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Bike sharing: è rivoluzione green a Roma

Poter pedalare lungo il Tevere senza avere la propria bici? Ci pensa oBike!

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La sharing economy è un modello economico che ha condizionato fortemente il futuro e gli affari di molte imprese sia in Italia che in Europa. Nota anche come “economia della condivisione”, questa espressione si riferisce ad un tipo di sistema volto a privilegiare i bisogni concreti dei consumatori, facendo leva su concetti come riutilizzo, risparmio e condivisione. Un’idea sicuramente legata alla natura del web e al concetto di ‘rete’, che prevede la collaborazione di più persone che, grazie alla condivisione di conoscenze e attività, mettono in moto un circolo virtuoso dando vita ad un tipo di economia circolare.

Abbiamo già parlato in passato di car sharing, pool sharing, e addirittura di beach umbrella sharing, perciò non potevamo non introdurre un nuovo tassello nel ricco mosaico della sharing economy. Parliamo del bike sharing, uno degli strumenti di mobilità sostenibile più diffusi e popolari degli ultimi anni e che sempre più città italiane mettono a disposizione dei propri cittadini. Si tratta, infatti, di un incentivo all’utilizzo di un mezzo decisamente pratico e green, la bicicletta, senza di fatto possederlo.

Pedalare piace e lo si fa sempre di più lungo lo stivale

L’Italia pedala, lo dimostrano i dati condivisi dall’ Ancma, l’Associazione nazionale ciclo, motociclo e accessori, che segnala una crescita importante nelle vendite delle bici elettriche e del bike sharing. Un mercato, quello delle biciclette e delle moto in Italia, del valore di 5 miliardi di euro che impiega circa 20 mila dipendenti diretti.  Cambiano le città e cambiano esigenze e modalità di spostamento dunque, ma il futuro è sempre più a due ruote.

In una società così attiva, frenetica, in costante evoluzione, non è un caso che il dato di mercato più interessante riguardi le ebike: 148 mila gli esemplari venduti, pari a un +19% rispetto al 2016, in perfetta tendenza con i dati di tutta Europa. Questi speciali modelli di bici pieghevole elettrificate, rispondono alle esigenze di tutti, grazie a misure e peso ridotti, a una varietà di tipologie e prezzi, ma anche al poterla facilmente portare con sé.

Superato il possesso, c’è la condivisione

Se prima acquistare un bene era necessario per soddisfare un proprio interesse ma nell’era di piattaforme e app, il possesso è superato. La condivisione lo ha soppiantato già da qualche anno, in diversi campi e servizi.

Un esempio è la rivoluzione del bike sharing avvenuta in Italia lo scorso anno. Prime sgargianti biciclette a circolare nelle principali città, in particolare Firenze poi a seguire Milano,Torino, Bergamo e Cremona, sono quelle della società Mobike. Con ruote arancioni e scheletro grigio, le bici della Mobike danno il via ad un servizio che permette di prendere una bicicletta e lasciarla dove e quando ti è più comodo, combinando innovazione e tecnologia odierna IoT (Internet of Things).

La febbre da bike sharing investe la capitale

La società che ha provato a sfidare il traffico caotico romano è stato oBike. Partita a Singapore lo scorso gennaio, la piattaforma si è prima espansa nel Sudest asiatico e successivamente altrove: in Australia, per esempio, è attiva a Melbourne, Adelaide e Sydney. OBike è poi arrivata anche in Europa in molte nazioni: Italia, Germania, Austria, Olanda, Belgio, Gran Bretagna, Svizzera e Svezia. Per un totale di 12 Paesi in tutto il mondo. A gennaio ha aperto le vendite della sua cripto-valuta, l’oCoin, per semplificare il pagamento delle corse.

In Italia è approdata prima a Torino e poi a Roma, quest’ultima totalmente sguarnita di simili servizi e certo città difficile per le due ruote. Dopo la decisione della startup cinese Gobee Bike di abbandonare l’Italia a causa di bici danneggiate, rubate o trattate in malo modo dagli utenti, oBike rimane l’unico servizio di bike sharing attivo a Roma con i due 1.200 veicoli, che possono muoversi solo nel primo e nel secondo municipio.

Come funziona il bike sharing

Il bike sharing che viene dall’Asia si basa sul il modello “free floating”, ovvero a flusso continuo, cioè le bici possono essere lasciate ovunque e non necessariamente in parcheggi riservati o apposite colonnine. La gestione del mezzo si controlla dallo smartphone, tramite una semplice app.

Come per altri servizi quindi, occorre scaricare l’app iOS o Android per identificare la bici che si vuole prenotare — la posizione appare su una mappa grazie al Gps. Una volta scelta la bici più vicina, la si sblocca attraverso un codice Qr da scannerizzare con il telefono. I pagamenti vanno a termine in automatico sempre sull’app: ogni utenza dev’essere collegata a una carta di credito o Paypal. OBike costa 30 centesimi ogni mezz’ora e prevede 15 euro di cauzione.

Questa potrebbe essere una grande occasione per ridurre il problema del traffico nella capitale, un problema che affligge la città da molti anni. Il bike sharing potrebbe essere la soluzione?

di Federica Tuseo

 

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