È stato consegnato ieri, 7 settembre, alla Mostra del Cinema di Venezia il Leone d’Oro alla carriera a Ellen Burstyn. La star di Hollywood, come riporta Ansa, non ha trattenuto l’emozione nel momento in cui ha ricevuto il premio, su cui ha detto: “[…] non è solo una testimonianza di ciò che hai effettivamente realizzato, ma anche di ciò che hai imparato“.
Sul palco della Sala Grande al Lido l’attrice ha ripercorso alcune tappe importanti della sua carriera e ha raccontato aneddoti più o meno divertenti su episodi accaduti sul set. Burstyn si è anche soffermata su ciò che la lega alla nuova generazione di artisti e registi, caratterizzati da una “creatività spontanea“.
L’emozione di Ellen Burstyn a Venezia 83

Dopo il Leone d’Oro alla carriera a George Clooney è arrivato il momento di consegnare il riconoscimento anche a Ellen Burstyn. L’attrice è stata accolta sul palco della Sala Grande al Lido da una standing ovation, che ha fatto commuovere non poco la star.
Burstyn, premio Oscar per Alice non abita più qui di Martin Scorsese, è stata premiata per la sua lunga carriera che, come lei stessa ha raccontato, le ha regalato numerosi insegnamenti. Ecco le parole dell’attrice sul palco, riprese da Ansa:
Così mi fate piangere.
Ho capito che un premio alla carriera non è solo una testimonianza di ciò che hai effettivamente realizzato, ma anche di ciò che hai imparato.
Non volevo solo il successo.
Volevo imparare a essere il tipo di attrice che conoscevo e ammiravo.
Fondamentale è stato l’incontro con Lee Strasberg e l’Actor’s studio, che mi hanno cambiato la vita.
E a proposito della vita sul set, la star ha raccontato un aneddoto legato alle riprese di Alice non abita più qui. Si tratta di un ricordo che non è rimasto poi limitato alla dimensione del set, ma che le è servito anche nella sua vita quotidiana:
Stavo girando una scena in auto e c’era un grosso dirupo sul lato destro della macchina.
Il problema era che avevo Martin Scorsese, il direttore della fotografia, l’operatore di ripresa e il tecnico delle luci sul cofano e non riuscivo a vedere il lato della strada, avrei potuto sbandare e ucciderci tutti.
Poi ho realizzato che mi bastava seguire la linea bianca in mezzo alla strada.
Ed è così che sono riuscita a non uccidere Scorsese.
Ho compreso che individuare quella ‘linea bianca’ sulla strada è un buon esercizio da fare ogni volta che si è in difficoltà, per tirarsi fuori dai guai, così l’ho fatto per il resto della mia vita.
Spero, anzi, prego che anche il mio Paese trovi molto presto la sua linea bianca e che la possiate trovare anche voi.
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Leone d’Oro a Ellen Burstyn
All’inizio della cerimonia di consegna del Leone d’Oro, la laudatio per Ellen Burstyn è stata affidata alla presidente della giuria del concorso, Maggie Gyllenhaal, che ha diretto l’attrice in Flesh Impact, dove indossava i panni di una Marilyn Monroe centenaria.
Il corto è stato proiettato al termine dell’evento, preceduto per l’appunto dal discorso di Gyllenhaal: “Ellen Burstyn è la nostra regina. Ellen è presente in tutti quei personaggi. Con il suo corpo, naturalmente, ma anche con il cervello, il cuore, la mente, la sua vita. È un gesto di grande coraggio e affetto condividere tutto questo con noi“.
Durante la conferenza stampa della mattina, la stessa Ellen Burstyn aveva raccontato le emozioni vissute nell’interpretare Marilyn Monroe. Queste le sue parole su Ansa:
Una volta l’ho incrociata, in un locale notturno.
Era seduta poco distante da me, e naturalmente sono rimasta incantata a guardarla.
Era una creatura magica.
Poi lei ha incrociato il mio sguardo e ha annuito.
Una cosa che mi ha emozionato molto, mi sembrava impossibile si rivolgesse a me.
È un momento che da allora porto nel mio cuore.
Per quanto riguarda il suo percorso da attrice, ciò che ha imparato negli anni e su qual è la situazione attuale di Hollywood, la star ha concluso:
La situazione per le donne a Hollywood è cambiata enormemente.
Quando ho iniziato, non c’erano donne sul set, dietro la macchina da presa o nelle troupe, solo noi attrici.
Poi lentamente, grazie anche all’impegno di persone come Gloria Steinem, che è da poco scomparsa, la mentalità ha iniziato a cambiare.
All’inizio si trattava di una segretaria di edizione.
Poi di un’assistente alla macchina da presa.
E lentamente si è arrivati all’integrazione delle donne.
Non siamo ancora al 50 e 50 ma ci stiamo avvicinando.
Come interprete mi dà grande soddisfazione continuare a rimanere in contatto con la generazione più giovane.
Ho scoperto che i registi di talento sono al massimo della loro creatività all’inizio della carriera, ma dopo aver girato qualche film e aver attraversato quella che io chiamo ‘la fabbrica di hamburger di Hollywood’ loro perdono parte della loro innocenza, della loro creatività spontanea.
E a chi le ha chiesto, infine, quali storie andrebbero raccontate oggi, Burstyn non ha avuto dubbi nel rispondere: “Il mio Paese sta offrendo molte storie da esplorare da un punto di vista artistico e politico. Io comincerei da questo“.
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