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Un sogno chiamato “Canapa”. Ecco come tre ragazzi lo hanno realizzato

Vi raccontiamo tutto sul mercato della Canapa attraverso la storia di un'azienda leader: Il Dispensario.

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Parola d’ordine Canapa: è il tema del momento e non si fa altro che parlarne ovunque. Si punta sempre di più alla sensibilizzazione per il riconoscimento dei moltissimi effetti positivi di questa pianta, troppo a lungo etichettata e demonizzata come stupefacente. Nell’ultimo periodo anche l’Italia si è mossa in questo senso, non solo con la valorizzazione ma anche con la commercializzazione della Cannabis Legale, a basso contenuto di THC. E c’è chi ha fatto della Canapa la realizzazione dei propri sogni. Oggi vi raccontiamo una realtà brillante e piena di stimoli per chi volesse addentrarsi in questo mondo.

Abbiamo voluto eplorarlo da vicino, dialogando con chi oltre ad un sogno ha datto della canapa un mestiere. Giovanni e Alessandro ci hanno trasmesso un po’ del loro entusiasmo raccontandoci la loro azienda, a cui nell’ultimo anno si sono dedicati completamente per vederla decollare.

Il Dispensario nasce nel 2017, quando tre ragazzi, credendo fermamente nel superamento degli stereotipi negativi legati alla Cannabis Light, scelgono di riunirsi. L’obiettivo è fornire un prodotto di altissima qualità facendosi portavoce della rivoluzione di un settore tutto da riabilitare, che in Italia è sempre stato vittima delle limitazioni politiche e delle lobbies.

1. Come nasce l’idea de Il Dispensario?

L’idea de Il Dispensario è nata nel 2017 quando il mercato della canapa così detta light ha cominciato a prendere piede anche in Italia. In realtà l’idea balenava già da prima, da quando in Svizzera si è cominciato a vendere la canapa industriale con un basso tenore di THC come sostitutivo del tabacco. Il mercato svizzero ha però il difetto di essere veramente piccolo e ristretto, con pochissimi utenti. Inoltre in questo paese sono presenti già dei player molto competitivi: era quindi un settore molto difficile. Non appena l’Italia, che è un mercato 20-30 volte più grande e più interessante della Svizzera, ha aperto le porte a questo tipo di prodotto, abbiamo deciso di partire con Il Dispensario: era chiaro che anche il resto dell’Europa avrebbe seguito questo flusso di liberalizzazione della canapa. La legge è sempre la stessa: chi prima arriva meglio alloggia.

2. Cosa contraddistingue Il Dispensario nel panorama italiano?

La particolarità de Il Dispensario nel panorama italiano ma anche in quello europeo è la voglia e la decisione di voler creare un prodotto di altissima qualità, curando in primis l’aspetto della conservazione grazie al packaging. Quindi una delle caratteristiche peculiari della nostra azienda è il confezionamento. Stiamo parlando di un prodotto vegetale, di un prodotto degradabile che perde molto in fretta le sue proprietà. Ci siamo accorti che tra tutti gli altri player, nessuno si era specializzato in questo aspetto della vendita: tutti si concentravano sul riuscire ad ottenere un prodotto prestazionale –  purtroppo è un mercato pieno di competitor aggressivi, non tutti cercano un buon prodotto ma tutti cercano solamente l’affare – e nessuno ha pensato, come abbiamo fatto noi, di dare importanza alla qualità del confezionamento. Questo permette alla nostre infiorescenze di avere una shelf life di 9 anni e di non subire variazioni sotto nessun punto di vista, né chimico né di prestazioni.

3. Quali obiettivi rendono la vostra azienda un progetto innovativo?

Il nostro obiettivo è portare qualità in un mercato dove non è molto presente e di avvicinare tutto quel segmento che non è mai entrato in contatto con la cannabis legale o con i prodotti legati ad essa. Vogliamo riuscire a sviluppare prodotti interessanti anche per chi non è mai stato in contatto con questa realtà: produrre un fiore e impacchettarlo con certificato di produzione GMP permette al cliente ultimo, che è nuovo nel mercato e non sa distinguere un prodotto dall’altro, di avere la certezza della qualità di quello che sta acquistando. E con questa volontà noi vogliamo creare un’azienda seria, un’azienda compliance con tutte le normative a livello italiano ed europeo, un’azienda che fa dell’informazione prima della vendita: solo un cliente-consumatore informato può apprezzare un prodotto come il nostro. Ecco perché per noi è fondamentale dare delle informazioni e creare qualcosa che nessuno aveva ancora sviluppato.

