo inaspettato successo pure a questa rinuncia e alla scelta di correre in solitaria.

Ma per il Pd e gli alleati la strada verso il tracollo era ormai segnata da tempo, con l’uscita di Calenda dall’accordo coi dem che poi aveva fatto il resto. Con una legge elettorale come il Rosatellum (tutta a favore di coalizioni forti) la sconfitta del Centrosinistra più che un’eventualità era una certezza. Quel che resta da comprendere è perché il Pd abbia deciso di rinunciare a combattere fin dall’inizio, consegnando (consapevolmente) il Paese a Giorgia Meloni.

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Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

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