lunedì, Settembre 27, 2021

L’11 settembre di 20 anni fa ha cambiato il mondo. Oggi più vittime di cancro che per l’attentato

20 anni fa il terribile attentato alle Torri Gemelle e l'inizio della stagione della guerra preventiva. Oggi, gli Usa si sono ritirati dall'Afghanistan e le quasi 3000 vittime dell'attentato sono state superate da quelle collaterali uccise dai fumi tossici. Biden dice: "L'unità è la nostra forza".

Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

L’11 settembre di 20 anni fa il mondo è cambiato. L’attentato alle Torri Gemelle ha sconvolto l’Occidente. E ha squarciato irrimediabilmente l’illusione di sicurezza e intoccabilità che gli Usa avevano faticosamente ricostruito dopo l’attacco di Pearl Harbor del 1941. Oggi, il ricordo di quel giorno non può non riportarci a quanto sta avvenendo in Afghanistan, dove il governo di Kabul, dopo 20 anni di occupazione da parte delle truppe Usa e Nato, è di nuovo in mano ai talebani.

Quella statunitense è stata una ritirata fallimentare, oltre che male organizzata: il giudizio quasi unanime è che dopo 20 anni gli Usa abbiano fallito. Basti pensare che qualcuno, nel tentativo di spiegare il dramma in corso, ha paragonato quanto accaduto in Afghanistan alla guerra infinita (e logorante) che gli Usa hanno combattuto in Vietnam ai tempi del bipolarismo.

11 settembre: l’attentato e la reazione di G.W. Bush

Stando alla versione ufficiale dei fatti (col tempo, infatti, intellettuali complottisti hanno riportato altre “verità” rispetto a quella raccontata dal governo Usa), l’11 settembre 2001 diciannove terroristi di Al Qaeda hanno dirottato quattro voli di linea della United Airlines e dell’American Airlines, per poi far schiantare due di essi contro il World trade center di New York e uno sul Pentagono. Il quarto venne coraggiosamente fatto andare fuori rotta dai passeggeri che si erano ribellati ai dirottatori. Il bilancio sarà drammatico: 2.996 morti. La reazione dell’allora presidente George W. Bush e dell’amministrazione Usa sarà decisa e istantanea.

Il dito verrà puntato immediatamente contro Al Qaeda e il suo leader, Osama Bin Laden: quest’ultimo, finanziato dagli Stati Uniti ai tempi dell’occupazione sovietica dell’Afghanistan, dopo la Guerra del Golfo comincerà a guardare alla presenza Usa in Medioriente con antipatia, e ai loro soldati come a dei nemici, in quanto blasfemi e contrari all’Islam. Tanto che, già prima dell’11 settembre, Al Qaeda aveva organizzato sanguinosi attentati ai danni del nemico occidentale in Medio Oriente.

Poi, però, l’attacco più tremendo: quello organizzato direttamente in casa loro, alle Torri Gemelle e al Pentagono. Bush, dopo il terribile attentato, farà una richiesta precisa ai talebani, accusati di proteggere Bin Laden: tiratelo fuori e consegnatelo. Ma gli studenti coranici non cederanno all’ultimatum: perciò, nell’ottobre 2001, le truppe statunitensi bombarderanno obiettivi strategici e, dopo appena due mesi, sconfiggeranno i talebani, che fuggiranno dall’Afghanistan con Bin Laden.

11 settembre: l'attentato e la reazione di G.W. Bush

L’opinione pubblica Usa, ai tempi, era uno straboccare di nazionalismo: esplodeva il razzismo contro i mediorientali e veniva addirittura creato un nuovo dipartimento, quello di “Sicurezza Domestica”. Bush era popolarissimo e affermava con forza la sua dottrina: quella della Guerra al Terrore e della guerra preventiva, ovvero attaccare in caso di pericolo, anche se la minaccia non si è ancora manifestata. I nemici erano quelli dell’Asse del Male: l’Iran islamico, l’Iraq di Saddam (accusato di avere stretti legami con Al Qaeda) e la Corea del Nord comunista, ormai sul punto di dotarsi anche lei della bomba atomica. Sarà soltanto il 2 maggio 2011 che, sotto la presidenza Obama, Bin Laden verrà finalmente trovato e ucciso in Pakistan. Poi, la progressiva diminuzione dei contingenti Usa in Afghanistan, che era stata una promessa di Obama e che inizierà nel 2011. Fino ad arrivare agli eventi di oggi, che tutti conosciamo.

11 settembre: oggi le “vittime collaterali” superano le 3.000 uccise dall’attentato

11 settembre: oggi le "vittime collaterali" superano le 3.000 uccise dall'attentato

L’attentato alle Torri Gemelle ha ucciso quasi 3.000 persone, molte ancora non identificate. I feriti saranno circa 6.000. Ma, 20 anni dopo, possiamo dire con assoluta certezza che il numero più consistente è quello delle cosiddette “vittime collaterali”. Tale evidenza è stata sottolineata dal “20th Anniversary Special Report” della Commissione che distribuisce sostegno finanziario alle vittime dell’11/09: nel documento si descrive un massacro durato due decenni, fatto di un’enormità di persone uccise da tumori o malattie provocati dalle esalazioni degli incendi dovute all’impatto dei jet dirottati.

I materiali diffusi in frammenti e polveri dopo l’attacco erano molto eterogenei: cemento, amianto (che costituiva lo 0,8% del complesso), vetro, plastica, cellulosa, parti metalliche. Fra gli agenti cancerogeni c’erano idrocarburi policiclici aromatici, bifenili policlorurati, metalli pesanti, benzene e diossine: non sorprende che quasi la totalità dei soccorritori avrà tosse, congestione nasale e mal di gola nel periodo immediatamente successivo all’attacco.

