Home»Coronavirus»Coronavirus, l’OMS usa un influencer virtuale per arrivare ai giovani

Coronavirus, l’OMS usa un influencer virtuale per arrivare ai giovani

Knox Frost influencer di Atlanta di appena 20 anni, è stato scelto dall'OMS per sensibilizzare i giovani sull'emergenza Covid-19. Ma ha una particolarità.

4
Condivisioni
Pinterest Google+

L’Organizzazione mondiale della sanità ha realizzato una partnership con l’influencer Knox Frost per sensibilizzare i giovani sui comportamenti da seguire durante l’emergenza Covid-19 e raccogliere donazioni. Su Instagram Frost conta oltre 1 milione di follower e ogni suo post colleziona migliaia di like e commenti. Uno scenario abbastanza comune di questi tempi, se non fosse che Knox Frost nella realtà non esiste. Si tratta di quello che in gergo tecnico viene definito computer generated influencer, o CGI, ovvero un personaggio completamente virtuale generato attraverso l’uso della grafica 3D.

Dal mondo virtuale a quello reale: la forza dei social

Questo progetto molto originale, nasce nel quadro del Fondo di risposta al Covid-19, l’iniziativa dell’OMS volta a raccogliere fondi per supportare le attività di contrasto alla diffusione del virus nel mondo.

Sulle pagine del magazine online Buzzfeed, l’azienda Influential realizzatrice del progetto dichiara:

Attraverso questa partnership con l’OMS, Knox fa sì che l’invito a restare a casa e a donare, arrivi anche alle generazioni più giovani. Sebbene si tratti di un personaggio virtuale, le sue azioni sono in grado di avere un impatto reale sulla situazione che stiamo vivendo.

Knox impersonifica un ragazzo di 20 anni originario di Atlanta e da febbraio il suo feed composto perlopiù da momenti di “vita quotidiana”, ha iniziato ad ospitare messaggi legati alla nuova emergenza mondiale. Nel post in cui annuncia la sua partnership con l’OMS si legge:

Facciamo vedere che anche i giovani stanno lottando (…) se non puoi donare, mostra questo post ai tuoi amici o alla tua famiglia.

Una chiamata all’azione vera e propria dunque, che secondo Ryan Detert, CEO di Influential, può essere particolarmente efficace per quel target di pubblico definito Generazione Z, ovvero i giovani nati tra la seconda metà degli anni ‘90 e il 2010.

Il ruolo degli influencer nell’emergenza Covid-19

Knox Frost non è il primo influencer totalmente virtuale ad aver avuto un grande successo sui social. Prima di lui ci sono stati Lil Miquela e Blawko, i primi ad aver inaugurato la strada di questo nuovo esperimento sociale e che in questi giorni proprio come gli influencer reali, stanno condividendo con i propri follower, gli scatti della loro quarantena.

Gli influencer virtuali fanno parte dello zeitgeist culturale, riescono ad attirare l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. Inoltre, essendo non reali, non sono soggetti alle debolezze e ai difetti degli esseri umani e questo li rende più affidabili. Una voce come quella di Knox sarà sicuramente utile per sensibilizzare sui comportamenti corretti da adottare durante l’emergenza e raccogliere fondi per l’OMS, arrivando al cuore della Generazione Z e dei Millennial.

Queste le parole di Detert che lasciano intravedere nuovi scenari per il settore dell’influencer marketing. Un settore che proprio negli ultimi giorni ha dato dimostrazione di grande forza, con l’impressionante raccolta fondi di Chiara Ferragni e Fedez per la costruzione di un nuovo reparto di terapia intensiva al San Raffaele di Milano. Segno che se usati bene i social possono fare molto.

Leggi anche: Coronavirus, l’arma per sconfiggerlo si chiama Intelligenza Artificiale

 

di Clarice Subiaco

 

Articolo Precedente

Coronavirus, studentessa cuce mascherine gratis trasparenti per i sordi

Articolo Successivo

Coronavirus, l'affitto si paga sì o no?

Nessun Commento Presente

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *