sabato, Maggio 21, 2022

Adottare bambini ucraini in Italia: come possiamo salvare le loro vite

La guerra in Ucraina ha creato una delle più grandi crisi umanitarie della storia europea, e sono i più piccoli a pagare il prezzo più grande. Ecco come possiamo aiutarli anche qui in Italia.

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

Adottare bambini ucraini in Italia per salvarli dalla guerra Russia Ucraina è possibile, ecco il difficile percorso da rispettare. Le bombe di Mosca in Ucraina hanno dato vita a un vero e proprio esodo di centinaia di migliaia di rifugiati che dall’Ucraina hanno cercato e cercano ancora adesso un corridoio per l’Europa che per tutti loro significa mettere in salvo la propria vita, donne e bambini per lo più. Gli uomini restano o tornano indietro a combattere.

Dopo una settimana dall’inizio delle bombe in Europa i profughi ucraini erano già più di un milione, nemmeno la Siria durante gli anni della guerra aveva generato un simile flusso. La solidarietà di volontari e non si è attivata invece dal primo giorno, per dare una speranza a tutti coloro che hanno abbandonato la propria casa.

Adozioni internazionali: come possiamo adottare bambini ucraini in Italia

Adozioni internazionali: come possiamo adottare bambini ucraini in Italia

Secondo i dati forniti dall’Unicef, attualmente sarebbero oltre un milione i bambini scappati dall’inferno causato dalla Russia sull’Ucraina. La cosa ovviamente più allarmante è che sono stati tantissimi ad arrivare alle frontiere senza genitori o altri parenti, una crisi umanitaria infantile senza precedenti. La solidarietà si è diffusa a macchia d’olio in tutto il continente e anche le famiglie italiane si sono decise a fare la loro parte.

Sono centinai i nuclei familiare nel nostro paese che stanno raccogliendo informazioni su come adottare bambini ucraini rimasti soli a causa della guerra. In Italia la procedura per l’adozione non è semplicissima, c’è un iter molto serrato da seguire, con il conflitto in corso il tutto diventa ancora più complicato, specialmente perché per portare a termine con successo il percorso che da il via libera alle adozioni serve ovviamente l’ultima parola dai tribunali per minori non solo italiani ma anche dal paese d’origine del minore.

Cosa fare per completare le procedure d’adozione

Il tema delle adozioni internazionali in Italia è gestito dal CAI (Commissione Adozioni Internazionali) istituita presso la presidenza del Consiglio dei Ministri. Le regole per la gestione delle adozioni internazionali sono state stabilite dalla Convenzione de L’Aja n.33 del 29 maggio 1993. Passiamo alle tappe del percorso. Il primo step da intraprendere è la richiesta da formulare (quindi la disponibilità all’adozione) da parte della coppia presso il Tribunale per i minori del proprio comune di residenza.

In Italia il tema delle adozioni ha sempre innescato polemiche di vario tipo, per cui la legge italiana impone tassativamente di soddisfare tassativamente una serie di requisiti. Possono fare richiesta per avviare una pratica adottiva coniugi sposati da non meno di tre anni e non separati oppure i coniugi sposati da meno di tre anni ma conviventi in quadro di comprovabile stabilità economica solida.

Risolto il primo step, la parola passa poi al giudice che emetterà un decreto di idoneità, a questo punto entra in gioco un Ente autorizzato dal CAI, il cui elenco è facilmente consultabile sul portale web della Commissione. Il compito dell’ente è quello poi di procedere con l’abbinamento. Questo significa che la famiglia potrà finalmente conoscere il proprio futuro figlio e recarsi nel Paese dove il bimbo si trova. Questo non vuol dire che il percorso si sia però concluso. Se infatti si vuole proseguire nel percorso, bisogna nuovamente completare una procedura attinente alle leggi del paese straniero, in attesa della sentenza di adozione nel paese di origine. A quel punto si ottiene l’autorizzazione all’ingresso e alla residenza in Italia del minore, a cui si deve aggiungere il visto di adozione emessa dal Consolato italiano nel paese di provenienza del minore.

Capitolo Ucraina

Come anticipato dopo avere svolto le pratiche in Italia deve necessariamente intervenire il tribunali del Paese di origine del minore. Sappiamo tutti cosa sta succedendo in questo momento in Ucraina e questo ovviamente ha bloccato ogni tipo di percorso burocratico.

Secondo il CAI, dal 24 febbraio, data di inizio dell’invasione russo sono 23 i minori ucraini già abbinati a famiglie italiane per essere adottati, di cui uno ha anche già persino una sentenza di adozione emessa. Tutti e 23 al momento sono ancora in Ucraina. A tal proposito il vicepresidente della Commissione, Vincenzo Starita ha commentato:

Stiamo facendo l’impossibile, ho scritto all’autorità centrale ucraina ma è impossibile contattarla, abbiamo parlato con il console ucraino in Italia, abbiamo rappresentato il tema al Maeci (Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale) e al dipartimento della Protezione Civile che ha la regia dell’emergenza. Dovrebbero essere ancora in Ucraina, forse qualcuno è già stato spostato in Paesi vicini.

L’Ucraina poi presenta il problema di non aver ratificato la Convenzione de L’Aja n.33 del 29 maggio 1993. Per ottenere informazioni più dettagliate circa il percorso da seguire per l’adozione è possibile consultare il sito ufficiale del CAI.

Leggi anche: Il dramma dei bambini ucraini vittime della guerra: Alisa, Polina, Sara, Ivan e gli altri

Tommaso Panza
Salentino, classe 1993. Una laurea in mediazione linguistica. Fondazione Basso(Roma). Amante della lettura e del cinema, in particolare delle opere che raccontano spaccati di realtà. Deciso sin da piccolo a diventare un giornalista.

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