11 settembre: oggi le "vittime collaterali" superano le 3.000 uccise dall'attentato

I più colpiti, oltre i sopravvissuti, saranno i soccorritori (la maggior parte dei quali non possedeva protezioni adeguate per il viso, che arriveranno una settimana dopo l’attacco), i vigili del fuoco, le forze dell’ordine, i medici, i paramedici, i volontari, gli agenti che hanno ripulito e ripristinato la zona del Ground Zero (sito dove sorgevano le Torri Gemelle). Stando ai recenti dati pubblicati dalla rivista Jama, sarebbero più di 250 i vigili del fuoco e più di 200 i poliziotti che hanno perso la vita in questi 20 anni a causa di tumori e altre patologie. Secondo i dati raccolti dal Center for Disease Control and Prevention (Cdc), organismo Usa di controllo della sanità pubblica, le persone che hanno respirato e assorbito (a vari livelli) le sostanze tossiche presso il Ground Zero sono tra le 400.000 e le 500.000.

Questi individui riportano malattie alle vie respiratorie come rinosinusite cronica e asma, ma anche disturbi del tratto digerente come reflusso gastroesofageo. Stando agli studi del Fire Department della Città di New York, tali disturbi sono ancora presenti e riportati dal 40% dei soccorritori e dei vigili del fuoco (su un campione di oltre 15mila). Tra le conseguenze più frequenti, poi, ci sono i tumori, che hanno colpito circa 15mila persone (specie neoplasie della pelle, tumore alla prostata, tumore al seno, melanoma, linfoma, tumori della tiroide, del polmone, del rene, del colon, del retto, tumori neuroendocrini, alla vescica, all’orofaringe, leucemia, mieloma).

Senza contare il danno psicologico inferto a molti cittadini, che dopo l’11 settembre soffriranno di disturbo da stress postraumatico, ansia e depressione: si tratta di 1/5 dei circa 100mila reduci, per la precisione 18.989 persone. Proprio come succede ai soldati che sono stati in guerra.

11 settembre: il Wtc Health Program per sopravvissuti e soccorritori

Gli Usa hanno messo a disposizione un programma dedicato ai sopravvissuti e ai soccorritori dell’attentato, il Wtc Health Program, che, fino a oggi, ha arruolato più di 110mila persone (80.000 soccorritori, 30.000 sopravvissuti). Tale programma permette alle vittime di ottenere una certificazione per accedere a un rimborso volto a curare i danni economici e morali subiti a causa dell’attentato.

Dei 110mila partecipanti, circa 65mila hanno ottenuto il riconoscimento della diagnosi di una patologia correlabile agli attentati. Se non fosse abbastanza, circa 4.600 persone che hanno aderito al programma sono decedute in questi anni. In breve, più della metà delle persone coinvolte in qualche modo ha avuto almeno una conseguenza per la salute psicofisica a causa del terribile attentato dell’11/09.

11 settembre, il videomessaggio di Biden alla nazione: “L’unità è la nostra forza”

Oggi il presidente Usa Joe Biden sarà presente assieme a Obama alle commemorazioni presso il Ground Zero, mentre Bush sarà in Pennsylvania. Già ieri, il Presidente Biden ha ricordato i vent’anni dall’attentato con un video messaggio. Ha detto:

Nei giorni successivi all’11 settembre abbiamo visto gesti di eroismo ovunque, dove erano attesi e dove non lo erano. Abbiamo visto anche una cosa molto rara: un vero sentimento di unità nazionale.

Abbiamo visto come l’unità è una di quelle cose che non va mai distrutta. L’unità è quella che rende l’America al meglio. Per me questa è la lezione centrale dell’11 settembre: che nei nostri momenti più vulnerabili, nelle spinte contrastanti di tutto ciò che ci rende umani, nella battaglia per l’anima dell’America, l’unità è la nostra più grande forza.

Poi, ricordando gli eroi che si sono spesi dopo l’attentato 20 anni fa e facendo riferimento agli attentati organizzati dall’ISIS-K a Kabul nelle scorse settimane, che hanno ucciso 13 marines statunitensi, il Presidente Biden ha concluso:

Unità non significa che dobbiamo credere nelle stesse cose, ma dobbiamo avere un fondamentale rispetto ed una fiducia nell’altro e in questa Nazione La generazione dell’11 settembre si fa avanti per servire e proteggere dal terrore, per mostrare a chiunque cerchi di nuocere all’America che vi daremo la caccia e ve la faremo pagare. Questo non finirà mai.

A seguito degli attentati sono anche emerse le più oscure forze della natura umana: la paura e la rabbia. Il risentimento e la violenza diretti contro i musulmani americani, sinceri e fedeli seguaci di una religione pacifica.

Rendiamo omaggio a tutti coloro che rischiarono e che diedero la vita nei minuti, nelle ore, nei mesi e negli anni successivi. Non importa quanto tempo sia trascorso: queste commemorazioni ci riportano tutto con dolore, come se avessimo ricevuto la notizia solo pochi secondi fa.

Leggi anche: Afghanistan, a casa l’ultimo soldato USA. È veramente pace?

Asia Buconi
Classe 1998, romana. Studia scienze politiche e relazioni internazionali, ama l’attualità e la letteratura, ma la sua passione più grande è la sociologia, soprattutto se applicata a tematiche attuali. Nel tempo libero divora film e serie tv.

Ultime notizie