domenica, Giugno 26, 2022

Aumentano i casi di anoressia e bulimia: quanto ha influito il Covid?

Effetto Covid su anoressia e bulimia. L'istituto superiore di sanità ha evidenziato un aumento di casi con la pandemia e continua a monitorare la situazione.

Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.

Effetto Covid su anoressia e bulimia. Oggi 15 marzo, giornata del fiocchetto lilla contro i disturbi del comportamento alimentare, non si può non considerare come i numeri stiano sempre più aumentando, da come certifica l’Istituto superiore della Sanità, tanto da pensare che il Covid abbia aggravato la situazione portando una pandemia nella pandemia.

L’istituto superiore di sanità ha realizzato una mappatura dei 108 centri di assistenza in Italia, che sono sempre in divenire. Si tratta di una rete di cui ancora si fa fatica a intercettare, essendo tanti operatori impegnati per il Covid e impossibilitati a soddisfare le svariate richieste d’aiuto.

Effetto Covid su anoressia e bulimia: qual è la situazione

effetto covid su anoressia e bulimia

Effetto Covid su anoressia e bulimia. Il Covid, con il carico di stress e con le chiusure, ha provocato una sorta di pandemia nella pandemia. Nei primi sei mesi del 2020 si è verificato un aumento del 40% di casi rispetto al 2019, da come certificato dall’Iss. Secondo un’analisi del Consorzio universitario Cineca, conclusa a febbraio 2021, sono stati 230.458 i nuovi casi rispetto ai 163.547 dell’anno precedente.

L’Istituto ha mappato anche i centri privati accreditati, che oggi sono sette, evidenziando un aumento in contemporanea con la pandemia. Tale censimento è in evoluzione. Dei 9.000 utenti dei centri censiti dall’Iss, 5mila sono stati presi in carico dopo la pandemia. Per il 90% si tratta di femmine, di cui il 58% ha tra i 13 e i 25 anni, anche se è in aumento la fascia d’età tra i 30 e i 40 anni.

La diagnosi più frequente, con il 36,2% dei casi, è di anoressia nervosa, poi c’è  la bulimia nervosa con il 17,9% e il disturbo di binge eating con il 12,4%, cioè una sorta di abbuffata di cibo in un tempo breve e perdendo il controllo su di esso.

Laura Dalla Ragione, psichiatra, psicoterapeuta, e direttore della rete DCA USL 1 dell’Umbria, ha fornito una spiegazione sull’argomento dell’effetto Covid su anoressia e bulimia. Ecco come si è espressa al riguardo, come riporta Il Sole 24 ore:

Sono forme nuove di depressione depressioni moderne che spesso sfociano in bulimia, oppure si tratta di ricadute di episodi trascurati quando erano bambine.

Capita che al disagio tradizionale che porta all’insorgere di questi disturbi si sommino difficoltà non trattate.

Effetto Covid su anoressia e bulimia: quali sono stati i fattori di rischio

I fattori di rischio per lo sviluppo di disturbi alimentari legati alla pandemia sono stati: l’interruzione delle routine quotidiane, tra cui spostamenti e attività, con la modifica delle nostre abitudini, un maggior numero di snack e spuntini e le limitazioni alla libertà personale. Tutti questi fattori possono aver provocato un’attenzione maggiore verso il cibo.

Inoltre l’aumento dell’utilizzo dei social media, il disagio emotivo e la paura del contagio possono aver provocato degli squilibri. Pure l’isolamento sociale, con tutta la rete di relazioni di supporto o la difficoltà ad accedere alle strutture utilizzare per la regolazione emotiva, come il recarsi dallo psicologo, possono aver influito sull’acuirsi o la nascita delle problematiche alimentari.

Leggi anche: Tumore regredisce dopo vaccino anti-Covid: qual è la spiegazione?

Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.

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