lunedì, Giugno 21, 2021

“Non voglio fare il vaccino”: ecco cosa rischia davvero chi rifiuta di immunizzarsi

La campagna vaccinale continua a buon ritmo, ma cosa rischia chi rifiuta il vaccino anti-Covid? Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Asia Buconi
Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

Cosa rischia chi rifiuta il vaccino? Ad oggi nel nostro Paese hanno completato la vaccinazione 12.562.464 persone e le lunghe file fuori gli hub vaccinali nei giorni degli open day dimostrano la fiducia degli italiani nel siero anti-Covid. Stando ai dati Ipsos dello scorso aprile, circa 7 italiani su 10 sarebbero favorevoli al vaccino. Un dato a dir poco incoraggiante, specie se lo si aggiunge a quello di un più recente sondaggio Ipsos, condotto tra 10.000 persone in 15 Stati diversi: lo studio ha rilevato che in 13 Paesi la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di voler ottenere il vaccino.

In ogni caso, immunizzarsi contro il Covid non è e non può essere un obbligo. E rimane piuttosto considerevole la compagine dei no-vax, gli eterni oppositori del vaccino. Secondo una ricerca condotta dalla Fondazione Italia in Salute, il 7,5% della popolazione italiana è fortemente decisa a non sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid-19. Perché? I motivi possono essere i più diversificati: dalla semplice sfiducia nei confronti del farmaco a strampalate e radicali teorie complottiste. Ma cosa rischia davvero chi non fa il vaccino? Tale decisione è davvero priva di conseguenze?

Cosa rischia chi rifiuta il vaccino? Il problema del green pass

Innanzitutto, bisogno sottolineare che, stando a quanto stabilito dal Decreto Draghi, il vaccino permette di accedere alla “certificazione verde Covid-19”. Immunizzarsi non è il solo modo di ottenerla (c’è anche la possibilità del tampone e del certificato di guarigione), ma sicuramente il siero garantisce un green pass più duraturo. La certificazione verde post-vaccino ha durata di 9 mesi, anche se la validità del pass cambia in base al tipo di farmaco: il monodose J&J garantisce un pass valido 9 mesi, AstraZeneca 1 anno, mentre rimane da definire la durata delle certificazioni verdi dei vaccini Pfizer o Moderna.

Chi non si vaccina non potrà perciò accedere al green pass più duraturo, che permetterebbe per almeno nove mesi di spostarsi liberamente attraverso le Regioni in fascia rossa o arancione, ma anche di andare a trovare gli anziani che soggiornano nelle Rsa e di partecipare dal 15 giugno ai matrimoni. Senza dimenticare che la certificazione verde sarà fondamentale per partecipare ad altri eventi, come concerti con capienza superiore a quella consentita in questo momento (massimo 1000 spettatori all’aperto e 500 al chiuso). Il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti, tra l’altro, non esclude di poterlo usare anche per riaprire le discoteche.

Discorso simile per il green pass europeo in arrivo dal 1°luglio: si accede ad esso con le stesse modalità di quello nazionale, perciò anche attraverso il vaccino. Con la certificazione europea, i Paesi Ue non potranno imporre restrizioni di viaggio, come quarantena, autoisolamento o tamponi. Chi non si vaccina, perciò, si imbatterà anche in diversi problemi nel momento in cui vorrà viaggiare all’estero.

Leggi anche: Green pass europeo in arrivo dal 1°luglio: come funzionerà e cosa permetterà di fare

Cosa rischia chi rifiuta il vaccino: si può essere licenziati?

Cosa rischia chi rifiuta il vaccino: si può essere licenziati?

Oltre alle conseguenze più “leggere”, come quella del green pass, ne esistono altre più vincolanti, che riguardano soprattutto il fatto di mettere a rischio la propria posizione lavorativa in caso di rifiuto del vaccino. Ieri, 3 giugno, è stato dato il via libera alle vaccinazioni nelle aziende. E l’interrogativo è sorto da sé: a questo punto, chi decide di non vaccinarsi può essere licenziato? E la risposta è naturale: assolutamente no. L’adesione al vaccino è volontaria per questi lavoratori (dagli impiegati di centri commerciali a lavoratori del settore alimentare, ma anche stagisti, dipendenti, collaboratori, tirocinanti e così via). D’altronde, in un sistema democratico, non potrebbe essere altrimenti.

