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Disability Pride, la festa di chi crede in un mondo senza barriere

Il 14 luglio a Roma si terrà la quinta edizione del Disability Pride, la manifestazione delle persone con disabilità e di chi crede in una società inclusiva.

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Disabilità come inclusione. È questo il concetto del Disability Pride che il 14 Luglio sfilerà per le strade della Capitale. Il corteo si è dato appuntamento in via dei Fori Imperiali alle 18.00 passando per le principali vie del centro storico fino a raggiungere piazza del Popolo dove musica e intrattenimento contribuiranno a colorare la festa.

Anche quest’anno la manifestazione si svolgerà in contemporanea in diverse città del mondo. Oltre Roma anche New York, Brighton e Dakar, parteciperanno all’evento che ha lo scopo di sensibilizzare e avvicinare l’opinione pubblica e le Istituzioni ai bisogni delle persone con disabilità.

#inclusivopresente, l’hashtag di chi si impegna qui e ora

#inclusivopresente, questo l’hashtag scelto per identificare la manifestazione di quest’anno. L’inclusione è un concetto fondamentale nel percorso di sensibilizzazione. Sul manifesto si legge:

Una comunità è veramente tale solo quando sa ascoltare, comprendere e valorizzare le diversità e le fragilità di tutti i settori sociali, di cui la disabilità è solo una parte.

Bisogna abbattere le barriere culturali, architettoniche e sensoriali affinché ognuno si senta parte della comunità che vive. L’inclusività appunto, è la strada per la conquista dei diritti fondamentali delle persone con disabilità. L’evento di domenica rappresenta un momento centrale nella campagna di informazione e sensibilizzazione, per far conoscere le grandi e piccole realtà che durante tutto l’anno si impegnano e lavorano sul territorio per rendere accessibili e sostenibili gli spazi della vita quotidiana.

Parteciperanno al corteo anche i ragazzi della Cooperativa sociale Agricola Giuseppe Garibaldi. La piccola azienda nelle campagne di Roma ha messo su una realtà sociale aggregativa che attraverso il lavoro agricolo e il contatto con la terra insegna ai ragazzi con disabilità mentali il valore della comunione e del lavoro. Abbiamo parlato con Maurizio Ferraro, presidente della Cooperativa, che ci ha spiegato il valore dell’inclusione.

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Il tema dell’inclusività è al centro della manifestazione di domenica. Cosa si intende con il termine inclusività? O meglio, da quali realtà una persona con disabilità si sente veramente escluso?

Integrazione e inclusione sono parole che si usano in una società che cammina verso modelli nuovi, una società dove la diversità è inclusa in quanto parte integrante e non lasciata ai margini. Noi genitori della Cooperativa con i nostri figli stiamo lavorando per costruire intorno a noi un sistema che includa la normalità. Del resto quando si parla di disabilità sembra che ci sia l’idea di una società divisa in due parti: quella normale e quella diversa e sembra che tutto venga organizzato tenendo conto solo di questo paradigma. Non è l’inclusività al centro delle politiche della trasformazione del mondo, della società nella quale viviamo. Per questo Disability Pride: un orgoglio che viene dalla nostra visione della vita e del vivere quotidiano, che ci rimette in una condizione di normalità, di un vivere giusto, democratico, sano.

Ma siamo sicuri poi che oggi le persone ‘normali’ si sentano incluse in questo modello di società? Quello che stiamo vivendo è un mondo dove i valori e le relazioni sono al centro della comunità? Noi stiamo proprio lavorando su questo: attraverso il lavoro, attraverso la nostra piccola azienda vogliamo costruire una comunità per tornare ad un modello più umano, più antico. Un modello dove si riconoscono gerarchie e valori, e l’importanza del lavoro. Tutto questo ruota intorno alla disabilità dei nostri figli. Sono loro i portatori dell’enzima che spinge a una condizione di normalità il vivere comune.

La persona con disabilità è così definita in una società tecnocratica, fatta di gerarchie e di luoghi che definire umani è oggi veramente difficile. La disabilità mentale invece non è un problema di barriere architettoniche ma di barriere di natura sociale, barriere relative alla comunicazione, allo stare insieme e alla condivisione della propria esistenza. Per essere vicino ad una persona con disabilità mentale bisogna modificare il proprio approccio, imparare i suoi rumori, le sue modalità d’espressione che però non possono essere fonte di esclusione. Non aver paura della disabilità mentale è fondamentale.

