Addio a Francesco Guccini, la voce e la coscienza della canzone d’autore

Si è spento a 86 anni nella sua amata Pavana Francesco Guccini, il "Maestrone" della canzone d'autore. Dagli esordi bolognesi ai capolavori che hanno segnato intere generazioni, il ricordo di un poeta anarchico che ha trasformato la vita in versi immortali.

Marta Tucci
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“Però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia
Io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi”
, canta Francesco Guccini ne L’Avvelenata, forse il suo brano più celebre.
Di applausi, e forse anche di fischi, ne ha ricevuti tanti, di rivoluzioni ne ha fatte molte e ha toccato i suoi nemici con la musica e con le parole, per parafrasare una frase della sua Cirano. Il cantautore romagnolo si è spento questa mattina all’età di 86 anni a Pavana. A darne notizia è stata la famiglia, sottolineando:

Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata.

Nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringraziamo tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto.

Nella sua vita ha davvero cantato come e quando ha potuto, regalandoci dei capolavori che resteranno nella storia della musica italiana: dalla letteratura all’impegno sociale e politico, dall’amore alla storia fino a quelle rivoluzioni che non credeva possibili attraverso le canzoni, Francesco Guccini ha trasformato la vita in avventura e poesia.

Chi era Francesco Guccini

Francesco Guccini

Nato a Modena il 14 giugno 1940, Francesco Guccini è costretto a trasferirsi a Pavana, dove tornerà nel 2012, in seguito allo scoppio della guerra. Ma è a Bologna, a cui dedicherà anche una canzone nell’album Metropolis, che incontra la musica. Inizia a suonare in una balera con Victor Sogliani, che insieme a lui entrerà a far parte degli Equipe 84, e con Pier Farri, che diventerà il suo produttore.

Dopo questa prima fase in cui l’influenza della musica americana si intuisce non solo dai brani, ma anche dai nomi dei diversi gruppi di cui il cantautore ha fatto parte — Hurricanes, Snakers e Marino’s — Guccini abbandona il rock ‘n roll per avvicinarsi alla musica folk. E arriva la svolta. Nel 1967 pubblica Folk beat n.1: dal punto di vista commerciale non è un successo, ma l’album definisce lo stile di Guccini e la sua posizione. Scrive anche Dio è morto, che verrà, però, portata al successo dai Nomadi.

Parole, lotte e poesia: il patrimonio umano e musicale di Francesco Guccini

Il successo vero e proprio arriva negli anni Settanta: nel 1970 incide gli album Due anni dopo e L’isola ritrovata. Nel 1972 pubblica La Locomotiva contenuta nell’album Radici. Otto minuti di brano che attraverso il racconto di una storia vera trasformano temi come l’uguaglianza e la libertà in qualcosa di tangibile.

Fino al 1973 Guccini viene apprezzato, ma è ancora considerato un cantante di nicchia, considerato “troppo intellettuale” dal grande pubblico. Poi nel 1976 pubblica L’Avvelenata: un brano per rispondere a quelli che lo hanno criticato, che diventa l’inno di una generazione intonato ad ogni concerto del cantautore.

Gli anni Ottanta si aprono con Metropolis in cui descrive quattro città, Bologna, Bisanzio, Venezia e Milano, e i simboli che rappresentano. Il tema del viaggio torna anche nei due album successivi, Guccini e Fra la via Emilia e il West. Viaggi , ideali, valori, ma non solo; le canzoni servono anche per descrivere e raccontare le persone a cui teniamo: nell’album Ritratti, Guccini descrive le persone per lui più importanti.

Gli anni ’90 e il romanzo postumo

Anarchico da sempre, come del resto sempre si è definito, le sue canzoni sono diventate il manifesto politico di una generazione, una spinta all’azione e un antidoto all’indifferenza. Guccini ha creato un mondo un cui lotta politica e storia si fondono con personaggi letterari e leggende: canzoni come Don Chisciotte, Primavera di Praga e La Locomotiva ci insegnano che gli e eroi e i rivoluzionari non esistono solo nei libri e nelle canzoni e che tutti possiamo diventarlo.

Nel 1990 vince il premio “miglior canzone dell’anno” dal club Tenco per Canzone delle domande consuete. L’album capolavoro degli anni Novanta è D’amore di morte e di altre sciocchezze che contiene Cirano, una critica alla società attuale attraverso il personaggio letterario di Rostand e Quattro stracci, dedicata alla ex moglie. L’ultima Thule è l’ultimo album scritto da Guccini, i successivi sono album di cover. Da quel momento in avanti si è dedicato alla sua carriera di scrittore e settembre verrà pubblicato Calde le pere il suo romanzo postumo.

Da cantautore impegnato, come è sempre rimasto, Guccini ha conquistato il grande pubblico senza inseguire il successo commerciale. Ha raccontato il mondo attraverso la musica, trasformandola in poesia.

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