Anthony Hopkins, ospite da Fazio: “Le insicurezze possono diventare un dono perché ti spingono a superarle”

Anthony Hopkins è stato il grande ospite internazionale dell'ultima puntata del talk guidato da Fabio Fazio, in casa Rai, in cui si è raccontato in una lunga intervista.

Michela Sacchetti
Michela Sacchetti
Intuitiva, con un occhio attento alla realtà e alla sua evoluzione, attraverso una lente di irrinunciabile positività. Vede sempre nella difficoltà un’occasione preziosa per migliorarsi da cogliere con entusiasmo.
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Anthony Hopkins ieri è stato ospite dell’ultima puntata di Che Tempo Che Fa. L’attore è stato protagonista di una lunga intervista con Fabio Fazio in cui ha rivelato particolari inediti sulla sua storia, mettendo in risalto aspetti della sua personalità.

Il due volte premio Oscar ha ripercorso la sua lunga carriera, oltre 55 anni, in cui ha interpretato ruoli che hanno fatto la storia del cinema, da Hannibal Lecter ne “Il silenzio degli innocenti” al maggiordomo Stevens in “Quel che resta del giorno”. Anthony Hopkins ha appena finito di girare una serie in cui interpreta l’Imperatore Vespasiano. Alla domanda di Fazio se, dopo tanti anni, ami ancora fare l’attore, ha risposto:

Mi piace tantissimo, è sempre meglio di qualsiasi altro lavoro.

Anthony Hopkins: “Promisi ai miei genitori che mi sarei riscattato”

Anthony Hopkins

Anthony Hopkins ha ripercorso gli anni della sua carriera, contrassegnata da successi raggiunti con studio e perseveranza. Anche oggi, racconta l’attore, quando deve studiare un copione adotta lo stesso metodo:

Posso arrivare a leggere un copione 200 volte, anche 500. La ragione per cui lo faccio è perché se te lo metti nel cervello e sei sufficientemente preparato, non sono uno psicologo ma sono fermamente convinto che il ruolo diventa parte di te.

È un altro modo per definire il metodo Stanislavskij.

L’attore suggerisce ai giovani che vogliono diventare attori di imparare bene il copione, farlo proprio, per entrare dentro il ruolo e avere poi forza sul palcoscenico. Poi ricordando quando da ragazzo ha ricevuto una pagella negativa a scuola, anche qui Anthony Hopkins, come un maestro con alle spalle anni d’esperienza, invita i giovani ad apprendere l’arte del saper trasformare i brutti episodi della vita in opportunità di crescita personale:

Vi racconto questa cosa, soprattutto se siete giovani, siete insicuri di voi stessi, se vi sentite inferiori.

Quando ero ragazzino ero una disperazione a scuola, non ero per niente brillante, però mi sono reso conto che se usi i tuoi dubbi e le tue insicurezze queste possono diventare un dono, perché i tuoi dubbi ti spingono a volerli superare.

Anthony Hopkins: “Promisi ai miei genitori che mi sarei riscattato”

Antony Hopkins spiega come quel momento si sia rivelato determinate nel suscitare in lui una forma di riscatto:

La mia pagella diceva che ero ben al di sotto della sufficienza, mio padre era molto preoccupato e io mi ricordi quando dissi ai miei genitori, rendendomi conto della mia inadeguatezza: “Un giorno vi farò vedere!”

Promisi ai miei genitori che mi sarei riscattato. Quella cosa mi ha fatto scattare ciò per cui sono qui oggi, altrimenti non c’è altra spiegazione per la vita che ho avuto.

Mi è capitato di conoscere molte persone simili a me, ad esempio Myke Tyson, una persona che ha subito grandi abusi in infanzia. Il suo allenatore lo aiutò a capire che doveva capitalizzare, sfruttare quella rabbia.

Esperienze negative quindi, se vissute e incanalate, possono trasformarsi in elementi positivi, al punto tale da attrarre fortuna e prosperità. Hopkins spiega, inoltre, di essere convinto che le nostre vite siano già scritte, e che molto poco dipenda dalla nostra responsabilità: “C’è qualche altra cosa dentro di noi, chiamatelo Dio o come volete, che scrive il nostro copione. Noi non siamo nemmeno per un minuto responsabilità di quello che facciamo. Ne sono profondamente convinto”. Un po’ come le credenze di alcuni protestanti i quali, in merito alla salvezza, ritengono sia qualcosa che non dipenda da noi ma da Dio, senza considerare per nulla il libero arbitrio.

Leggi anche: Sabina Guzzanti: “In tv da più di 30 anni, vado dove dico quello che voglio”

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