Chi era Fausto Delle Chiaie, lo street artist al servizio di Roma. Achille Bonito Oliva: “Ne resterà memoria”

Per oltre mezzo secolo Fausto Delle Chiaie ha rivoluzionato la concezione della street art nelle vie di Roma. Ecco chi era davvero l'artista, scomparso oggi a 82 anni.

Samuele Cupido
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Si è spento a Roma all’età di 82 anni Fausto Delle Chiaie, una delle massime espressioni della street art della scena culturale capitolina. Per oltre mezzo secolo ha trasformato piazze e marciapiedi del centro storico in un museo a cielo aperto, dando vita a un linguaggio artistico libero da logiche commerciali e profondamente legato al dialogo con il pubblico. Con la sua scomparsa, Roma perde uno dei suoi protagonisti più originali: un artista che ha scelto di vivere la creatività come atto quotidiano, facendo dell’arte una forma di condivisione, riflessione e libertà espressiva.

Con Fausto Delle Chiaie l’arte è della gente, l’arte è di tutti. L’artista è riuscito a creare una “democrazia dello sguardo”. Così il critico d’arte e professore Achille Bonito Oliva lo ricorda. Spiega alla redazione del quotidiano “Il Digitale” l’apporto innovativo di Fausto Delle Chiaie all’arte nella Capitale:

Quello che posso dire di lui è che era un artista sperimentale, che ha cercato negli anni del suo lavoro di portare la novità attraverso il suo linguaggio.

Ne resterà sicuramente memoria.

Quello che è interessante è confermare che si è applicato nella sua vita e si è dedicato all’arte in maniera costruttiva.

cON Fausto Delle Chiaie L’ARTE è DAVVERO DI TUTTI

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La predilezione di Fausto Delle Chiaie per la street art, quella più “povera” e informale, lo portano ben presto a seguire un percorso autonomo, indipendente e incentrato sull’autenticità delle opere di strada. Roma si trasforma in un museo a cielo aperto: a totale disposizione del pubblico e gratuito.

Attivo, artisticamente parlando, dagli anni ’70, Fausto Delle Chiaie sostiene in principio la sua formazione presso la Scuola Libera del Nudo dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, per poi stabilizzarsi nel laboratorio di Andrea Bottai in Via dei Cappellari, situata nel cuore pulsante della Capitale e per anni fulcro delle sue opere. Spiega il curatore ad “ANSA”:

Come per tutti gli artisti, nemmeno a lui sarà permesso di sparire davvero.

Ha intrattenuto e irretito migliaia di passanti di ogni età.

Resta sulle pareti delle case che hanno le sue tele, tra le righe dei libri che gli sono state dedicati, nei frame dei docufilm che hanno provato a raccontarlo.

La preziosa eredità del Manifesto Infrazionista

Ciò che di più prezioso ha lasciato Fausto Delle Chiaie al mondo è la sua filosofia di lavoro e di vita. Tradotta in linea teorica da lui stesso nel Manifesto Infrazionista, pubblicato nel 1986, qui lo street artist introduce il concetto di “Infra-azione”, donando identità a qualcosa di tanto semplice da renderlo rivoluzionario. 

L’opera, collocata e lasciata deliberatamente in un determinato spazio pubblico, diventa esperienza condivisa e luogo d’incontro sotto la piena responsabilità dei passanti. Negli anni ’80 a Roma questa pratica, definita da Treccani come “episodi isolati di street art ante litteram”, diventa pionieristica nel contesto di riferimento, anticipando esimenti artistici al giorno d’oggi diffusi, normali. Il suo estro creativo arriva fino all’ingresso della Collezione Farnesina, con un lavoro che rappresenta e racconta, con sagace ironia, il distanziamento sociale. 

Ma il lascito di Fausto Delle Chiaie non si misura soltanto nelle opere disseminate tra le strade di Roma o nei riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera: risiede soprattutto nell’esempio di un’esistenza vissuta in totale coerenza con la propria idea di arte, libera da compromessi e guidata dalla volontà di condividere bellezza e riflessione con chiunque. La sua vita diventa così un simbolo per tutti coloro che dedicano la propria esistenza alla passione che li anima, trasformando il proprio mestiere in una missione sociale.

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