Alzheimer, l’AI individua la malattia già 6 anni prima dal tono di voce

Un nuovo studio della Boston University dimostra che l'AI riesce a predire l'Alzheimer e l'avanzamento della malattia: ecco come è possibile.

Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.
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L’Alzheimer potrebbe essere diagnosticato con molti anni in anticipo grazie all’AI. Più in particolare, grazie a un particolare sistema integrato con l’intelligenza artificiale sviluppato dai ricercatori della Boston University, come riporta “ANSA”. Lo studio, pubblicato sulla rivista “Alzheimer’s & Dementia”, evidenzia come come dall’analisi del linguaggio si possa prevedere lo sviluppo della malattia fino a sei anni prima dell’insorgere dei sintomi.

Finora, l’Alzheimer e altre malattie che prevedono il deterioramento cognitivo vengono diagnosticate con analisi, test neurologici ed esami di imaging cerebrale. La nuova tecnologia, che sfrutta le potenzialità dell’AI, invece, permette di velocizzare di gran lunga tutto l’iter descritto precedentemente.

Cosa rivela lo studio della Boston University sulla predizione dell’Alzheimer con l’AI?

I ricercatori della Boston University hanno preso come punto di partenza uno degli studi più longevi del Paese, il Framingham Heart Study. Successivamente, hanno preso in esame registrazioni audio di 166 interviste di persone con un’età compresa tra 63 e 97 anni che presentavano lievi segni di deterioramento cognitivo. I partecipanti, dimostranti tale caratteristica, sono stati sottoposti a regolari test neuropsicologici e interviste.

Ecco cosa è emerso, analizzando tali dati con il loro sistema creato con l’AI: 76 persone non hanno subìto deterioramenti cognitivi nei successivi 6 anni, mentre in altri 90 è stato riscontrato un notevole peggioramento.

I ricercatori hanno poi mixato l’uso dell’intelligenza artificiale con strumenti di riconoscimento vocale. Ciò ha permesso di identificare la correlazione tra la progressione dell’Alzheimer e il linguaggio parlato ― dal modo in cui sono state pronunciate e scandite le parole nonché la costruzione di frasi e discorsi ― nei pazienti in cui la malattia è avanzata nel corso degli anni.

Per quale motivo lo studio della Boston University è così innovativo?

Il modello sviluppato dai ricercatori della Boston University è innovativo e all’avanguardia. Riesce, infatti, a prevedere con un’accuratezza del 78,5% se le condizioni di una persona che ha presentano un lieve deterioramento cognitivo peggioreranno nei prossimi 6 anni o se rimarranno stabili, solo attraverso lo studio della voce.

Secondo i ricercatori il loro studio e le ricerche potranno affiancare e velocizzare il percorso dei pazienti che si sottopongono a visite ed esami per scoprire l’avanzamento della loro demenza.

Gli studiosi della Boston University, però, hanno un progetto ancora più ambizioso: vogliono creare un’app scaricabile da telefono per poter predire incentivare ancora di più il grado di accuratezza della diagnosi dell’Alzheimer.

Leggi anche: Alzheimer, presto un esame del sangue dirà se svilupperemo la malattia

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