Pertini, la compagna di stanza della mamma: “Ho dato io l’allarme, non l’infermiera”

Spunta la testimonianza della compagna di stanza della donna che si è addormentata mentre allattava a causa della stanchezza post parto: ecco cosa ha detto.

Asia Buconi
Asia Buconi
Classe 1998, romana. Laureata in Scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.
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Neonato morto al Pertini: spunta la testimonianza della compagna di stanza della donna che si è addormentata mentre allattava a causa della stanchezza post parto. Quest’ultima, un’italiana di 30 anni, in un’intervista per Il Messaggero aveva raccontato di ricordare poco, praticamente nulla, di quanto accaduto tra il momento in cui, stremata, è stata travolta dal sonno e quello in cui si è svegliata apprendendo la terribile notizia della morte del neonato.

All’improvviso, nel cuore della notte, sono stata svegliata dalle infermiere: il bambino non stava più nel letto con me. Senza dirmi una parola, mi hanno fatto alzare e mi hanno portato in una stanza vicina: lì mi hanno comunicato che il bimbo era morto”, ha detto la donna. Ma oggi la testimonianza dell’altra neo-mamma presente in quella stanza la terribile notte tra il 7 e l’8 gennaio potrebbe far luce su quanto accaduto.

Perché la testimonianza della compagna di stanza della mamma che ha perso il figlio è importante

Al momento, la Procura indaga contro ignoti per omicidio colposo, mentre gli agenti del commissariato Sant’Ippolito hanno acquisito le cartelle cliniche del piccolo e della madre, oltre che la lista dei turni di servizio dei medici e degli infermieri di Ostetricia del Pertini dal 4 all’8 gennaio scorsi.

La testimonianza della compagna di stanza della mamma del neonato morto potrebbe essere importantissima per l’avvocato Alessandro Palombi, che assieme alla collega Michela Tocci difende la donna e il fidanzato. Il legale della coppia ha già dichiarato che la sua prossima mossa sarà quella di presentare denuncia in Procura la settimana prossima, documentata con una investigazione difensiva.

La testimonianza della compagna di stanza e l’ipotesi di sorveglianza carente

L’obiettivo del pubblico ministero Maria Sabina Calabretta è quello di accertare possibili responsabilità per negligenza e impudenza da imputare al personale che avrebbe dovuto prestare assistenza alle neo-mamme. Occorre quindi anzitutto verificare quali e quanti controlli siano stati fatti nella notte della tragedia dagli infermieri che erano di turno.

Proprio in questo senso è importante capire se sia stata davvero l’altra donna presente nella stanza, quindi una paziente, a comprendere quanto stava accadendo e non un’infermiera.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, infatti, la notte dell’8 gennaio sarebbe stata la compagna di stanza a rendersi conto che il neonato rischiava di soffocare sotto il peso della madre addormentata. La donna avrebbe quindi chiamato l’infermiera, che sarebbe intervenuta subito, ma già era troppo tardi.

Adesso gli inquirenti dovranno cercare di capire, tra le altre cose, se da parte del personale ospedaliero ci sia stata una sorveglianza carente, ipotesi respinta categoricamente dalla direzione strategica della Asl Roma 2 che ha sottolineato come alle pazienti “venga assicurata un’adeguata presa in carico e il rispetto dei requisiti organizzativi previsti dalla normativa vigente, che determina peraltro un alto livello di soddisfazione da parte dell’utenza così come testimoniato dall’incremento dei volumi di attività”.

Leggi anche: Parla la mamma che si è addormentata mentre allattava: “Ho chiesto aiuto per 3 giorni”

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Classe 1998, romana. Laureata in Scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.
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