Chi rifiuta di immunizzarsi non potrà ricevere alcuna sanzione e il datore di lavoro, da parte sua, non potrà certo imporre il vaccino ai propri dipendenti. Sergio Iavicoli, direttore del dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Inail, ha chiarito in un’intervista per La Repubblica che il licenziamento non può scattare proprio perché manca “l’obbligatorietà del vaccino. Pasquale Staropoli, membro della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, ha dichiarato sempre a La Repubblica che l’ipotesi del llcenziamento “è remota, ma non impossibile”: in breve, il datore di lavoro deve vagliare tutte le alternative prima di arrivare al licenziamento.

Anche perché il datore di lavoro non può ottenere la lista dei vaccinati, che rimane in mano soltanto al medico. O meglio, potrebbe anche farlo, ma solo “per esigenze organizzative”, ad esempio se l’attività prevede contatto col pubblico, ma mai per “discriminare, punire o premiare” qualche lavoratore in particolare.

Cosa rischia chi rifiuta il vaccino: l’obbligo di immunizzazione del personale sanitario

Discorso diverso per il personale sanitario. Il D.L. n. 44/2021, infatti, ha introdotto dal 1° aprile e per tutta la durata della campagna di somministrazione l’obbligo di vaccinazione per specifiche categorie di soggetti. Questo è l’unico caso di imposizione vaccinale nel nostro Paese. Si tratta di una misura rivolta a coloro che esercitano professioni sanitarie e agli operatori sanitari che lavorano nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali. Cosa accade se una persona appartenente a queste categorie sceglie di rifiutare il farmaco anti-Covid?

In caso di rifiuto della vaccinazione, si legge nel Decreto, l’azienda sanitaria locale ne darà comunicazione al datore di lavoro e all’ordine professionale di appartenenza, con la conseguente sospensione del lavoratore dallo svolgimento di attività che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2. A quel punto, il datore di lavoro deve verificare se sia possibile affidare all’operatore sanitario che ha rifiutato la vaccinazione un’altra mansione, che non preveda l’esposizione al rischio. La nuova mansione potrebbe essere anche di livello inferiore, con riconoscimento della retribuizione dovuta per gli incarichi temporaneamente assegnati.

Solo se non si troverà alcuna nuova mansione disponibile e sicura, il datore di lavoro potrà allora sospendere il lavoratore senza retribuizione. La sospensione opererà “fino all’assolvimento dell’obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021“.

Cosa rischia chi rifiuta il vaccino, Capua: “Chi non si vaccina rischia più di infettarsi e contrarre long Covid”

Cosa rischia chi rifiuta il vaccino, Capua: "Chi non si vaccina rischia più di infettarsi e contrarre long Covid"

Oltre a problemi di carattere lavorativo, non vaccinarsi rappresenta un pericolo per se stessi e per gli altri. Per coloro che non si immunizzano, ovviamente, rimane aperta la possibilità di contrarre il virus. Ma non solo: stando a quanto dichiarato dalla virologa Ilaria Capua, rifiutare il vaccino potrebbe avere delle conseguenze sulla salute non trascurabili. Intervistata a DiMartedì su La7, ha detto:

Abbiamo gli indecisi della campagna vaccinale che non si difendono, non si proteggono come dovrebbero e quindi diventano uno strumento dell’infezione.

Chi non si vaccina ha un rischio maggiore di infettarsi e di contrarre il Long Covid di cui si parla poco. Questo virus, infatti, ha delle ripercussioni sul sistema nervoso centrale, ha delle conseguenze che ancora non siamo in grado di definire, gli indecisi devono vaccinarsi altrimenti rischiamo di tornare in una situazione di grande crisi.

E dunque, cosa rischia realmente chi non si vaccina? Praticamente nessuna conseguenza concreta nello specifico: non esiste alcun obbligo, tranne che per ristrette categorie di persone. Ma una consapevolezza deve rimanere: rifiutare il vaccino non solo condanna chi prende tale decisione a vivere nel rischio costante di contrarre il virus, ma mette in pericolo pure la salute di chi lo circonda. E, anche se tale decisione non può essere punita, dovrebbe quantomeno essere presa con la giusta serietà, in nome di valide motivazioni, non di di false credenze campate in aria.

Leggi anche: Piemonte: l’Asl sospenderà il personale sanitario che ha detto no al vaccino anti Covid

Asia Buconi
Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

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