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Decreto Coronavirus, già 43 mila denunce per violazione

Nonostante l'estenzione della zona rossa a tutta Italia, ancora troppa gente in giro: servono più controlli.

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L’emergenza coronavirus sta mettendo a dura prova tutto l’apparato statale italiano che da qualche mese sta facendo i conti con la necessità di garantire un servizio sempre efficiente ed efficace con un impegno, in termini di numeri e risorse, che non si vedeva probabilmente dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. La parola d’ordine in questo periodo è diventata “io resto a casa”. Secondo alcuni amministratori locali, presidenti di regione come ad esempio Fontana in Lombardi, Bonaccini in Emilia Romagna e De Luca in Campania, molte persone stanno contravvenendo costantemente alla principale disposizione del governo ovvero quella di restare a casa.

Il problema è che la sorveglianza oltre ad essere affidata alle forze di polizia, in primis la polizia di stato e i carabinieri, è effettuata anche dalla polizia municipale dei singoli comuni. I dati del Viminale parlano di oltre un milione di persone controllare e 43 mila denunciate per violazione del DPCM del 9 marzo 2020. Questi dati sono relativi solo alla prima settimana di “quarantena”.

Leggi si ma anche possibilità di controllo

Nelle grandi città il problema è meno avvertito perché c’è una maggiore presenza delle forze dell’ordine con Commissariati di Polizia e Comandi di Compagnia dei Carabinieri che hanno il compito di sorvegliare una sola città. A questo dobbiamo aggiungere la presenza della polizia municipale che tipicamente, nelle città con più di 50 mila abitanti, è presente anche per turni notturni.
Nei centri più piccoli la polizia di stato e i carabinieri hanno una suddivisione dei compiti amministrativi diversa. Talvolta un commissariato ha il compito di garantire la sorveglianza di 6, a volte anche 8 comuni per una superficie che supera i 100 Km quadrati con una popolazione di più di 100 mila abitanti.

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I limiti della polizia municipale

Lo stesso vale per le compagnie dei carabinieri che sono stanziate in un comune più grande e garantiscono l’aliquota radiomobile per un elevato numero di paesi. Le compagnie hanno una suddivisione gerarchica con le stazioni che si trovano nella maggior parte dei paesi con meno di 50 mila abitanti e talvolta, non hanno organico sufficiente a tal punto da essere costretti a garantire solo il piantonamento per le telefonate nelle ore notturne. Infine vi è la polizia municipale. Quando un sindaco emette una ordinanza la prima forza di polizia preposta a farla rispettare è proprio la municipale. Come abbiamo già detto prima però, in questi piccoli comuni la municipale è generalmente aperta dalle 6 alle 21 perché non ci sono fondi ne organico per garantire una copertura h24.

Invertire la tendenza, assunzioni e non tagli

Ci troviamo in una situazione in cui il sistema stato si trova a dover garantire sicurezza ordinaria, prevenzione del crimine e rispetto di decreti e ordinanze dovute all’emergenza sanitaria. Vanno inoltre garantiti i diritti di chi lavora nei corpi di polizia tutelando il diritto alla turnazione e il riposo per coloro che per una qualsiasi ragione hanno dei problemi di salute al fine di garantirne il recupero. Negli ultimi anni lo Stato ha dismesso varie spese soprattutto nel settore sanitario e in quello della sicurezza. Per evitare di stressare eccessivamente chi garantisce assistenza sanitaria e sicurezza potrebbe essere il momento di adottare misure in controtendenza con quelle degli ultimi 25 anni. Probabilmente è possibile chiedere al personale delle forze dell’ordine qualche ora di straordinario pagato secondo la legge ma sarebbe opportuno prevedere una campagna di assunzioni lampo anche nelle forze dell’ordine e oltre che nella sanità.

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Diritto alla sorveglianza per tutti i cittadini

In questo modo si potrà garantire non solo l’applicazione degli attuali decreti ma anche il diritto alla sicurezza dei cittadini e si permetterebbe allo Stato di riprendere il controllo capillare del territorio facendo in modo che la sorveglianza, anche nei piccoli centri, sia garantita senza dover inviare pattuglie da grossi centri di comando che distano molti km. Se il governo si muovesse anche in questo senso potrebbe cogliere queste emergenza per risolvere il problema coronavirus e rendere più robusto l’intero apparato della sicurezza in Italia.

di Domenico Di Sarno

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