sabato, Maggio 8, 2021

Catcalling, Bellucci: “Bisogna sempre saper distinguere tra un complimento e un’aggressione”

Monica Bellucci ha espresso la sua opinione riguardo al catcalling, fenomeno divenuto popolare dopo la pubblicazione di un video da parte di Aurora Ramazzotti.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

Tutta la polemica social sul catcalling è partita dopo un’esternazione di Aurora Ramazzotti, la quale si sarebbe sentita offesa per aver ricevuto dei fischi e commenti sessisti mentre faceva jogging.

Da lì c’è stato chi ha subito appoggiato la sua tesi. Non sono però mancate le critiche, e non solo da parte dei maschietti, tese a sminuirla inserendo sempre lo spietato paragone con la madre.

Anche Monica Bellucci ha voluto dire la sua sull’argomento, tenendo a precisare l’importanza di distinguere quello che può essere un complimento da una parte e un’aggressione dall’altra.

Catcalling, Monica Bellucci: “Distinguere ma c’è strada da percorrere”

catcalling_monica bellucci

Monica Bellucci attualmente è impegnata sul set de “La befana vien di notte”, film diretto da Paola Randi, in cui interpreta il ruolo di una strega buona.

Di recente, in una lunga intervista a Repubblica, ha toccato diversi argomenti. Sul catcalling si è così espressa:

Bisogna sempre saper distinguere tra un complimento e un’aggressione.

Ciò malgrado questa strada va percorsa fino in fondo.

La posizione della Bellucci non è quella di banalizzare la cosa ma allo stesso tempo emerge l’importanza di saper distinguere quando si può trattare di un complimento. E chi meglio di lei può esprimersi al riguardo avendo ricevuto nella sua vita milioni di complimenti.

Sembra che in alcuni casi ci sia un filo sottile che separi le due cose.

Catcalling, Aurora Ramazzotti: “Appena mi tolgo la giacca devo sentire fischi”

catcalling_ aurora ramazzotti

Aurora Ramazzotti qualche tempo fa ha postato sui social un video in cui ha ammesso di sentirsi come donna vittima di catcalling, fenomeno inteso come complimenti di cattivo gusto rivolti per strada a donne.

Ecco cosa ha detto nel video:

Possibile che nel 2021 succeda ancora il fenomeno del catcalling.

Appena mi tolgo la giacca sportiva perché sto correndo e fa caldo devo sentire fischi, commenti sessisti e altre schifezze. Mi fa schifo e se sei una persona che lo fa, mi fai schifo.

La risposta più gentile ricevuta è stata un “ma chi ti vede” per poi scendere in offese più pesanti verso cui la figlia di Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker è abituata a fare i conti da anni.

Al Corriere della Sera ha detto di sentirsi molto amareggiata per i commenti offensivi ricevuti, soprattutto dalle donne. E ha aggiunto:

Mi è sembrato giusto farlo perché tante donne non hanno la forza di reagire a quella che ormai è una prassi considerata normale.

Ma quelli che fischiano, o che dicono di peggio, non sanno che cosa si prova. Paura, umiliazione.

Che cos’è il catcalling?

La parola catcalling di origine inglese è composta da cat (gatto) e calling (chiamare). Il termine, riconosciuto nel 2013 dall’Accademia della Crusca, è entrato a far parte del nostro linguaggio comune.

Si tratta di una sorta di molestia sotto forma di fischi, commenti, gesti, strombazzi con il clacson e avance sessuali nei confronti di ragazze o donne incontrate per strada. Questi atti vengono banalizzati e considerati dei semplici apprezzamenti. In realtà molto spesso non lo sono e si tratta di vere e proprie molestie. Anche se rivolto soprattutto alle donne può riguardare qualsiasi minoranza, sia etnica o di genere, e rientra nelle molestie e offese che si svolgono nei luoghi pubblici.

Non a caso in alcuni paesi come Francia, Belgio, Paesi Bassi e Portogallo il catcalling è punito. In Francia dal 2018 c’è una legge che punisce con multe fino a 750 euro chi molesta verbalmente una donna in strada o sui mezzi pubblici. In Perù e in alcuni Stati degli Usa, come ad esempio l’Illinois, esiste una specifica regolamentazione.

In Italia invece la questione non è risolta. Manca una legge al riguardo e sembrerebbe che per il momento non si abbia ancora la consapevolezza del problema forse perché legato ad una mentalità presente di tipo sessista, patriarcale e arretrata.

Leggi anche: Revenge porn, stupro, violenza fisica, verbale, stalking, femminicidio

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Aspirante giornalista. Ama la letteratura, il cinema e il teatro. Dopo il diploma in ragioneria cambia itinerario iscrivendosi alla facoltà di Lettere. Laureata in Scienze del Testo, crede che nella vita si può e si deve continuare sempre ad imparare.

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