mercoledì, 17 Luglio 2024
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La gamba bionica controllata dal cervello: 7 pazienti amputati camminano come prima

La nuova gamba bionica creata dal MIT e del Brigham and Women's Hospital di Boston ha consentito a 7 pazienti di tornare a camminare senza l'ausilio di robot o altri algoritmi: ecco come funziona.

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.

7 pazienti amputati sono tornati a camminare molto più velocemente grazie a una protesi apposita per ‘gamba bionica’ monitorata interamente dal loro cervello, senza l’uso di algoritmi e robot che ne controllino il movimento.

Il risultato di questa nuova tecnologia è stato dimostrato da uno studio dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology in collaborazione con il Brigham and Women’s Hospital di Boston, come riporta “ANSA”, pubblicato sulla rivista scientifica “Nature Medicine”.

Ma qual è la novità rispetto alle protesi del passato? I ricercatori hanno sviluppato un’interfaccia che collega la protesi direttamente al sistema nervoso dei pazienti che hanno subìto un intervento di amputazione, quindi, viene comandata solamente dal pensiero. Con questa nuova tecnologia viene ripristinata la comunicazione tra muscoli agonisti e antagonisti del moncone, favorendo la percezione della posizione dell’arto.

I risultati della ricerca

I ricercatori del MIT in collaborazione con il Brigham and Women’s Hospital di Boston hanno testato la gamba bionica su 7 pazienti che hanno subìto un’amputazione agli arti inferiori con la nuova tecnica chirurgica, confrontando i risultati con altri 7 pazienti operati con una normale operazione di questo genere.

I test avrebbero valutato l’uso della protesi per camminare su un pendio o in piano, per salire e scendere le scale. La nuova gamba bionica ha permesso ai partecipanti dello studio di compiere dei movimenti molto più veloci rispetto alle protesi tradizionali, con un incremento del 41%. Inoltre, molti pazienti sono riusciti ad alzarsi con la stessa facilità di chi possiede entrambi gli arti inferiori.

Cosa possono fare i pazienti amputati con la gamba bionica?

Grazie a questa speciale tecnologia i pazienti amputati possono svolgere alcuni movimenti come camminare su una superficie piana, salire e scendere le scale ― anche in presenza di un pendio ― o affrontare qualsiasi altro tipo di ostacolo, coordinando in maniera agile i movimenti dell’arto intatto con quelli effettuati dalla gamba amputata.

Ecco cosa ha affermato a proposito di questa nuova tecnologia innovativa Matthew Carty, chirurgo del Brigham and Women’s Hospital e professore associato alla Harvard Medical School: “Questo lavoro rappresenta un ulteriore passo in avanti nel dimostrare ciò che è possibile fare per il ripristino della funzionalità nei pazienti che soffrono di gravi lesioni agli arti”.

Anche secondo il coordinatore dello studio, Hugh Herr, ingegnere e biofisico che ha perso l’uso delle gambe a seguito di un congelamento durante un’arrampicata il risultato raggiunto dalla ricerca è sorprendente: “Finora nessuno è stato in grado di mostrare questo livello di controllo cerebrale che produce un’andatura naturale, dove è il sistema nervoso umano a controllare il movimento, non un algoritmo di controllo robotico, oggi sì”.

Quali sono le prospettive future di questa nuova tecnologia che aiuta i pazienti amputati?

Con la nuova tecnica utilizzata per l’amputazione degli arti inferiori, i pazienti avvertono molto meno dolore rispetto al passato. Inoltre, combinata con l’uso di questa nuova tecnologia sviluppata dai ricercatori del MIT e del Brigham and Women’s Hospital di Boston, la protesi potrà essere utilizzata non solo come uno strumento necessario per la deambulazione, ma come parte integrante del corpo. I ricercatori condurranno presto altri studi per comprendere appieno le potenzialità della nuova gamba bionica.

Leggi anche: Neuralink, il primo paziente con chip nel cervello: “Ho fatto più in 6 mesi che in tutta la vita”

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Ilaria De Santis
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Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.

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