venerdì, 7 Giugno 2024
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Sempre più diritti, 300.000 euro per sostenere le mamme lavoratrici dell’Ospedale di Sassuolo

Dal progetto Ri-Parto al Bonus Mamme, sempre più diritti e supporto per le mamme lavoratrici: il rietro al lavoro è più agevole dopo la maternità.

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Sempre più sono le aziende che mettono in atto delle politiche a sostegno delle neomamme, dal congedo parentale agli asili nidi aziendali per favorire un rientro al lavoro più agevole dopo la maternità.

Un traguardo straordinario in tal senso è stato raggiunto dall’Ospedale di Sassuolo: riceverà un finanziamento pari a 290.000 euro da parte del Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui darà vita all’iniziativa Ri-Parto.

Si tratta di un bando che ha come scopo quello di sostenere le aziende che promuovono misure di welfare per agevolare il rientro al lavoro delle neomamme entro i primi 1000 giorni di vita dei loro figli.

In Italia sono state selezionate 113 strutture, e come riporta “Il Resto del Carlino”, l’Ospedale di Sassuolo è l’unico nosocomio, oltre alla Fondazione Poliambulanza di Brescia, ad aver ottenuto il contributo: saranno promosse, per una durata di due anni, molte iniziative a sostegno dei neogenitori lavoratori.

Si mostra entusiasta del risultato il direttore generale dell’Ospedale di Sassuolo, Stefano Reggiani, il quale ha sottolineato come la struttura ospedaliera rientri per il terzo anno consecutivo, “tra i cento ospedali migliori d’Italia“.

Mamme lavoratrici, come funziona il progetto Ri-Parto?

Il progetto Ri-Parto ha come scopo quello di favorire un funzionale equilibrio vita-lavoro delle mamme lavoratrici.

Tra le agevolazioni sono inclusi benefit e facilities che garantiranno a tutte le mamme, e più in generale ai genitori, un maggior supporto e benessere nella cura dei propri figli, nell’ambito della sanità.

Si espressa sempre con entusiasmo la dottoressa Mariangela Vitone, Direttrice delle Risorse Umane e Segreteria Generale dell’Ospedale di Sassuolo:

Occorre mettere la persona ‘al centro’, investendo e scommettendo su quello che viene definito benessere organizzativo.

Tutto questo mira a creare un ambiente di lavoro positivo, opportunità di crescita e formazione, valorizzazione del personale, strumenti in grado di incidere positivamente sull’impatto che un lavoro così sfidante ha sulla vita personale del singolo e delle famiglie.

Non solo il progetto Ri-Parto, è possibile richiedere anche il Bonus Mamme

Non solo il progetto Ri-Parto. Molte donne lavoratrici possono richiedere, se non hanno già presentato domanda, il Bonus Mamme, che si applica per i periodi di paga a partire dal 1 gennaio 2024 fino al 31 dicembre 2026.

Le mamme lavoratrici con almeno tre figli, di cui un minore, potranno trasmettere i propri dati all’INPS per ottenere l’esonero contributivo previsto dalla legge di bilancio, fino al 2026.

Infatti, con il Messaggio n. 1702 del 06-05-2024 l’INPS ha comunicato che è stato rilasciato l’applicativo Utility Esonero Lavoratrici Madri disponibile sul sito ufficiale dell’ente.

Ma come funziona il Bonus Mamme?

MAMMA LAVORA

Come riferisce l’INPS, l’esonero è del 100% della quota dei contributi previdenziali per l’invalidità e per la vecchiaia, a carico della lavoratrice fino al compimento dei 18 anni del figlio più piccolo, nel tetto annuo di 3.000 euro.

Ecco quali sono tutti i passi da seguire per le mamme lavoratrici che vogliono avvalersi del bonus mamme, come specifica ancora l’INPS:

Al fine di agevolare l’accesso alla misura, le lavoratrici dei settori pubblico e privato titolari di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato possono comunicare al loro datore di lavoro la volontà di avvalersi dell’esonero, rendendo noti al medesimo datore di lavoro il numero dei figli e i codici fiscali dei due o tre figli.


L’effettiva fruizione dell’esonero avviene, previa comunicazione, da parte della lavoratrice interessata al proprio datore di lavoro, della volontà di beneficiare
del bonus.

Qualora la lavoratrice intenda comunicare direttamente all’Istituto le informazioni relative ai figli, tale possibilità è consentita mediante la predisposizione, da parte dell’Istituto, di un apposito applicativo che la lavoratrice può utilizzare per comunicare i codici fiscali dei figli o, in assenza del loro codice fiscale, i dati anagrafici.

Negli ultimi anni si sta lavorando in sinergia tra pubblico e privato, politiche di Governo e sensibilizzazione mediatica per l’affermazione sempre più netta e decisa dei diritti delle mamme. Li possiamo vedere sempre più al centro e si sta assistendo per la prima volta a un cambiamento in grado di migliorare drasticamente la qualità della vita di chi porta avanti lavoro e famiglia.

Leggi anche: Bonus mamme lavoratrici: come funziona, quando arriva e quanto si riceve di più in busta paga

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Ilaria De Santis
Ilaria De Santis
Classe 1998. Esperta in Editoria e scrittura, è molto attenta ai dettagli, scrive poesie e canzoni ed è appassionata di musica, serie TV e sceneggiatura. “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”.

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