domenica, 16 Gennaio 2022

Direct Air Capture, cos’è e come funziona

Non solo sequestro di anidride carbonica, ma anche estrazione diretta dall'atmosfera: ecco in cosa consiste la Direct Air Capture.

Tra le manovre più interessanti per tenere sotto controllo i livelli di gas serra nell’atmosfera, la Direct Air Capture fa capolino nei piani strategici dei paesi grandi inquinatori come una delle chiavi di volta per migliorare lo stato delle emissioni.

Ma si può puntare davvero su un simile tipo di tecnologia? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di simili pratiche?

Differenza tra Direct Air Capture e Carbon Capture and Sequestration

Al pari della Carbon Capture and Sequestration (CCS), la Direct Air Capture si prefigge di limitare la presenza dell’anidride carbonica nell’atmosfera, considerando il fatto che la sua concentrazione oggi è più alta di quanto non lo sia mai stata negli ultimi 2 milioni di anni, ossia ancor prima della comparsa dell’uomo sulla terra come homo sapiens.

Sebbene capi di stato, nazioni e associazioni si siano mobilitate in più direzioni per contrastare il trend inesorabile di aumento delle emissioni, alcuni studi meno ottimisti invitano a prepararsi per il peggio, considerando altre alternative ai piani già stabiliti per porre rimedio alla catastrofe.

Tra queste c’è anche l’idea di “estrarre” l’anidride carbonica disciolta nell’atmosfera attraverso impianti addetti alla Direct Air Capture – cattura diretta dell’aria.

A differenza degli impianti CCS, infatti, la Direct Air Capture prevede di separare l’anidride carbonica presente nell’aria dagli altri gas non all’atto della sua effettiva emissione, ma anche in un secondo momento, agendo come una sorta di gigantesco filtro.

Il problema dell’anidride carbonica

La maggiore preoccupazione degli studiosi che non credono possibile il contenimento delle temperature come propugnato da accordi e vertici internazionali risiede nella salute e nella condizione attuale di quelli che dovrebbero essere i filtri naturali dell’anidride carbonica: mare e foreste.

La deforestazione da una parte e l’inquinamento delle acque dall’altra hanno infatti determinato un forte squilibrio nella capacità dei due ecosistemi di smaltire la CO2, riducendone di fatto il raggio di azione.

Alle politiche di riforestazione e pulizia quindi si cerca disperatamente di affiancare ritrovati scientifici e ingegneristici che possano aiutare la natura a filtrare il carbonio in eccesso presente nell’atmosfera.

Ecco perché si guarda con speranza allo sviluppo della Direct Carbon Capture.

In che cosa consiste la DAC?

La Direct Air Capture (DAC) non è altro che una rimozione meccanica della CO2 dall’atmosfera, attraverso l’utilizzo di speciali macchinari innovativi che tenteranno di contrastare l’aumento della temperatura e delle emissioni dannose nel rispetto della natura.

Esistono attualmente nel mondo 19 impianti di Direct Air Capture, tra cui quello collocato a Hellisheidi, nel sud-ovest dell’Islanda, è recentemente salito agli onori della cronaca perché sponsorizzato da giganti dell’industria e della tecnologia, come Microsoft, che intendono ridurre il loro peso sulla bilancia carbonica mondiale.

Orca, il nome dell’impianto messo a punto dalla svizzera Climeworks, sarà in grado di rimuovere circa 4.000 tonnellate di anidride carbonica ogni anno con una struttura tutto sommato contenuta e soprattutto ecosostenibile. Il prototipo infatti sarà alimentato da una fonte rinnovabile proveniente da un impianto geotermico nelle immediate vicinanze.

Se la tecnologia dovesse diventare scalabile, presto potremmo vedere decine e decine di questi collettori dotati di ventole sparsi sul territorio!

Come funziona la DAC?

Il sistema di estrazione dell’anidride carbonica dall’atmosfera avviene tramite membrane preparate chimicamente per essere in grado di separare il diossido di carbonio dal resto dell’aria.

Una volta raccolta, l’anidride carbonica può alternativamente o essere depositata e stoccata in appositi giacimenti, come nel caso del sequestro, oppure pressurizzata sotto forma di fluido e impiegata nei bio carburanti.

Nel caso del qui citato impianto Orca, l’anidride carbonica viene trasformata in una sorta di pietre che, attraverso un processo chimico in cui è coinvolta della semplice acqua, si trasformano in carbonati solidi.

I limiti della Direct Air Capture

Dato che l’anidride carbonica è molto più diluita nell’atmosfera che in altri materiali, la DAC ha bisogno di grandi quantitativi di energia per alimentare i suoi impianti. Questo significa che i costi energetici sono ancora troppo alti per essere sostenuti su scala industriale.

Parimenti, il rischio e la pericolosità di “maneggiare” enormi quantitativi di anidride carbonica assorbita dall’aria incide sui costi delle operazioni che richiedono una serie di misure sicurezza aggiuntive.

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