Trending Peace è la startup italiana che ha realizzato il primo algoritmo al mondo in grado di misurare scientificamente l’impatto sulla pace da parte delle aziende. Fondata nel 2025 da Raffaella Lebano e Beniamino Saibene, l’obiettivo è quello di capire quanto investire nella pace possa avvantaggiare le imprese.
Come fa sapere il Corriere della Sera, sono stati presi in considerazione 178 indicatori in tre aree principali, sulla base del concetto di “pace positiva” sviluppato dal sociologo norvegese Johan Galtung. Sulla rilevanza del progetto per le aziende, Lebano ha dichiarato: “Integrare la pace nella propria strategia è anche un modo per mostrare la linea di business che desiderano seguire“.
Il primato italiano Trending Peace

L’obiettivo di Trending Peace è quello di capire in che modo investire nella pace può avvantaggiare le aziende. La startup è stata fondata da Raffaella Lebano e Beniamino Saibene nel 2025, in un momento storico profondamente segnato dai conflitti mondiali. Come riporta il Corriere della Sera, l’idea di fondo è nata ispirandosi al concetto di “pace positiva”, sviluppato dal sociologo norvegese Johan Galtung, che supera l’idea tradizionale di pace come semplice assenza di guerra.
Lebano e Saibene, dunque, hanno realizzato il primo algoritmo al mondo che misura in maniera scientifica, con un punteggio in millesimi, l’impatto sulla pace delle aziende. Il Trending Peace Index ha preso in considerazione 178 indicatori in tre aree principali:
- le strategie e performance aziendali, dalla salute economica e finanziaria all’inclusività del luogo di lavoro
- le interazioni sociali ed economiche, considerando le condizioni dei Paesi in cui l’organizzazione opera
- l’impatto diretto esterno e interno, che quantifica i contributi tangibili alla pace sotto forma di donazioni, investimenti, certificazioni
Raffaella Lebano ha sottolineato quanto spesso il concetto di pace e quello di azienda si intreccino, anche se non viene data abbastanza importanza a tale aspetto. Ecco le sue parole riprese da il Corriere della Sera:
Aiutiamo le aziende – che oggi sono secondo noi il vero attore mancante quando si parla di pace – a valutare come ente terzo il loro essere peace driven, creando condizioni strutturali, culturali e istituzionali per prosperare, partendo dalle politiche che già portano avanti e che spesso sono considerate in modo frammentario.
Da una governance trasparente alla capacità di gestire i conflitti prima che diventino crisi, a politiche che valorizzano le persone, in una filiera costruita sulla fiducia e nella volontà di generare valore anche per i territori in cui operano.
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L’importanza della pace per le aziende
Secondo il pensiero dei fondatori di Trending Peace, la pace diventa un indicatore di competitività fondamentale per le aziende, oltre ai tradizionali parametri ambientali, sociali e di governance. È sempre Lebano a definire il concetto al Corriere della Sera:
La pace deve diventare oltre che un’istanza umanitaria e politica, anche un’infrastruttura economica per le aziende.
Alle aziende ricordiamo che sono attori-protagonisti della loro pace interna e di quella degli ecosistemi e territori dove operano, che si collega con quella mondiale.
Integrare la pace nella propria strategia è anche un modo per mostrare la linea di business che desiderano seguire.
Per noi l’acronimo pace prende quindi forma in cinque elementi: il suo significato primario, accompagnato da purpose, apertura, credibilità ed evoluzione.
A rendere il lavoro condotto da Lebano e Saibene si aggiunge un comitato scientifico composto da 15 esperti, provenienti da tutto il mondo e da diverse discipline. Il loro scopo è consentire la validazione e il rafforzamento del Trending Peace Index, garantendone rigore scientifico, coerenza metodologica e allineamento con ricerche e norme più recenti.
A formare la squadra si citano i nomi di Michael Mascolo, del Merrimack College in Massachusetts, Enrico Bellazzecca, del Politecnico di Milano, e Jason Mklian, dell’Università di Oslo, riconosciuto a livello internazionale per gli studi sul contributo delle imprese al peacebuilding, che dimostra come “pace e prosperità non sono obiettivi distinti, ma il risultato delle stesse condizioni di fiducia, collaborazione e sviluppo“.
In conclusione, Raffaella Lebano sostiene: “Investire nella pace è una scelta che rafforza la resilienza, riduce i costi nascosti generati da disallineamenti e conflitti, crea le condizioni per una crescita sostenibile nel tempo, attrae e trattiene talenti. La pace non è un costo, né un ideale da perseguire: è una competenza strategica“.
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