4. Cosa vuol dire fare impresa in Svizzera?

Fare impresa in Svizzera vuol dire sicuramente avere a che fare con un regime legislativo più chiaro: in questo paese la canapa industriale a basso tenore di THC viene venduto come sostitutivo del fumo, come è giusto che sia, o come prodotto alimentare. Si pagano le tasse necessarie: per un sostitutivo del fumo va applicata la tassa sui tabacchi e se invece si va a creare un prodotto alimentare occorre avere le certificazioni food grade e pagare le relative tasse. Insomma paghi in base a quello che vuoi sviluppare: la legge è chiara, precisa, viene rispettata e tutela sia te che i tuoi clienti e consumatori. Ecco perché una volta rispettate tutte le richieste normative con la tua azienda in Svizzera hai la tranquillità di non avere più problemi. In Italia invece, prendendo sempre questo settore come riferimento, la canapa industriale viene venduta per uso tecnico e quindi non ha un vera e propria destinazione d’uso. Vengono elencate solo destinazioni d’uso in cui il prodotto non può essere usato davvero: non puoi venderlo per uso personale, per uso umano, come combustione, né come alimento. Proporlo al cliente finale diventa difficile perché per essere in regola non si potrebbe fare alcuna pubblicità: non possiamo pubblicizzare gli aromi, i sapori, gli effetti che ha a livello calmante se usato come tisana. Quindi fare impresa in Svizzera ti tutela, è più sicuro, è più lineare e meno stressante e sicuramente è un vantaggio soprattutto per gli operatori di questo mercato.

5. Packaging GMP per la Canapa: siete i primi sul mercato europeo. Cos’è e che vantaggi offre al cliente?

Il Dispensario
Il tipico packaging che contraddistingue i prodotti de Il Dispensario.

Partiamo col capire cosa è il GMP: non è qualcosa di fisico, è una certificazione che viene data a tutti coloro che svolgono la propria attività secondo pratiche corrette. GMP infatti vuol dire good manufacturing practice, indipendentemente dall’attività che svolgi, se quello che fai viene fatto in ottime condizioni, con procedure eccellenti e nel migliore dei modi ottieni il certificato GMP. Noi abbiamo ottenuto questa certificazione perché realizziamo la stabilizzazione del terpene: ossia portiamo l’infiorescenza alla sua forma perfetta per quanto riguarda umidità ed essiccazione, confezioniamo il prodotto sotto atmosfera modificata e sotto azoto. Questo fa sì che non sia presente l’ossigeno all’interno della confezione e in questo modo viene tutelata la freschezza del prodotto e se ne impedisce l’ossidazione, cosa molto importante per la canapa. Realizziamo inoltre l’abbattimento della carica batterica mediante Xray che permette di eliminare ogni forma di batterio e qualsiasi cosa si trovi all’interno della confezione per evitare che nelle stagioni calde o durante uno stoccaggio sbagliato si crei della muffa. La formazione della muffa è purtroppo molto comune: se il cliente non riesce ad individuarla subito e consuma il prodotto potrebbe essere molto dannoso per lui. Il packaging è realizzato in alluminio PET PE che impedisce l’entrata di luce o l’interscambio di gas e mantiene per quanto possibile la temperatura stabile all’interno del packaging. Quindi questo insieme di processi ci certifica come azienda GMP della canapa.

6. Come è strutturata la vostra realtà?

Il Dispensario
Cristian e Alessandro, founders de Il Dispensario.

Ad oggi siamo tre soci: Cristian che viene da un background di 6 anni di lavoro in un laboratorio di sviluppo di genetica dell’Eletta Campana, dove ha selezionato più di 300 fenotipi della stessa pianta e prima di quello ha lavorato con i più grandi grossisti del settore. Poi c’è Giovanni che ha conseguito il certificato di Legal Producer in Canada presso la Polytechnic University of Vancouver ed infine Alessandro, un altro grosso conoscitore del settore. Ad oggi ci dividiamo i compiti: Alessandro segue la produzione, Cristian segue quello che è l’approvvigionamento e la vendita e Giovanni si occupa di tutto quello che è il reparto di comunicazione, logistica e contabilità. Purtroppo anche per il settore in cui operiamo è difficile dare fiducia alle persone, non abbiamo avuto ancora il tempo di strutturarci per formarne di altre e avere nuovi collaboratori. Per adesso gestiamo tutto noi tre e le ore di sonno sono davvero poche.

7. Ci raccontate i vostri prodotti?

A oggi come prodotto finito abbiamo solo le infiorescenze ma usciremo tra un mese con una linea di cosmesi a base di canapa utilizzando il brevetto Niosome, con un’importante casa farmaceutica svizzera. La novità è quella di portare il principio attivo della crema o della soluzione direttamente nel punto interessato passando al 100% tutto lo strato cutaneo del derma: creeremo questa linea al solo CBD o con tutto il fitocomplesso. Parliamo di prodotti come la crema per psoriasi o crema per viso, per contorno occhi, body lotion, gel e chi più ne ha più ne metta. Sempre tra circa un mese usciremo con una linea nutraceutica, puntando molto sul seme decorticato. Il seme della canapa è riconosciuto come un alimento iper-nutriente, un super food ricco di omega 3, omega 6, vitamina A e vitamina B. Nel nostro programma c’è anche l’idea di realizzare una linea di proteine in polvere alla canapa, un complementary food da sciogliere in acqua dedicato a sportivi o a chi vuol mantenersi in forma dato che la canapa ha un grandissimo concentrato di proteine vegetali. Per quanto riguarda le infiorescenze sono tutte sementi di Canapa Sativa L. delle varietà certificate da Cartellino Europeo.

