giovedì, Giugno 30, 2022

Anna Bettozzi, l’ex cantante arrestata nella maxi inchiesta Petrol-Mafie: “Capo indiscusso dell’organizzazione”

Nell'ambito dell'indagine "Petrol-Mafia Spa" coordinata da 4 procure: Catanzaro, Napoli, Reggio Calabria e Roma è finita in manette anche l'ex cantante Anna Betz, 75 le custodie cautelari.

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

Anna Bettozzi, al secolo Ana Bettz, ex cantante e vedova ereditiera del petroliere Sergio Di Cesare è stata arrestata ieri, nell’ambito del filone d’indagine romano, all’interno della maxi inchiesta denominata Petrol-Mafie Spa.

L’inchiesta è stata coordinata da ben 4 procure Catanzaro, Napoli, Reggio Calabria e Roma e ha portato all’arresto di 75 persone accusate di fare parte di una organizzazione dedita al riciclaggio e frode fiscale di prodotti petroliferi, sequestrati beni per un miliardo di euro.

Anna Bettozzi è accusata di aver favorito, tramite la sua azienda Made Petrol Italia Srl, le attività del clan camorristico dei Moccia di Afragola e dei Mancuso di Limbadi in Calabria.

Qual è il ruolo di Anna Bettozzi nella maxi inchiesta Petrol-Mafie Spa

Il ruolo di Anna Bettozzi emerso dalle indagini

Anna Bettozzi è nata a Roma. La sua famiglia era originaria di Boston, Stati Uniti. È diventata amica del politico Silvio Berlusconi, grazie anche alla figura di sua madre Rosa. Sua nonna invece era americana, motivo per cui l’inglese divenne la sua seconda lingua. 

Si è sposata con Sergio Di Cesare, presidente dell’azienda produttrice di riscaldamento Europetroli, azienda che ha poi ereditato in seguito alla morte del marito.

Il gip Tamara De Amicis, nell’ordinanza nell’ambito del filone d’inchiesta romano ha così scritto riguardo la figura di Anna Bettozzi:

Capo indiscusso dell’organizzazione, la persona più esperta di tutti della materia anche grazie a quanto imparato dal marito, Sergio Di Cesare.

Nulla si muove senza il suo consenso (…) è lei che ha i contatti col clan Moccia di Afragola, instaurando una collaborazione che le garantirà, tramite i fondi della camorra, di portare il fatturato da 9 a 370 milioni di euro in tre anni.

E lei non perde occasione di sottolineare il proprio ruolo: nelle intercettazioni tira in ballo Tronchetti Provera e Berlusconi (non indagati), definendoli suoi ex soci, e un altro componente del gruppo parla di lei come la ex donna di Berlusconi.

All’interno dell’ordinanza emerge anche quello che gli inquirenti identificano come un episodio di “autoriciclaggio. Ovvero, dei proventi di evasione e reinvestiti, in questo caso ingaggiando nel 2019 il popolare attore Gabriel Garko per uno spot televisivo per la società di cui all’epoca Anna Bettozzi era amministratrice, che in quel periodo doveva essere rilanciata col nuovo nome di Made Petrol Italia Spa.

Garko per quella pubblicità avrebbe incassato 250mila euro, in gran parte in nero. Secondo quanto riportato dalle intercettazioni il dialogo sarebbe stato questo:

Scusa – dice Anna Bettozzi – noi abbiamo stabilito 250… 50 te li ho già dati e rimangono 200″. “100 in nero e 100 fatturato – risponde Garko – sul contratto va messo solo il fatturato!

Maxi inchiesta Petrol Mafie Spa: il coinvolgimento del clan Moccia

Il coinvolgimento del clan Moccia

Anna Bettozzi spesso e volentieri nelle intercettazioni vieni ascoltata mentre parla con Alberto Coppola, una figura chiave per fare da ponte intermediario con Antonio Moccia, capo della famiglia criminale egemone sul territorio di Afragola.

Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il ruolo e la figura di Antonio Moccia in questa vicenda.

Il clan Moccia dal punto dei vista dei sequestri è uno dei clan di camorra che sotto questo aspetto è riuscito sempre a limitare i colpi della magistratura. Secondo gli inquirenti i Moccia sono ritenuti uno dei clan più abili nel riciclare denaro illecito, il che spesso rende difficoltose anche le indagini stesse (si stima un giro di affari da un miliardo di euro, già reinvestito in attività economiche apparentemente del tutto in regola).

Il clan, nella figura di Antonio Moccia, si era infiltrato nel settore essendo venuto a conoscenza dei problemi economici di una importante società petrolifera romana. Il generale Gabriele Failla, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Napoli lo ha definito:

Un soggetto capace di commettere un omicidio a sangue freddo quando era ancora minorenne.

Moccia entra in contatto con Anna Bettozzi proprio graze alla mediazione di Alberto Coppola, avendo intuito il camorrista prospettive e margini di guadagno milionari attraverso la Made Petrol della Bettozzi.

Il clan Moccia aveva così cominciato a riciclare i soldi tramite quella società, che con quel flusso di denaro aveva generato altri profitti: nel giro di un paio di anni il fatturato si era moltiplicato di centinaia di volte.

L’accordo milionario però accende il fastidio del clan Mazzarella di Napoli, anche loro attivi secondo le indagini nel settore petrolifero. Un fastidio che sarebbe stato sul punto di sfociare in una vera e propria faida tra famiglie.

I Mazzarella infatti avevano in più occasioni minacciato Alberto Coppola, il mediatore tra i Moccia e la Bettozzi, arrivando a esploderli contro anche alcuni colpi di pistola, non si sa se a scopo intimidatorio o peggio. Coppola si è rivolto subito ad Antonio Moccia chiedendo di fatti la protezione di quest’ultimo. I due clan in seguito arrivarono a un patto che prevedeva la cessione di alcuni distributori di benzina ai Mazzarella.

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Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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