Anselm, l’omaggio di Wim Wenders all’ultimo grande pittore del ‘900

Wim Wenders ritorna al cinema con il suo nuovo film Anselm, dedicato alla biografia artistica del pittore Anselm Kiefer. La nostra recensione.

Francesco Cannavà
Francesco Cannavà
Nasconde al suo interno una vasta gamma di sfumature e di interessi. Prova a restituire questa affascinante complessità che rende meravigliosa la vita, attraverso i film che realizza per ARTE, Rai, Sky, WDR e gli articoli di cultura e spettacolo per Il Digitale.
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Con un nuovo film, “Anselm”, pochi mesi dopo il successo di “Perfect Days”, Wim Wenders torna al cinema, nel formato 3D e in risoluzione 6K. Il suo personale omaggio ad Anselm Kiefer, uno dei più importanti artisti del mondo, forse l’ultimo grande pittore del Novecento, con il quale condivide la nazionalità e l’anno di nascita: Germania, 1945.

Ansem, dentro la trama del film

Se per Anassimandro il principio di tutto è l’acqua, per Anassimene l’aria, per Democrito l’atomo, per Anselm Kiefer il pensiero che sta dietro le sue opere d’arte attinge a tutta la materia. Nel suo atelier, combatte col fuoco, con la paglia e le foglie, con l’oro e il piombo. Sembra un soldato in battaglia che non può fermarsi. Con disciplina costruisce torri e tunnel, si inerpica su altissime e labirintiche scale. Deve andare avanti e soddisfare il suo bisogno di Conoscenza.

Ogni viaggio ha un inizio e quello dell’essere umano è la fanciullezza che per Kiefer è “Una stanza vuota come l’inizio del mondo. Dentro la quale, Wim Wenders ci fa entrare per guardare una televisione Grunding che trasmette inserti documentari, stralci di interviste presi da vecchi filmati delle mostre di Kiefer da Chicago al Moma di New York, e ci fa uscire per seguire le esplorazioni di un bambino curioso, interpretato da suo nipote Anton, che ripete il gesto dell’artista tedesco di stendersi a terra ed osservare in alto.

Anselm, l’artista sciamano che cura l’angoscia di essere vivi

anselm wenders

Essere un artista significa per Anselm Kiefer condurre un’esistenza insieme ad altri, anche provocando reazioni e riflessioni scomode. Negli anni Sessanta, nel momento in cui gli sembrava che in Germania la questione del nazifascismo fosse stata risolta deportandola nell’oblio della memoria, dipinse quadri dove si raffigura il saluto nazista nella posa inequivocabile del “Sieg Heil”, “Salve Vittoria”. La cosa gli creò numerosi problemi e fu accusato di essere neonazista.

Il suo atto si inseriva, invece, nella ricerca dei nuovi artisti tedeschi, avviata nel 1955 con la prima edizione di Documenta, oggi una delle più importanti manifestazioni internazionali d’arte contemporanea europee, che volevano risanare la propria identità ferita dalla colpa collettiva della Seconda Guerra Mondiale.

In quel profondo solco Kiefer proseguì il suo cammino artistico celebrando le macerie delle città tedesche come Dresda e Berlino, quasi rase al suolo dai bombardamenti alleati e abbandonate dopo la distruzione bellica, per avviare un ciclo di espiazione che si chiuse, vent’anni dopo, con la caduta del Muro e la ricomposizione delle due Germanie.

Nel corso del film, la macchina da presa segue il corpo dell’artista attraverso i corridoi dei suoi ateliers, che vediamo cambiare e diventare sempre più grandi, a mano a mano che il suo prestigio e i suoi guadagni aumentavano. È considerato uno degli uomini più ricchi della Germania.

All’inizio della sua carriera, lavorava in piccoli magazzini, diventati, poi, ex fabbriche. In questi ambienti Anselm s’impasta con i muri, i pavimenti e i soffitti. Diventa con essi prospettiva, orizzonte, spazio dove archiviare parole, immagini e memorie. Sito archeologico di grida e silenzi. Teca e sepolcro. Vento, neve e fango. Strada dove perdersi per ritrovarsi. Kiefer è l’artista che diventa sciamano e cura l’angoscia di essere vivi e sopravvissuti all’abisso della colpa. L’arte totale.

Anselm, la colonna sonora e l’impianto visivo del film

Misteriosa e raffinata è la colonna sonora del film, i cui brani, composti da Leonard Kussner, sono intrecciati a sussurri di spiriti, simili a respiri, e alle voci degli uomini che hanno ispirato Kiefer, come il poeta rumeno naturalizzato francese, di origine ebraica e di lingua tedesca, Paul Celan, o Joseph Beuys, il suo maestro, che è riuscito a rivestire la sua stessa persona di arte, e l’arte della sua persona.

L’impianto visivo del film di Wenders è perfettamente in armonia con la produzione artistica di Kiefer. Le immagini hanno gli stessi colori delle opere polimateriche: colore terra, cenere, sangue, legno, mattone, albero, ferro, cemento.

Le sequenze iniziali e finali di “Anselm” sono dedicate al tema dell’energia femminile e del destino della donna nella storia. Fortemente suggestivi i movimenti di macchina intorno alle sculture “Le Donne dell’antichità”.

Donne acefale, vestite di abiti sbiancati, non più bianchi, e dipinti. Immerse in un bagno di gesso, con i loro elementi simbolici: piombo, filo spinato, girasoli, rami secchi. Appaiono vicino ad un fiume, leggere e pesanti. Sentiamo le loro voci: “Vogliamo essere quelle senza nome, quelle dimenticate. Ma noi non dimentichiamo”.

Leggi anche: Tatami – Una donna in lotta per la libertà, di cosa tratta il film e perché è così attuale

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