La gravidanza può proteggere dal tumore al seno: cosa dice lo studio rivoluzionario

Uno studio australiano ha riscontrato i benefici della gravidanza sulla prevenzione del tumore al seno. L'elevata presenza di cellule T killer, infatti, proteggerebbe il tessuto mammario anche a 10 anni dal parto.

Giorgia Fazio
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Uno studio australiano ha rilevato una correlazione tra gravidanza e tumore al seno. Come sottolinea il Corriere della Sera, la ricerca è stata coordinata dai ricercatori del Peter MacCallum Cancer Centre, in collaborazione con il Peter Doherty Institute, ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Nature Immunology.

Gli studiosi hanno appurato che la gravidanza può proteggere le donne dallo sviluppo del tumore al seno in quanto, durante tale periodo della vita, si genererebbe la protezione naturale derivata dal reclutamento di cellule T killer nel tessuto mammario. Un ulteriore passo decisivo nella ricerca riguarda la sola correlazione tra cellule T killer e tumore al seno.

Gli studiosi puntano a comprendere in che modo tali unità biologiche possano essere prodotte nel seno, rimanervi per anni e bloccare la comparsa di un tumore, anche senza la necessità di attraversare una gravidanza. Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla scoperta effettuata dai ricercatori australiani, che si prospetta essere rivoluzionaria per il mondo dell’oncologia.

Gravidanza e tumore al seno: lo studio rivoluzionario

Gravidanza

È australiano lo studio rivoluzionario per cui la gravidanza potrebbe proteggere le donne dalla comparsa di un tumore al seno. A condurlo, riporta il Corriere della Sera, sono stati i ricercatori del Peter MacCallum Cancer Centre, in collaborazione con il Peter Doherty Institute. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature Immunology.

Gli studiosi hanno notato che, durante la gravidanza, le cellule immunitarie T killer colonizzano il seno e seguono i cambiamenti delle cellule epiteliali mammarie. Si tratta delle unità biologiche che rivestono i dotti e le strutture ghiandolari della mammella, ovvero delle cellule immunitarie specializzate, le quali rimangono nell’organo e lo controllano nel corso del tempo. 

L’elevata presenza di cellule T killer rappresenta un beneficio per l’organismo femminile, siccome esse individuano e distruggono le cellule anomale, incluse quelle potenzialmente cancerose. Tali unità biologiche sono reclutate durante la gravidanza e sopravvivono a lungo. Esse, infatti, resistono anche a 10 anni di distanza dal parto e continuano a proteggere il tessuto, continuando a cercare segnali di trasformazione tumorale

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Quale sarà il futuro della ricerca oncologica?

Lo studio australiano pubblicato su Nature Immunology ha evidenziato l’aspetto vantaggioso delle cellule T killer, ovvero la loro persistenza nel tessuto anche a dieci anni di distanza dalla gravidanza. Si tratta di una dimostrazione che questo momento della vita di una donna lascia degli aspetti positivi a livello immunologico. La sopravvivenza e la crescita di queste unità biologiche dipendono, infatti, dalle cellule mammarie produttrici di latte e sono integrate nei dotti lattiferi.

Come riporta il Corriere della Sera, secondo i ricercatori i benefici delle cellule T killer potrebbero essere ottenuti anche senza il bisogno di attraversare una gravidanza. Si aprirebbero, in questo modo, nuovi spiragli nel campo sia della prevenzione che della terapia. Attraverso dei modelli sperimentali, gli studiosi hanno impiegato trattamenti ormonali per indurre cambiamenti simili a quelli della gravidanza nelle cellule mammarie, stimolando la produzione di cellule T presenti nei tessuti con capacità protettive contro il cancro al seno. 

Gli studi a riguardo, e quello australiano nello specifico, sono ancora da approfondire, ma rappresentano un grande passo avanti nel mondo dell’oncologia. Si potrebbero aprire, infatti, nuove strade verso interventi di immunoprevenzione, in grado di ridurre il rischio di insorgenza della malattia nelle popolazioni ad alto rischio, comprese le donne che non possono avere figli o che hanno scelto di non averne.

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