martedì, Ottobre 27, 2020

Caso Floyd, l’autopsia esclude la morte per asfissia o strangolamento

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

I risultati preliminari dell’autopsia condotta sul corpo di George Floyd escluderebbero come cause della morte l’asfissia o lo strangolamento. La famiglia della vittima però non si fida della polizia e chiede un secondo esame indipendente. Nel corso dell’arresto avvenuto lunedì sera, infatti, l’agente Derek Chauvin aveva immobilizzato George Floyd premendo con forza il ginocchio all’altezza del collo. L’uomo, con il volto a terra, prima di morire più volte ha ripetuto all’agente di non riuscire a respirare. Ma nel referto si legge:

Gli effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, le sue preesistenti condizioni di salute, quali ipertensione arteriosa e problemi coronarici, e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte.

“La verità l’abbiamo già vista”

La famiglia di George Floyd contesta l’esito dell’autopsia e chiede un secondo esame indipendente. Sarà il medico legale Michael Baden, a eseguirlo. L’avvocato della famiglia, Ben Crump, fa sapere:

La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis. La verità l’abbiamo già vista.

Da anni le organizzazioni dei diritti civili come Black Lives Matter sostengono che la tecnica di immobilizzazione usata con Floyd andrebbe bandita perché pericolosa. E ha spiegato la CNN:

La knee-to-neck-move è vietata da alcuni dei principali dipartimenti di polizia metropolitana, ma la polizia di Minneapolis consente agli agenti di trattenere il collo dei sospetti se sono aggressivi o resistono all’arresto. Floyd era disarmato e ammanettato quando era bloccato a terra.

Leggi anche: Stati Uniti, arrestato l’agente responsabile dell’omicidio di George Floyd

Knee-to-neck-move, la manovra vietata

La tecnica del ginocchio sul collo usata dalla polizia americana per immobilizzare George Floyd, conosciuta anche col nome di knee-to-neck-move, è stata spesso oggetto di denuncia negli USA. Secondo Seth Stoughton, professore associato di diritto presso l’Università della Carolina del Sud e coautore dello studio Evaluating Police Uses of Force, la manovra provoca danni significativi ed è per questo che si consente solo gli ufficiali di polizia addestrati. Ha spiegato alla CNN:

A seconda del modo in cui viene posizionata la testa di qualcuno e del peso della persona che esercita una pressione sul collo, la manovra può causare danni significativi. La pressione di una tale posizione può fratturare l’osso ioide o la colonna cervicale. Inginocchiarsi al collo per un lungo periodo di tempo potrebbe anche essere fatale.

Stoughton ha identificato tre modi in cui gli agenti possono causare lesioni usando quella mossa. Tutti e tre causano asfissia posizionale, cioè il reo non riesce a respirare completamente e la gradualmente mancanza di ossigeno gli fa perdere conoscenza. di Elza Coculo

Elza Coculo
Elza Coculo
Elza Coculo, 30 anni, di adozione romana. Lettrice appassionata con formazione in Studi italiani. Laureata in Editoria e Scrittura. Redattrice per Il Digitale. Amo scrivere di attualità e cultura eco-sostenibile.

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