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Anno dopo anno la sensibilizzazione delle Istituzioni sul tema disabilità sembra aumentare. Quali sono i passi in avanti più significativi raggiunti? E quali invece le situazioni più critiche in cui l’intervento è carente?

C’è un gran parlare intorno al tema della disabilità e ad una sensibilizzazione maggiore da parte delle Istituzioni. Rispetto a questo io non ho un vero indice che tende all’aumento. Anzi, la parola che userei è indifferenza. Le Istituzioni ne fanno sempre una grande cassa di risonanza, ma in realtà i problemi quotidiani restano e le difficoltà anche. Non credo che nel nostro Paese la disabilità abbia particolari attenzioni e abbia raggiunto un livello adeguato che permetta l’inclusività e la possibilità di integrarsi all’interno del vivere civile.

Le barriere oltre che architettoniche e istituzionali sono anche sociali. Cosa la società non sa o non comprende e come dovrebbe agire per aiutare veramente?

Io parlerei di segnare il passo. Lo verifichiamo soprattutto quando i ragazzi con disabilità raggiungono la maggiore età e i diritti sembrano finire. Anche un tema come il lavoro o il vivere da soli, il cosiddetto ‘dopo di noi’, restano chimere, luoghi impossibili da raggiungere. Lì le barriere diventano istituzionali e sociali. Significa che manca un vero lavoro intorno al tema e mancano risorse, che sono poche e impiegate male.

Quel che la società non vuole comprendere o fa finta di non sapere è che il diverso è parte della comunità, è parte inclusa nel vivere quotidiano. Fin quando la disabilità verrà considerata come qualcosa di altro dal vivere ‘normale’ questo sarà l’unico modo che la nostra società ha di comprenderla.

Anche per un genitore non è facile. Allenarci a pensare alla disabilità dei nostri figli come un problema che obbliga gli altri a pensare a noi, ci pone in una condizione di dipendenza dalle risorse e dalle idee degli altri. Questa cosa va ribaltata e noi ci stiamo provando con la nostra Cooperativa. La Cooperativa Garibaldi è stata fondata dai nostri ragazzi, tutte persone con amministratori di sostegno o con interdizione, eppure sono loro i titolari della loro azienda. Hanno scelto insieme a noi genitori il lavoro in agricoltura. Una piccola impresa che produce, nel nostro caso, ortaggi e verdura secondo natura. Ciò ci permette di stare tra la gente, di stare sul mercato e quindi relazionarci con altri. Nessun ragazzo autistico con bisogno di supporto intensivo troverà mai lavoro con la legge 68/99. Però noi abbiamo costituito una cooperativa, abbiamo costruito e messo in piedi un contesto lavorativo all’interno del quale viviamo in comunità e diamo il nostro contributo.

Anche la sua associazione parteciperà alla manifestazione. Qual è il messaggio che volete far ascoltare? Quali i progetti in cantiere?

Le attività della Cooperativa sociale Agricola Giuseppe Garibaldi.

All’interno della manifestazione vogliamo portare la nostra storia che è anche fatta di politica. Chiara e altri ragazzi della nostra comunità sono stati candidati nella lista Marino nelle elezioni per il sindaco di Roma nel 2013. Ultimamente abbiamo formato una lista chiamata Articolo 14 presentata alle elezioni di Civitavecchia. Una lista formata da ragazzi con disabilità mentali gravi con interdizione e accompagnati da amministratori di sostegno. Ciò è possibile grazie alla nostra Costituzione. Noi abbiamo una grande Costituzione che ci permetterebbe di ricoprire ruoli di governance. Un modo grande di pensare che contribuirebbe ad affrontare certi temi molto da vicino. Per fare questo bisogna essere attivi e lavorare uniti. La nostra Costituzione è molto avanti, ma la legislazione sulla disabilità negli ultimi 40 anni è ferma. Perciò costruire a partire da noi. Le persone con disabilità sono parte del destino della comunità e non qualcosa di altro da essa.

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di Elza Coculo

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