8. Offrite un servizio “chiavi in mano” con i prodotti brandizzabili. Come funziona?

Vendiamo le infiorescenze principalmente con il nostro brand a rivenditori e commercianti ad un prezzo iper-competitivo che si avvicina al range di media a livello nazionale. Oltre a questo offriamo un servizio “chiavi in mano” che permette a chi volesse entrare nel mercato della canapa con una propria azienda e un proprio brand, di farlo dando comunque un’imprinting al prodotto molto personale e sviluppando la propria comunicazione. In questo caso diamo la possibilità di scegliere tra diverse infiorescenze da acquistare sfuse all’ingrosso da 1 kg in su. Per acquisti sopra i 5 kg forniamo a chi è interessato un servizio di impacchettamento ISO che rispetta tutte le norme HACCP. Forniamo anche packging GMP come il nostro ma ovviamente per abbattere il costo dell’impianto di confezionamento l’investimento iniziale deve essere cospicuo. Ecco perché per tutti coloro che hanno intenzione di entrare nel mercato con il proprio brand e che hanno la possibilità di investire una discreta somma in questo progetto, potrebbe essere interessante avere già persone che, come noi, forniscono il prodotto già finito e confezionato.

9. Facciamo chiarezza sull’aspetto normativo: quali sono i problemi e i limiti e cosa comportano per la vostra azienda?

Ad oggi quello che contraddistingue la situazione normativa è la poca chiarezza legislativa che c’è nel nostro paese. In Europa la normativa decreta chiaramente che ogni prodotto che contiene meno dello 0,2% di THC è legale. Per questo noi abbiamo sviluppato tutte le nostre infiorescenze con un livello di THC inferiore allo 0,2%: questo è un altro aspetto che ci differenzia dai nostri competitor italiani. Tutti hanno puntato ad avere prodotti prestazionali senza curarsi del valore che oscilla tra lo 0,2% e lo 0,6%. Il limite dello 0,6% di THC è stato imposto ai produttori. In Europa è legale coltivare canapa industriale con semente certificate e quindi registrate nel catalogo europeo: la stessa sementa coltivata in Olanda e in Italia ad esempio, avrà un valore diverso di THC nei due paesi. Il valore delle coltivazioni italiane sarà più alto a causa del clima più caldo. Ecco perché in Italia è difficile mantenere un livello inferiore allo 0,2%: al produttore che supera questo limite ma resta comunque all’interno dello 0,6% non viene sequestrato il prodotto. Ci troviamo così di fronte al primo gap: un produttore può coltivare piante con un valore di THC fino allo 0,6% però questo prodotto in teoria non potrebbe essere commercializzato dato che per essere in linea con la legge non dovrebbe superare il limite dello 0,2%.  Un secondo problema a livello legale è una chiara destinazione d’uso che questo prodotto ancora non ha, senza contare tutta l’ignoranza che circonda questo settore.

10. Quali sono gli aspetti difficili?

Per noi che siamo produttori svizzeri il primo problema è rappresentato dalla difficoltà di importare la merce in Italia nonostante i nostri prodotti siano completamente compliance con le leggi italiane e i due paesi abbiano comunque degli accordi di interscambio: la dogana nella sua completa libertà di gestione può impedire il passaggio della merce in questione. Limiti ad oggi non ce ne sono perché non essendo la canapa classificata come prodotto alimentare, come prodotto da tabacco, o come qualsiasi altro prodotto con una destinazione d’uso definita non è soggetta a restrizioni. Per i player italiani che vendono in Italia e riescono a stare sotto lo 0,5% di THC non ci sono problemi. Per noi che lavoriamo con l’Europa il problema sono le dogane e i mezzi di trasporto: si tratta di merce costosa. Abbiamo clienti in tutto il continente e inviare questo materiale, sopratutto in grandi quantità, non è cosa facile perché viene spesso bloccato, vengono fatte le analisi come è giusto che sia. Ovviamente anche noi forniamo con la spedizione tutte le analisi e i dati di cui le autorità possono avere bisogno però nonostante questo la merce spesso viene bloccata.

Un altro limite importante riguarda la comunicazione: è praticamente impossibile promuovere la vendita sui canali più importanti come i social, perché potresti venire subito incriminato per istigazione alla vendita e al consumo di sostante stupefacenti, la pubblicità deve essere sempre abbastanza soft.

11. La situazione cambierà? Cosa vi riserverà il futuro?

Non sappiamo se il CBD diventerà un prodotto pharma quindi potrà essere utilizzato solo dalle aziende farmaceutiche, non sappiamo se tutto verrà legalizzato o se questo mercato dà fastidio a qualcuno.

Ma in fondo crediamo che il futuro ci riservi grandissime sorprese, il mercato si aprirà moltissimo perché tutti stanno cominciando ad interessarsi al mondo della canapa sia per il food che per la cosmesi. Ecco perché noi sicuramente differenzieremo la nostra attività per abbracciare più settori possibili.

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