Bergamo, primo trapianto di polmone da vivente. Cos’è successo e quali sono i precedenti

All'ospedale Giovanni XXIII di Bergamo papà ha donato il polmone al figlio di 5 anni.

Rosarianna Romano
Rosarianna Romano
Rosarianna Romano, classe 1997. Formazione umanistica e interessi eclettici, sedotta dall'arte e dalla storia contemporanea, ama leggere i libri e la realtà. Nata in Puglia e bolognese d'adozione.
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Primo trapianto di polmone da vivente: è stato eseguito all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, da parte di un padre a suo figlio di 5 anni, affetto da una rara malattia del sangue, che già aveva ricevuto dal genitore il midollo.

Il trapianto di polmone da vivente è autorizzato in Italia dal 2012. L’operazione, avvenuta martedì 17 gennaio, è stata effettuata quasi 11 anni dopo. Vediamo i dettagli e quali sono i precedenti nel mondo.

Il primo trapianto di polmone da vivente

Il trapianto di polmone da vivente avvenuto all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è un caso molto raro, con pochissimi precedenti in Europa e nel mondo, soprattutto in Giappone e Nord America. C’è voluta un’autorizzazione speciale concessa dal Centro Nazionale Trapianti, poiché in Italia nessun centro ha un programma autorizzato a effettuare questo tipo di intervento.

Dal Ctn fanno sapere che la scelta dell’ospedale è ricaduta “anche in ragione dell’esperienza che hanno sul trapianto di polmone e più in generale sui trapianti pediatrici”. È a Bergamo, infatti, che nel 2004 l’equipe coordinata da Michele Colledan effettuò per la prima volta un doppio trapianto di polmone su una bambina di sei anni affetta da mucoviscidosi, una grave malattia ereditaria.

Quando è necessario un trapianto di polmone?

Il trapianto di polmoni è un intervento chirurgico complesso, che prevede la sostituzione dei due organi deputati alla respirazione quando il loro funzionamento è seriamente compromesso e non più migliorabile con una terapia medica e il ricorso al supporto respiratorio. In caso di insufficienza dell’organo, infatti, il nostro corpo non risulta più in grado di assorbire l’ossigeno e l’anidride carbonica si accumula.

Il trapianto di polmone, in questi casi, rappresenta l’ultima possibilità di cura.

Le malattie che possono portare al trapianto

Le malattie che possono portare al trapianto di polmoni sono:

  1. Fibrosi polmonare (sia cistica sia idiopatica)
  2. Enfisema polmonare
  3. Broncopneumopatia cronica ostruttiva
  4. Ipertensione polmonare primitiva
  5. Qualsiasi altra malattia che provochi un’insufficienza respiratoria progressiva. Inoltre, per essere suscettibile a ricevere un trapianto di polmone, occorre non avere altre malattie rilevanti ed essere nelle condizioni di sottoporsi a un intervento chirurgico complesso e alle successive terapie immunosoppressive.

La malattia del bambino

Il paziente, un bambino di 5 anni, affetto da beta-talassemia, aveva dovuto già sottoporsi a un trapianto di cellule staminali emopoietiche, donate da suo padre.

Nonostante una buona compatibilità genetica, però, il paziente ha sviluppato la cosiddetta “malattia da trapianto contro l’ospite”. Si tratta di una complessa reazione immunitaria che porta le cellule trapiantate, provenienti dal donatore e non riconosciute dal sistema immunitario del paziente, ad attaccare gli organi e i tessuti del ricevente.

I precedenti

Nella maggior parte dei casi, il trapianto di polmone avviene da parte di un donatore in cui è stata accertata la morte cerebrale. Sono meno di dieci i casi in Italia in cui i polmoni sono stati espiantati da pazienti a cuore fermo.

Il primo intervento di trapianto di polmone da vivente, che quasi sempre è un famigliare del paziente, risale al 1990 e fu effettuato dagli specialisti dello Stanford University Medical Center, guidati dal cardiochirurgo Norman Shumway. La donatrice era una mamma di 46 anni. La paziente, invece, ne aveva 12 ed era affetta da ipertensione polmonare. Ma i numeri di questi interventi sono rimasti sempre molto bassi. All’inizio del secolo gli Stati Uniti ne avevano effettuati poco più di dieci. La quota sale nei Paesi orientali: su tutti Giappone e Corea.

Come avviene la donazione da vivente

In Italia le donazioni da vivente di polmone, pancreas e intestino sono state autorizzate nel 2012. Ma il primo intervento è quello effettuato ieri a Bergamo.

Si selezionano adulti sani e non fumatori, con entrambi in polmoni. Si procede con l’asportazione del lobo di un polmone. Nel tempo, il tessuto polmonare non si rigenera come accade al fegato, ma quello restante si espande per occupare lo spazio nella cavità toracica. Secondo uno studio pubblicato nel 2015 sullo “European Journal of Cardio-Thoracic Surgery”, le probabilità di sopravvivenza non sono inferiori. Anche il donatore potrà svolgere una vita identica a quella condotta fino all’intervento di donazione, con una ridotta tolleranza nei confronti dell’attività sportiva agonistica.

Requisiti del donatore e reazioni post intervento

In Italia non è ancora disponibile un programma standardizzato per l’arruolamento dei donatori. Nel caso di Bergamo, l’idoneità è stata valutata ad hoc. Prima di portare il donatore in sala operatoria, viene effettuata una valutazione psicofisica approfondita, con l’obiettivo di valutare l’idoneità fisica e l’assenza di pressioni di natura psicologica. A questo proposito, spesso tra donatore e paziente c’è un rapporto di parentela.

Dopo l’intervento, i donatori convivono per diversi giorni con il dolore e con un drenaggio toracico. È inferiore al 20 per cento la quota di donatori che hanno sviluppato una complicanza. Tuttavia, il ricovero del donatore non è quasi mai inferiore a dieci giorni. Per un recupero completo, invece, si considerano necessarie 4-6 settimane.

Leggi anche: Perde il braccio in un incidente, i chirurghi glielo reimpiantano: “Il ragazzo sta bene”

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